Il nuovo modello da 275mila militari. Centomila assunzioni entro il 2040 e una riserva permanente di 15mila unità. È l’ossatura del disegno di legge sulla riforma della Difesa messo a punto dal Comitato strategico insediato dal ministro Guido Crosetto. La bozza, consegnata al titolare del dicastero, punta a ridefinire in modo strutturale lo strumento militare italiano alla luce del mutato scenario geopolitico.
L’obiettivo dichiarato è raggiungere quota 275mila unità tra Esercito, Marina e Aeronautica, superando l’attuale assetto che si aggira intorno alle 170mila presenze. Nel conteggio rientrano sia i militari in servizio permanente sia quelli in ferma prefissata, oltre a un contingente di riserva operativa stabile.
Dal ministero si parla di una riforma tecnica e operativa, pensata per rafforzare capacità, resilienza ed efficacia delle Forze armate. Il disegno di legge dovrebbe essere presentato entro marzo, per poi avviare l’iter parlamentare.
Riserva permanente e leva volontaria
La novità più rilevante è la creazione di una riserva permanente di 15mila unità, richiamabile rapidamente in caso di emergenza. Il progetto prevede la riattivazione delle strutture un tempo legate alla leva obbligatoria, dai controlli medici all’addestramento, fino alla possibilità di ferma annuale. Nella prima fase, il contingente sarà composto da personale non impiegato in ruoli operativi e da militari congedati, con un obbligo di permanenza di cinque anni prorogabile su richiesta. Sono previsti richiami addestrativi annuali per garantire la piena operatività.
Accanto alla riserva stabile, il piano introduce una leva volontaria di circa 7mila unità l’anno, rivolta a civili tra i 25 e i 35 anni. La ferma prevista è di 12 mesi, prorogabile per un ulteriore anno. Per i volontari si ipotizza un compenso intorno ai 6mila euro lordi annui. Tra gli elementi più innovativi figura la possibilità di arruolare cittadini stranieri regolarmente residenti in Italia per periodi di servizio volontario. Una scelta che amplia la platea di reclutamento e che segna un cambio di passo rispetto al passato.
Il quarto ramo: la cybersicurezza
Nel dossier trova spazio anche la nascita di un quarto ramo delle Forze armate dedicato alla cybersicurezza. La nuova struttura dovrebbe occuparsi in modo organico della cosiddetta guerra ibrida, sempre più centrale negli equilibri internazionali. Il progetto prevede la possibilità di assumere personale ad alta specializzazione anche non militare, con l’obiettivo di rafforzare la difesa delle infrastrutture digitali e delle reti strategiche. Un segnale della volontà di adeguare lo strumento militare alle nuove minacce, che non si giocano più soltanto sul terreno tradizionale.
Carabinieri e costi della riforma
Il piano include anche un rafforzamento dell’Arma dei Arma dei Carabinieri, con un incremento di 2.600 unità nelle dotazioni organiche e un piano pluriennale di 7.600 assunzioni straordinarie. Sul fronte finanziario, il costo a regime delle nuove assunzioni viene stimato in circa 7 miliardi di euro annui. La spesa complessiva per le Forze armate passerebbe così da circa 8 a 15 miliardi di euro. Una cifra significativa che riporta al centro del dibattito politico il tema della sicurezza e degli investimenti nella difesa, in un contesto internazionale segnato da tensioni persistenti e conflitti alle porte dell’Europa. Il Parlamento sarà ora chiamato a valutare tempi, modalità e sostenibilità di una riforma che ambisce a ridisegnare in profondità l’assetto militare italiano.
