Salvini furioso: dalla Ragioneria stretta sui conti per il Ponte sullo Stretto

Bloccati gli extra costi: il decreto torna in Consiglio dei ministri e si preannuncia uno scontro

salvini furioso dalla ragioneria stretta sui conti per il ponte sullo stretto

Il decreto infrastrutture dovrà tornare sul tavolo del governo dopo le osservazioni della Ragioneria dello Stato. Per la ripartenza del Ponte sullo Stretto nessun nuovo onere per il bilancio pubblico. Il Mose passa al patrimonio dello Stato

La Ragioneria dello Stato impone lo stop a qualsiasi aumento di spesa per far ripartire il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. Il decreto infrastrutture preparato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, guidato da Matteo Salvini, dovrà tornare in Consiglio dei ministri dopo oltre un mese dalla prima approvazione. Il provvedimento era stato varato il 5 febbraio, ma il testo è rimasto sotto osservazione negli uffici contabili dello Stato. Le modifiche richieste sono nette: tutte le procedure necessarie per riavviare l’opera dovranno essere realizzate utilizzando esclusivamente risorse già disponibili. Nella bozza aggiornata del 9 marzo si stabilisce infatti che le amministrazioni coinvolte dovranno operare “con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente”, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Il Mit dovrà quindi gestire l’intero iter amministrativo con i fondi già presenti nei propri capitoli di bilancio.

I commissari e i costi delle opere ferroviarie

La stessa linea viene applicata anche alle nuove figure commissariali previste dal decreto. L’amministratore delegato di Rfi, Aldo Isi, sarà nominato super commissario per alcune opere ferroviarie sottoposte a sorveglianza. Tra queste figurano il collegamento ferroviario tra l’aeroporto di Verona e il lago di Garda, oltre al nuovo ponte tra Paderno d’Adda e Calusco d’Adda in Lombardia. Anche per queste opere non saranno consentiti nuovi costi per lo Stato: eventuali rimborsi o spese per il commissario e i suoi collaboratori saranno coperti direttamente dal bilancio di Rfi. Il decreto ridefinisce inoltre i poteri sulle infrastrutture stradali. L’amministratore delegato di Anas, Claudio Andrea Gemme, diventerà super commissario per le opere gestite dalla società controllata da Ferrovie dello Stato. Spetterà però al Ministero delle Infrastrutture definire con un decreto i cronoprogrammi procedurali e finanziari degli interventi, indicando le risorse disponibili e i criteri di revoca nel caso di ritardi nei cantieri.

Il Mose passa allo Stato

Nella nuova versione del decreto compare anche una norma che riguarda il sistema di paratoie mobili della laguna veneta. Il Mose viene acquisito al patrimonio indisponibile dello Stato e sarà assegnato in uso governativo all’Autorità per la laguna di Venezia. Sul progetto del ponte, intanto, l’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ha ribadito che non sono previsti aumenti dei costi complessivi dell’opera. L’investimento resta fissato a 13,5 miliardi di euro, ma la distribuzione delle spese nel tempo è stata rimodulata per tener conto dello slittamento dei lavori legato alle precedenti delibere della Corte dei conti.