l congelamento degli ovociti con un contributo dello Stato si prepara a diventare uno dei nuovi terreni di confronto politico dell’autunno. A settembre la discussione entrerà nel vivo in Parlamento, dove alle iniziative già depositate se ne aggiungeranno altre. La novità, rispetto alle prime mosse arrivate soprattutto dall’opposizione, è l’apertura di una parte di Forza Italia a discutere una forma di sostegno pubblico.
Le proposte già presentate alla Camera sono due. Una arriva dal Movimento 5 Stelle, con la deputata Carmen Di Lauro; l’altra è a prima firma del democratico Gian Antonio Girelli. Il testo M5S, depositato nel marzo 2025, punta a riconoscere il diritto alla preservazione della fertilità e a includere nei Livelli essenziali di assistenza le prestazioni collegate alla conservazione delle cellule riproduttive. Per le donne individua una fascia d'età tra i 27 e i 35 anni, con regole specifiche in presenza di patologie.
La proposta del Pd, sostenuta da più parlamentari dem, prevede invece una fase sperimentale prima del possibile inserimento della prestazione nei Lea. A settembre dovrebbe aggiungersi anche un testo del senatore Filippo Sensi, mentre Matteo Renzi ha annunciato una propria iniziativa politica sul tema. In questo modo potrebbero diventare quattro le proposte attorno alle quali organizzare il confronto parlamentare.
La proposta di Renzi e il modello francese
A riportare con forza il tema al centro del dibattito è stato Matteo Renzi. Il leader di Italia viva propone di seguire il modello francese e rendere gratuito il congelamento degli ovociti per le donne fino a 38 anni che vogliano preservare la propria fertilità anche in assenza di ragioni mediche.
Renzi ha indicato anche una possibile copertura: 100 milioni di euro da inserire nella prossima legge di bilancio. La proposta farà parte delle idee contenute nel suo nuovo libro, Quando c'era lei. L'Italia dopo Giorgia Meloni, annunciato per settembre.
Il riferimento alla Francia non è casuale. Dal 2021 la legislazione francese consente l'autoconservazione degli ovociti anche senza indicazione medica, con copertura pubblica per le donne nella fascia prevista dalla normativa, tra i 29 e i 37 anni. È proprio questa esperienza che viene indicata da una parte dell'opposizione italiana come modello da adattare al sistema sanitario nazionale.
In Italia la situazione è differente. La crioconservazione è disponibile nei centri autorizzati, ma quando viene scelta per ragioni personali e non mediche il costo resta generalmente a carico della donna. La copertura pubblica riguarda invece specifiche condizioni cliniche che possono compromettere la fertilità, con modalità che non risultano ancora uniformi su tutto il territorio nazionale. Il costo del social freezing può raggiungere diverse migliaia di euro, ai quali possono aggiungersi le spese di conservazione nel tempo.
L'apertura di Forza Italia
È su questo terreno che assume peso la posizione di Alessandro Cattaneo. Il deputato di Forza Italia considera il social freezing una questione sulla quale il Parlamento deve confrontarsi, compresa la possibilità di valutare un intervento dello Stato.
Per il parlamentare azzurro il tema appartiene alla sensibilità liberale di Forza Italia e supera gli schieramenti tradizionali sui diritti civili. Non si tratta ancora di un'adesione a una delle proposte depositate, né di una posizione ufficiale dell'intero partito. È però la prima apertura significativa proveniente dalla maggioranza e modifica il perimetro politico della discussione, che fino a poche settimane fa sembrava destinata soprattutto al campo progressista. La stessa stampa nazionale registra oggi l'ipotesi di un'intesa bipartisan.
Sul fronte delle opposizioni, Elly Schlein ha mostrato attenzione alla questione, mentre nel Movimento 5 Stelle il dossier è già entrato nell'attività parlamentare attraverso l'iniziativa di Carmen Di Lauro. Il testo della deputata pentastellata non riguarda soltanto gli ovociti, ma costruisce un quadro più ampio sulla conservazione delle cellule riproduttive e prevede l'assunzione dei relativi costi da parte del Servizio sanitario nazionale.
