Mattarella ricorda Occorsio: «Il suo esempio illumini la Repubblica»

A cinquant’anni dall’agguato, il Capo dello Stato rende omaggio al magistrato ucciso da Ordine Nuovo

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Il presidente ricorda il rigore delle sue indagini sull’eversione neofascista e sui legami con criminalità e massoneria deviata. La vicinanza della Repubblica alla famiglia e a chi ne custodisce la memoria

Cinquant’anni dopo l’agguato che costò la vita a Vittorio Occorsio, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella richiama il valore civile e istituzionale del magistrato romano, simbolo di una giustizia capace di affrontare senza esitazioni le trame più oscure dell’Italia degli anni di piombo.

Nel messaggio inviato al presidente della Fondazione Vittorio Occorsio, Eugenio Occorsio, il Capo dello Stato ricorda che il sostituto procuratore della Repubblica venne assassinato il 10 luglio 1976 in un attentato rivendicato da Ordine Nuovo, il movimento neofascista contro il quale aveva chiesto e ottenuto l’applicazione della legge sul divieto di ricostituzione del disciolto partito fascista.

«A cinquant’anni dalla sua scomparsa», scrive Mattarella, «rinnovo i sentimenti di vicinanza della Repubblica italiana ai suoi familiari e a quanti ne hanno tenuto viva la memoria». Un ricordo che non si limita alla commemorazione, ma diventa un richiamo al presente: «Il suo esempio continui a illuminare l’impegno di chi opera per la salvaguardia dei valori costituzionali».

Il magistrato che indagava sulle trame nere

Occorsio aveva 47 anni quando venne ucciso all’incrocio tra via Mogadiscio e via del Giuba, nel quartiere Africano di Roma. Era appena uscito dal garage della propria abitazione e stava raggiungendo il Tribunale per il suo ultimo giorno di lavoro prima delle ferie. La sua automobile fu raggiunta da oltre trenta colpi esplosi a breve distanza. Sul luogo dell’attentato vennero lasciati i volantini con la rivendicazione firmata dal Movimento politico Ordine Nuovo.

Per quel delitto fu condannato all’ergastolo Pierluigi Concutelli, militante e dirigente militare dell’organizzazione neofascista. Il gruppo considerava il magistrato un nemico da eliminare dopo il processo che, nel 1973, aveva portato allo scioglimento di Ordine Nuovo attraverso l’applicazione della legge Scelba.

Nel messaggio, Mattarella sottolinea la complessità del lavoro svolto da Occorsio, impegnato a ricostruire connessioni che attraversavano mondi apparentemente distinti. Le sue inchieste avevano individuato rapporti tra criminalità organizzata, ambienti della massoneria deviata ed eversione di estrema destra.

Il magistrato aveva lavorato sulle prime indagini relative alla strage di Piazza Fontana, sulle organizzazioni neofasciste, sui sequestri di persona e sulle attività della Banda dei Marsigliesi. Aveva inoltre rivolto la propria attenzione ai circuiti della loggia P2 e alle possibili saldature tra denaro proveniente dai sequestri, apparati infedeli e progetti eversivi.

Il rigore davanti alle responsabilità politiche

Nel ritratto tracciato dal presidente della Repubblica emerge un magistrato «schivo e determinato», lontano dalla ricerca di visibilità e concentrato sulla definizione delle responsabilità penali. Occorsio, osserva il Capo dello Stato, procedeva con metodo rigoroso anche quando le sue indagini conducevano verso implicazioni politiche scomode.

La consapevolezza dei pericoli non lo aveva indotto a fermarsi. Nonostante le minacce e le scritte comparse in città contro di lui, il magistrato continuò a lavorare confidando nella forza dello Stato di diritto e nella capacità delle istituzioni democratiche di prevalere attraverso l’applicazione della legge. Al momento dell’attentato non disponeva più della scorta da oltre un mese.

La sua figura resta così legata a una stagione nella quale la magistratura fu chiamata a confrontarsi con il terrorismo, le organizzazioni neofasciste e le zone grigie costruite intorno agli apparati dello Stato. L’assassinio non colpì soltanto un uomo, ma la funzione che esercitava e il principio secondo il quale nessuna responsabilità può essere sottratta all’accertamento giudiziario.

Una memoria rivolta alle nuove generazioni

Il cinquantesimo anniversario è stato accompagnato da iniziative, incontri nelle scuole, cerimonie istituzionali e dalla mostra “Vittorio Occorsio. Il coraggio della giustizia 1976-2026”, promossa dalla Fondazione che porta il suo nome. Nei mesi precedenti la ricorrenza, il percorso commemorativo ha coinvolto magistrati, studenti, forze dell’ordine e rappresentanti delle istituzioni in diverse città italiane.

La Fondazione Vittorio Occorsio prosegue il lavoro di conservazione della memoria trasformandolo in un progetto di educazione alla legalità e alla cultura costituzionale. Un impegno che trova nelle parole di Mattarella il riconoscimento più alto: ricordare non significa soltanto rivolgere lo sguardo al passato, ma comprendere quali fragilità permisero al terrorismo eversivo di colpire il cuore delle istituzioni.

A mezzo secolo da quel mattino del 1976, la testimonianza del magistrato continua dunque a interrogare la Repubblica. La fermezza, il senso del dovere e la fiducia nella legge indicati dal presidente restano il lascito di un servitore dello Stato che scelse di non arretrare, anche davanti alla minaccia più grave.