Nuove regole europee sulla cybersecurity: cosa rischiano davvero le aziende

Direttiva NIS2: la sicurezza informatica non è più un’opzione

nuove regole europee sulla cybersecurity cosa rischiano davvero le aziende

La normativa UE amplia gli obblighi sulla sicurezza informatica, introduce responsabilità dirette per i dirigenti e prevede sanzioni e danni reputazionali per le imprese non adeguate

Negli ultimi mesi il tema della NIS2, la nuova direttiva europea sulla sicurezza informatica, è entrato con forza nel dibattito pubblico e nel mondo delle imprese. Non si tratta di una semplice evoluzione normativa, ma di un vero cambio di paradigma nel modo in cui le aziende sono chiamate a gestire il rischio digitale.

Per la prima volta in modo così esplicito, la cybersecurity non viene più considerata un tema tecnico riservato all’IT, ma una responsabilità diretta dei vertici aziendali.

Cos’è la NIS2 e perché riguarda molte più aziende di quanto si pensi

La NIS2 amplia in maniera significativa il numero di soggetti coinvolti. Oltre ai settori tradizionalmente critici, come energia e trasporti, rientrano ora negli obblighi anche:

  • sanità e studi professionali
  • manifattura e logistica
  • servizi digitali e informatici
  • pubblica amministrazione
  • aziende che trattano dati sensibili o strategici

In pratica, migliaia di imprese italiane sono già potenzialmente soggette alla normativa, spesso senza averne piena consapevolezza.

La vera novità: la responsabilità è personale

Uno degli aspetti più rilevanti della NIS2 è che la responsabilità della sicurezza informatica ricade direttamente sugli organi di gestione dell’azienda. Non si parla solo di sanzioni economiche, ma anche di conseguenze giuridiche e reputazionali.

In caso di gravi violazioni o mancata adozione delle misure minime di protezione, i dirigenti possono essere chiamati a rispondere in prima persona delle scelte fatte — o non fatte.

Il rischio più grande è quello che non si vede

Secondo molti operatori del settore, il problema principale non è la mancanza di tecnologie, ma la falsa percezione di sicurezza.

Molte aziende scoprono di non essere adeguatamente protette solo dopo aver subito un attacco informatico.

  • Spesso quando è troppo tardi:
  • sistemi bloccati
  • dati persi o compromessi
  • attività ferme per giorni
  • danni economici difficili da recuperare

Il rischio è invisibile perché quotidiano: password deboli, backup non verificati, reti non monitorate, personale non formato.

Dalla teoria alla pratica: cosa richiede davvero la NIS2

La direttiva impone l’adozione di misure concrete, tra cui:

  • protezione delle infrastrutture digitali
  • gestione strutturata dei backup
  • controllo degli accessi
  • monitoraggio continuo
  • piani di risposta agli incidenti
  • formazione del personale

Non si tratta di interventi straordinari, ma di standard minimi che dovrebbero già far parte della gestione aziendale.

Le conseguenze non sono solo tecniche

La normativa prevede anche sanzioni economiche significative e obblighi di comunicazione pubblica degli incidenti. Questo significa che un attacco non gestito correttamente può trasformarsi rapidamente in:

  • perdita di fiducia da parte dei clienti
  • danno reputazionale
  • esposizione mediatica
  • difficoltà nei rapporti con partner e fornitori

In un mercato sempre più interconnesso, la sicurezza informatica è diventata parte integrante dell’affidabilità di un’impresa.

Un tema sempre più centrale anche per le realtà locali

Il mito che i cyber attacchi colpiscano solo le grandi aziende è ormai superato. Anzi, le PMI sono spesso i bersagli preferiti, proprio perché considerate più vulnerabili.

È un trend che emerge anche dall’esperienza quotidiana di realtà come Soft Tecnology, che operano a stretto contatto con le aziende del territorio e supportano le imprese con servizi di cybersecurity e adeguamento NIS2.

Dalla paura alla consapevolezza

La NIS2 non dovrebbe essere vissuta come una minaccia, ma come un segnale chiaro: la sicurezza informatica è ormai una questione strategica.

Le aziende che si muovono per tempo:

  • riducono il rischio operativo
  • proteggono i propri dati
  • tutelano la continuità del business
  • rafforzano la propria credibilità sul mercato

Quelle che continuano a rimandare, invece, non stanno risparmiando: stanno solo spostando il problema nel futuro, quando il costo sarà molto più alto.