Assisi, 400mila pellegrini per l’ostensione di San Francesco

Esposte per la prima volta le spoglie del Santo nella Basilica

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Sono quasi 400 mila i pellegrini prenotati per l’ostensione delle spoglie di San Francesco nella Basilica di Assisi. Per la prima volta nella storia, il corpo del Santo è offerto pubblicamente allo sguardo dei fedeli

Il piccolo corpo che parla al mondo. Nella Basilica Inferiore di Basilica di San Francesco d'Assisi, sotto gli affreschi di Giotto e dei grandi maestri del Duecento, il corpo del Santo appare sorprendentemente minuto. Un corpo fragile, quasi esile, che contrasta con la forza del messaggio che attraversa i secoli. L’ostensione, destinata a proseguire fino alla Settimana Santa, segna un momento storico per la comunità francescana e per la città di Assisi. I primi a raccogliersi in preghiera sono stati i frati del Sacro Convento, in un’atmosfera intima, quasi familiare, prima dell’arrivo della folla.

Otto secoli di memoria

Francesco morì nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 1226, alla Porziuncola, a quarantaquattro anni. Volle essere adagiato sulla nuda terra, in povertà assoluta. Attorno a lui i compagni intonarono il Cantico delle Creature, mentre un grande stormo di allodole, secondo i testimoni, si levò in volo sopra il tetto. Dopo la morte, il suo corpo fu custodito con gelosia. La Basilica fu costruita anche per proteggerne le spoglie. Talmente protette che, nei secoli, se ne perse quasi traccia. Fu Pio VII nel 1818 a ordinare gli scavi che riportarono alla luce l’urna di pietra, dopo cinquantadue notti di lavoro.

Un santo difficile da imprigionare

Nei secoli si tentò di trasformare Francesco in un’icona distante, quasi irraggiungibile. L’annuncio delle stimmate ne confermò la santità ma contribuì anche a collocarlo in una dimensione celeste, lontana dalla concretezza della sua esperienza umana. Eppure, davanti a quel corpo così piccolo, la distanza si accorcia. Non è la potenza del miracolo a colpire, ma la radicalità di una scelta di vita. La povertà come libertà, la pace come ostinazione, la fraternità come destino comune.

Il messaggio che attraversa il tempo

Nel 1986 Giovanni Paolo II convocò ad Assisi i rappresentanti delle grandi religioni del mondo per pregare sulla tomba del Santo. Fu un gesto potente, simbolo di dialogo in un’epoca di muri ancora alti. Oggi, in un tempo segnato da nuove guerre e fratture, quel richiamo alla pace suona ancora più urgente. I pellegrini che affolleranno la Basilica non cercano prodigi spettacolari. Il vero miracolo attribuito a Francesco è un altro: dimostrare che l’uomo può cambiare, può scegliere la mitezza in un mondo che premia la forza. Dalla visione di quel corpo minuto si esce con una convinzione più netta. Che la grandezza non è nella statura, ma nella coerenza. E che, otto secoli dopo, la voce di Francesco continua a parlare a un’umanità inquieta, ricordandole che nessuno si salva da solo.