Restrizioni negli scali italiani. L’emergenza carburante entra negli aeroporti italiani. Dopo il blocco dello Stretto di Hormuz, diversi scali hanno introdotto limitazioni al rifornimento di cherosene, segnale concreto di una tensione crescente nella catena energetica. A Brindisi è stato temporaneamente vietato il rifornimento, mentre successivamente è stato imposto un tetto massimo di 5 mila litri per aeromobile. Misure simili sono state adottate a Reggio Calabria, con un limite di 3 mila litri, e a Pescara, dove la disponibilità si è ridotta a una sola autocisterna. Restrizioni risultano anche a Milano Linate, Venezia, Treviso e Bologna. Le autorità locali invitano alla calma e parlano di misure precauzionali, ma il quadro complessivo evidenzia una filiera sotto pressione.
Pochi dati, grande incertezza
Il problema principale è la mancanza di informazioni affidabili. Compagnie aeree e gestori aeroportuali ammettono di non sapere quanta produzione di jet fuel sia attualmente disponibile in Europa né quale sarà nei prossimi mesi. Non è chiaro il livello operativo delle raffinerie, né quanto possano aumentare la produzione per compensare il blocco delle rotte marittime dal Golfo. L’assenza di dati rende difficile pianificare, mentre il settore “vola a vista”. A Bruxelles, la Commissione europea riunirà per la prima volta i rappresentanti del trasporto aereo per affrontare l’emergenza. Sul tavolo non solo l’analisi della crisi, ma anche possibili interventi per aumentare la capacità produttiva e stabilizzare il mercato.
Prezzi alle stelle e compagnie sotto pressione
L’impatto economico è già evidente. Il prezzo del cherosene ha superato i 1.900 dollari a tonnellata, più del doppio rispetto a fine febbraio. Il carburante, che rappresenta normalmente fino a un quarto dei costi operativi, pesa ora fino al 50%. Alcune compagnie, come Ita Airways, Ryanair e il gruppo Lufthansa, sono parzialmente protette grazie a strategie di copertura. Ma molte altre restano esposte, soprattutto perché il cosiddetto fuel hedging copre il prezzo del petrolio, non sempre quello del carburante raffinato. Gli analisti avvertono: anche con contratti finanziari attivi, senza forniture fisiche il sistema rischia comunque il blocco.
Tagli ai voli e rischio estate
Le prime contromisure sono già in atto. Ryanair valuta un taglio tra il 5% e il 10% dei voli estivi, mentre Lufthansa potrebbe mettere a terra decine di aerei. Altri vettori, da United Airlines a Sas, hanno già ridotto l’offerta o cancellato rotte. Il timore più grande riguarda l’estate. Se il blocco dello Stretto dovesse proseguire, le compagnie potrebbero avviare cancellazioni progressive, partendo dalle tratte meno redditizie. Per ora, la linea ufficiale resta prudente: voli garantiti nel breve periodo. Ma dietro le quinte, il settore si prepara a uno scenario di crisi più profonda.
