Aria irrespirabile nelle città: l’Italia resta sopra i limiti di sicurezza

Dati 2025 confermano l’emergenza sanitaria: PM2,5 e NO2 oltre soglia quasi ovunque

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I dati definitivi 2025 del progetto “Cambiamo Aria” mostrano superamenti diffusi dei limiti di legge e un divario allarmante rispetto agli standard OMS e ai nuovi target europei

L’inquinamento atmosferico si conferma una delle principali emergenze sanitarie e ambientali del Paese. I dati definitivi 2025 del progetto “Cambiamo Aria". Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane” restituiscono un quadro ancora critico: nelle aree urbane l’esposizione cronica agli inquinanti resta elevata e incompatibile con la tutela della salute pubblica. In molte città non vengono rispettati neppure i limiti oggi in vigore, mentre la distanza dagli standard fissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità appare ampia e preoccupante. Notizia aggiornata alla data odierna.

I numeri del progetto

L’analisi ha preso in esame i dati ufficiali di 57 stazioni di monitoraggio in 27 città italiane, confrontando le concentrazioni di inquinanti con i limiti attuali, con quelli della nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria 2024/2881 in vigore dal 2030 e con le Linee guida OMS 2021. Il risultato è un Paese che, nonostante qualche lieve miglioramento locale, resta lontano da livelli di sicurezza accettabili.

PM2,5: il nemico invisibile

Il particolato fine PM2,5 emerge come l’inquinante più pericoloso. Nel 2025 Milano, Torino e Padova registrano medie annue ben superiori alle soglie di sicurezza, quasi il doppio del futuro limite europeo e quattro volte il valore raccomandato dall’OMS. Ancora più grave il dato sui superamenti giornalieri: a Milano i giorni oltre soglia superano quota duecento, un livello che segnala un’esposizione continua e ad alto rischio per la popolazione.

Biossido di azoto e città portuali

Critica anche la situazione dell’NO2. In tutte le città analizzate i limiti giornalieri OMS risultano superati per almeno metà dell’anno. Le punte più elevate si registrano a Palermo, Catania e Genova, con aria inquinata quasi tutto l’anno, a conferma del peso del traffico e delle attività portuali. Anche rispetto ai nuovi limiti europei, i giorni di sforamento restano numerosi, soprattutto a Napoli e nelle grandi aree urbane.

PM10 e superamenti diffusi

Il quadro non migliora guardando al PM10. Tutte le città superano sia la media annuale massima raccomandata dall’OMS sia la soglia dei superamenti giornalieri. Palermo, Milano e Napoli risultano tra le più colpite, con decine di giorni all’anno oltre i limiti, segno di una pressione ambientale costante.

L’impatto sulla salute

L’esposizione prolungata al PM2,5, capace di penetrare in profondità nei polmoni e nel circolo sanguigno, è associata a patologie respiratorie, cardiovascolari e neurologiche. Sulla base dei dati di popolazione e inquinamento, il progetto stima 6.731 morti premature attribuibili al PM2,5 nelle 27 città analizzate, pari a circa l’8 per cento della mortalità non traumatica negli adulti. A Milano l’impatto sale al 14 per cento, a Torino e Padova al 12. Morti in larga parte evitabili avvicinandosi alla soglia OMS.

La sfida europea e le scelte mancate

La nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria, pubblicata a fine 2024, dovrà essere recepita entro il 2026. I suoi limiti si avvicinano finalmente alle raccomandazioni OMS, ma rimandare l’azione al 2030 significa accettare anni di malattie e decessi evitabili. Il messaggio degli esperti è netto: servono subito politiche strutturali su traffico, riscaldamento degli edifici, porti e organizzazione delle città.

Un rischio evitabile

Ridurre l’uso di combustibili fossili, investire su trasporto pubblico, mobilità attiva ed efficienza energetica avrebbe benefici immediati per salute e clima. L’inquinamento atmosferico non è una fatalità: continuare a rinviare interventi efficaci equivale ad accettare costi sanitari e sociali enormi che ricadranno sulle città e sulle generazioni future. Cambiare aria, oggi, è una responsabilità immediata.