La sostenibilità sta diventando un pilastro importante della strategia industriale. A determinare questa metamorfosi concorre sicuramente il senso di urgenza imposto dai cambiamenti climatici, ma anche i nuovi obblighi legislativi, come la direttiva europea CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive). Quest’ultima ha allargato la platea di imprese obbligate a redigere il bilancio di sostenibilità, rendendo indispensabili figure capaci di misurare e gestire l'impatto di un’organizzazione.
Oggi, in Italia, il 13,4% degli occupati svolge una professione "verde", un dato che conferma come il mercato del lavoro stia premiando chi sa coniugare competenze tecniche e visione ambientale.
Analisi e strategia, il lavoro del Sustainability Manager
Intraprendere una carriera in questo ambito significa diventare parte integrante del cambiamento etico di un'impresa. Il Sustainability Manager, infatti, integra pratiche responsabili in ogni reparto aziendale per ridurre l'impatto ambientale e migliorare il benessere dei dipendenti, con l'obiettivo di garantire all'azienda un futuro competitivo.
Il suo intervento si articola in quattro fasi cruciali. Prima di tutto, deve analizzare i processi già attivi per individuare sprechi o inefficienze sia sul piano ecologico che sociale. Successivamente, si occupa di garantire il rispetto delle normative vigenti, così da prevenire sanzioni e proteggere la reputazione del business. Una volta tracciato il quadro, il professionista passa all'azione per sviluppare piani concreti volti a tagliare le emissioni di carbonio, gestire meglio i rifiuti e ottimizzare l'uso delle risorse. Infine, non può mancare il monitoraggio periodico dei risultati. Questa attività di controllo, unita a un reporting puntuale verso i vertici aziendali, permette di creare valore a lungo termine e di attrarre investitori e clienti sempre più attenti all'etica produttiva.
Competenze multidisciplinari per guidare il cambiamento
Naturalmente, per occuparsi di transizione ecologica non basta una generica sensibilità ambientale. Servono competenze interdisciplinari che spaziano dalla conoscenza dei framework e criteri ESG (GRI, SASB, TCFD) alla capacità di calcolare la Carbon Footprint seguendo il GHG Protocol.
La sfida più impellente è quella di adottare un approccio capace di unire le tematiche ESG all’operato aziendale in tutti gli ambiti. Oggi emergono con forza anche temi legati alla biodiversità, alla gestione dei diritti umani nelle catene di fornitura e all’uso dell’intelligenza artificiale per ottimizzare i consumi. Chi lavora in questo settore deve saper leggere i dati, interpretare le normative europee e, soprattutto, costruire relazioni solide con tutti gli stakeholder, dai fornitori ai clienti finali.
Percorsi formativi: come specializzarsi nel settore green
L’offerta formativa in Italia si sta adattando rapidamente per colmare il divario di competenze. Esistono strade diverse a seconda del profilo di partenza. Se l’obiettivo è acquisire strumenti operativi e tecnici con la massima flessibilità, la piattaforma di Unione Professionisti offre un ampio catalogo formativo di corsi per i green jobs.
Da ormai molti anni, Unione Professionisti è il punto di riferimento per architetti, ingegneri e periti. Grazie all’e-learning, propone un corso ESG Manager completamente online, ideale per chi vuole guidare le strategie di governance delle organizzazioni. Il percorso di 43 ore è allineato alla norma UNI/PdR 109.1:2021 (aggiornata alla revisione 2024) e tocca tutti i temi fondamentali del sustainability management: normativa ESG, strategie di riduzione dell’impatto ambientale e sociale, gestione delle risorse e molto altro.
Questo tipo di formazione permette ai tecnici di ottenere i requisiti necessari per certificare le proprie competenze e proporsi con autorevolezza a un mercato che, nel 2026, non cerca più semplici consulenti, ma veri e propri promotori dell'innovazione sostenibile.
