Amatrice, Mattarella: «Ricostruzione da ultimare al più presto»

Dieci anni dopo il sisma, il capo dello Stato richiama prevenzione, solidarietà e responsabilità

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Nel decennale del terremoto del Centro Italia, Sergio Mattarella ricorda le 299 vittime e chiede di completare rapidamente il risanamento dei territori colpiti: «Ripristinare la normalità spezzata»

Dieci anni dopo quella notte che cambiò per sempre il volto di Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e di una vasta parte dell’Appennino centrale, il ricordo delle vittime diventa anche un richiamo alle responsabilità del presente. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in una dichiarazione diffusa dal Quirinale nel giorno del decimo anniversario del terremoto del 24 agosto 2016, torna sulla tragedia e indica nella prevenzione e nel completamento della ricostruzione due impegni che il Paese non può considerare conclusi.

Il capo dello Stato ricorda il bilancio di quella catastrofe: 299 morti, 365 feriti e oltre 40 mila sfollati. Numeri che appartengono ormai alla storia della Repubblica, ma che dietro ogni cifra conservano volti, famiglie, comunità e paesi costretti a ricominciare.

Il monito sulla prevenzione

Per Mattarella, il sisma rappresenta una delle pagine più drammatiche della storia repubblicana e, nello stesso tempo, un monito permanente. La memoria, nelle parole del Presidente, non può limitarsi alla commemorazione. Deve tradursi nella capacità dello Stato e delle istituzioni di rafforzare continuamente i sistemi di prevenzione e di intervento in un territorio, quello italiano, esposto al rischio sismico.

Il terremoto delle 3.36 del 24 agosto 2016 ebbe il suo epicentro tra Accumoli e Arquata del Tronto, investendo duramente comuni di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. A quella prima devastante scossa seguirono altre sequenze sismiche nei mesi successivi, fino all'inizio del 2017, ampliando una ferita che aveva già trasformato intere comunità.

La solidarietà che arrivò da tutta Italia

Nel messaggio del Presidente trova spazio anche il ricordo della risposta immediata del Paese. Mattarella richiama il lavoro dei volontari arrivati da ogni parte d'Italia e la prontezza delle autorità e delle strutture di primo soccorso.

Furono giorni nei quali, accanto alla devastazione, emerse una straordinaria mobilitazione collettiva. Soccorritori, vigili del fuoco, Protezione civile, forze dell'ordine, personale sanitario, associazioni e semplici cittadini contribuirono a portare assistenza nelle aree colpite. Quella solidarietà, sottolinea il capo dello Stato, rappresentò anche il primo segnale di speranza e di ripartenza.

Per Mattarella, proprio nelle grandi catastrofi naturali lo spirito di solidarietà che unisce il popolo italiano ha dimostrato di essere uno strumento essenziale di resistenza e capacità di reazione.

La ricostruzione e il dovere di accelerare

A dieci anni dal terremoto, però, la memoria si misura inevitabilmente anche con ciò che resta da fare. Ed è su questo terreno che il messaggio del Presidente assume il tono più netto.

«Il risanamento è un percorso, non privo di complessità», osserva Mattarella, chiedendo che venga portato a termine nel più breve tempo possibile. Una ricostruzione che non riguarda soltanto edifici, strade e infrastrutture. Significa restituire servizi, occasioni di lavoro, spazi pubblici e prospettive alle persone che hanno scelto di rimanere o di tornare nei territori colpiti.

Il richiamo del capo dello Stato è alla responsabilità collettiva di ricostruire quella normalità interrotta nel giro di pochi secondi. Una normalità che, per paesi come Amatrice, non coincide semplicemente con il ritorno alla situazione precedente al sisma, ma con la possibilità concreta di avere ancora una comunità, un'economia e un futuro.

Il dolore che resta dopo dieci anni

Il decennale riporta al centro soprattutto le vittime e le loro famiglie. Nel giorno della memoria, Mattarella esprime la propria vicinanza a chi ha perso familiari, ai feriti e a tutte le persone che si trovarono improvvisamente senza casa e senza punti di riferimento.

Dieci anni rappresentano una distanza enorme nella vita di una comunità, ma non cancellano il trauma di quella notte. Ad Amatrice, diventata il simbolo delle devastazioni del terremoto, il ricordo continua a convivere con i cantieri, con le opere terminate e con quelle ancora da completare.

È qui che il messaggio del Presidente lega passato e futuro. Ricordare le vittime significa anche impedire che il tempo attenui l'urgenza della ricostruzione e della prevenzione. Perché la memoria di una tragedia nazionale, nelle parole del capo dello Stato, diventa pienamente civile soltanto quando produce responsabilità, sicurezza e capacità di restituire una prospettiva alle comunità colpite.