Il contributo da tremila euro
Un'altra strada è quella sulla quale lavora Filippo Sensi. Il senatore dem prepara una proposta che prevede un contributo fino a 3 mila euro per le donne con un Isee inferiore a 30 mila euro. L'impostazione riprende esperienze già avviate o discusse a livello regionale e punta a intervenire soprattutto sull'ostacolo economico, senza arrivare immediatamente alla gratuità universale.
Il modello è vicino a quello sperimentato in Puglia, dove è stato introdotto un sostegno fino a 3 mila euro per alcune donne che scelgono la crioconservazione degli ovociti. Iniziative analoghe sono entrate nel confronto politico anche in Toscana, Lazio, Sicilia, Liguria e Lombardia, confermando come il tema si stia muovendo più rapidamente nelle Regioni che sul piano nazionale.
A livello parlamentare il nodo sarà proprio questo: stabilire se la preservazione della fertilità per ragioni non mediche debba diventare una prestazione coperta integralmente dal servizio pubblico, un trattamento sostenuto attraverso contributi condizionati al reddito oppure continuare a essere una scelta privata a carico di chi vi ricorre.
Le divisioni nel centrodestra
L'apertura di Forza Italia non significa che la maggioranza abbia trovato una posizione comune. Maria Stella Gelmini, di Noi Moderati, invita a spostare l'attenzione sulle cause che portano molte donne a rinviare la maternità. La priorità, secondo questa impostazione, dovrebbe essere rafforzare lavoro, servizi e politiche familiari in modo che una donna non sia costretta a scegliere tra carriera e figli.
Più netto il giudizio di Alessia Ambrosi, deputata di Fratelli d'Italia, contraria a trasformare una scelta personale in una misura sostenuta con risorse pubbliche. La sua posizione è emersa anche dopo il caso di Alexandria Ocasio-Cortez, la deputata democratica statunitense di 36 anni che nei giorni scorsi ha raccontato pubblicamente di avere iniziato un percorso di congelamento degli ovociti.
La scelta della politica americana ha contribuito a riaccendere una discussione che va molto oltre la tecnica medica. Il punto è stabilire se la possibilità di posticipare una gravidanza preservando ovociti prelevati in età più giovane debba essere considerata esclusivamente una scelta individuale oppure anche una questione di accesso alla salute riproduttiva e di uguaglianza economica.
Il confronto con la crisi delle nascite
Sul fondo c'è poi la crisi demografica. Nel 2025 l'Italia ha registrato un nuovo minimo delle nascite e il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita continua a crescere. Anche il social freezing mostra una diffusione maggiore rispetto al passato, pur restando numericamente molto più limitato rispetto alle procedure di Pma nel loro complesso.
Attribuire al congelamento degli ovociti il ruolo di soluzione alla denatalità sarebbe però fuorviante. La procedura non garantisce una gravidanza futura e la sua efficacia è legata anche all'età alla quale gli ovociti vengono prelevati. Il problema demografico, inoltre, coinvolge redditi, precarietà lavorativa, accesso alla casa, servizi per l'infanzia e possibilità di conciliare maternità e occupazione.
È proprio questa distinzione destinata a dividere il Parlamento: per alcuni il social freezing è uno strumento aggiuntivo di libertà e prevenzione, da rendere accessibile anche a chi non dispone di migliaia di euro; per altri rischia di trasformare in politica pubblica una risposta individuale a problemi che dovrebbero essere affrontati prima, consentendo alle donne di avere figli quando lo desiderano senza dover rinviare per ragioni economiche o professionali.
Da settembre il confronto non riguarderà più soltanto le opposizioni. Con l'apertura arrivata da Forza Italia, il dossier entra anche dentro il centrodestra. E potrebbe diventare uno di quei temi sui quali le linee di divisione attraversano i partiti molto più di quanto separino maggioranza e opposizione.
