L'educazione come missione, la fiducia nei giovani come bussola e l'amore per la vita come principio irrinunciabile. È questa l'eredità lasciata da Don Antonio Mazzi, morto oggi all'età di 96 anni. Per oltre settant'anni il sacerdote veronese è stato uno dei protagonisti dell'impegno sociale italiano, costruendo percorsi di recupero e inclusione per migliaia di ragazzi segnati da dipendenze, emarginazione e disagio.
Dalle origini alla nascita di Exodus
Nato a Verona nel 1929, Don Mazzi venne ordinato sacerdote nel 1955 a Ferrara. L'incontro con il mondo giovanile più fragile maturò durante la direzione dell'Opera Don Calabria di Milano, nel quartiere di via Pusiano, a ridosso del Parco Lambro, negli anni in cui la diffusione dell'eroina rappresentava una delle principali emergenze sociali del Paese.
Da quell'esperienza nacque l'intuizione di Exodus, inizialmente come progetto educativo e poi, dal 1984, come comunità di recupero. L'idea innovativa consisteva nel superare il modello esclusivamente terapeutico attraverso percorsi educativi itineranti, le cosiddette "carovane", fondati sulla responsabilità personale, sul lavoro di gruppo e sulla riscoperta della dignità.
L'impegno per gli ultimi
Nel corso della sua vita Don Mazzi sostenne percorsi alternativi al carcere per ex tossicodipendenti ed ex terroristi, convinto che il recupero passasse attraverso l'educazione più che la punizione. La sua opera si estese anche oltre i confini italiani e nel 2004 raggiunse la Patagonia, dove aprì una comunità destinata ai ragazzi di strada.
Oggi Exodus è presente con circa quaranta realtà tra Italia e altri Paesi, proseguendo il lavoro iniziato oltre quarant'anni fa e mantenendo al centro il principio che ogni persona possa trovare una seconda possibilità.
La voce nei media e il riconoscimento pubblico
Accanto all'attività educativa, Don Mazzi è stato anche giornalista e divulgatore. Ha collaborato con testate come Famiglia Cristiana, Corriere della Sera, La Stampa, Il Giorno, Avvenire e Jesus, portando il proprio punto di vista sui temi sociali.
È stato inoltre una presenza familiare per il pubblico radiofonico con la rubrica "Don Mazzi dà i numeri" su RTL 102.5 e, dalla metà degli anni Novanta, è entrato nelle case degli italiani come ospite fisso di Domenica In. Non ha mai nascosto neppure la propria passione per l'Inter, vissuta sempre come occasione di riflessione educativa e dialogo con il mondo del tifo.
Nel 2022 gli è stato conferito il titolo di Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica Italiana, mentre nel corso della carriera ha ricevuto tre lauree honoris causa in Pedagogia dalle Università di Palermo, Lecce e Macerata.
Con la scomparsa di Don Antonio Mazzi si chiude una delle esperienze più significative dell'educazione sociale italiana, ma resta vivo il patrimonio di idee e di opere costruito in decenni di impegno accanto agli ultimi.
