Pirlo verso il no definitivo, la crisi investe Maldini e Leonardo

Il caso dello sponsor russo spinge Malagò a fermare la trattativa per la panchina azzurra

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Interrotti i passaggi per liberare Pirlo dallo United FC. L’ex regista difende la natura commerciale dell’accordo con Fonbet. Maldini e Leonardo contestano il ridimensionamento della propria autonomia

La strada che avrebbe dovuto portare Andrea Pirlo sulla panchina della Nazionale italiana appare ormai chiusa. Giovanni Malagò, presidente della Figc, considera la candidatura non più sostenibile sul piano dell’opportunità istituzionale dopo le polemiche nate intorno al rapporto commerciale dell’allenatore con la società russa di scommesse Fonbet.

Non risulta ancora pubblicato un atto federale che ufficializzi il no, ma gli adempimenti previsti per l’uscita di Pirlo dallo United FC e gli incontri destinati a completare l’accordo con la federazione sarebbero stati interrotti. Il quadro emerso nelle ultime ore indica dunque una trattativa sostanzialmente conclusa, salvo un improbabile ripensamento finale.

Il contratto russo diventa un ostacolo politico

Al centro della crisi c’è la collaborazione di Pirlo con Fonbet, uno dei principali operatori russi nel settore delle scommesse. L’ex centrocampista è stato testimonial dell’azienda e ha partecipato a un’iniziativa promozionale a Mosca, una presenza che ha provocato dure reazioni nel mondo politico italiano ed europeo.

Le critiche non riguardano la posizione tecnica dell’allenatore, ma il valore simbolico della panchina azzurra. Tra gli interventi più netti sono arrivati quelli della vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, del presidente del Senato Ignazio La Russa e del leader di Azione Carlo Calenda. Per i contrari alla nomina, il commissario tecnico rappresenta il Paese e deve quindi essere valutato anche alla luce delle proprie relazioni commerciali.

A rendere il caso ancora più delicato è la natura dell’azienda coinvolta. La collaborazione unisce infatti due elementi particolarmente sensibili per la federazione: il settore delle scommesse e un’impresa attiva in Russia mentre continua la guerra contro l’Ucraina.

Lo sfogo di Pirlo nella notte

Pirlo ha rotto il silenzio con un lungo intervento pubblico, manifestando amarezza per il significato politico attribuito alla sua attività professionale. L’allenatore ha sostenuto di avere sempre rispettato le leggi e i contratti firmati nei Paesi in cui ha lavorato, precisando che la collaborazione contestata sarebbe esclusivamente commerciale e sportiva.

L’ex regista ha inoltre respinto qualsiasi lettura ideologica del rapporto con lo sponsor. Secondo la sua ricostruzione, l’accordo sarebbe nato nel contesto della sua esperienza professionale negli Emirati Arabi Uniti e non rappresenterebbe un’adesione alle scelte politiche di Mosca. Pirlo ha infine ribadito che il proprio legame con l’Italia non dipende dall’assegnazione di un incarico federale.

La presa di posizione non sembra però avere modificato l’orientamento di Malagò. Il presidente federale avrebbe ormai separato la valutazione professionale dell’allenatore dal giudizio sull’opportunità della nomina, ritenendo quest’ultimo ostacolo sufficiente a interrompere il percorso.

Lo scontro sull’autonomia tecnica

Il caso coinvolge direttamente Paolo Maldini e Leonardo, appena insediati alla guida del nuovo progetto sportivo federale. I due dirigenti avevano individuato in Pirlo il profilo adatto a inaugurare un ciclo di ricostruzione e considerano la scelta del commissario tecnico parte essenziale del mandato ricevuto.

La retromarcia imposta dalla presidenza viene quindi letta come un ridimensionamento della loro autonomia. Maldini, in particolare, starebbe valutando la possibilità di lasciare l’incarico qualora la federazione bloccasse definitivamente il candidato indicato dall’area tecnica. Anche la posizione di Leonardo è diventata più fragile, sebbene non risultino al momento dimissioni formalizzate.

Soltanto pochi giorni fa la Figc aveva presentato pubblicamente Malagò, Maldini e Leonardo come i protagonisti di una gestione fondata sulla condivisione delle decisioni e sulla ricostruzione del calcio italiano dalla base. La prima scelta decisiva ha invece prodotto una frattura che rischia di mettere in discussione l’intera architettura appena varata.

Mancini torna in prima fila

Con Pirlo fuori dalla corsa, la soluzione più immediata porta nuovamente a Roberto Mancini, profilo gradito a Malagò e già alla guida dell’Italia vincitrice dell’Europeo nel 2021. Nelle valutazioni del presidente rimane anche Antonio Conte, mentre appare più difficile riaprire piste internazionali dopo i tentativi compiuti con Carlo Ancelotti e Pep Guardiola.

La scelta dipenderà però dalla sopravvivenza dell’attuale struttura tecnica. Qualora Maldini e Leonardo lasciassero la federazione, Malagò avrebbe un margine più ampio per procedere direttamente verso uno dei suoi candidati. Se invece la collaborazione proseguisse, sarebbe necessario trovare un nome condiviso e ricomporre un rapporto già logorato dopo pochi giorni.

Il vertice con le componenti federali e il successivo Consiglio federale rappresentano ora i passaggi decisivi. L’urgenza non riguarda soltanto il nome del nuovo commissario tecnico, ma la credibilità di una governance nata con l’obiettivo di rifondare il calcio italiano e finita immediatamente al centro di una crisi politica e istituzionale.