Dovevano rappresentare una risposta concreta alle difficoltà linguistiche degli studenti di recente immigrazione, garantendo loro gli strumenti necessari per seguire le lezioni e partecipare pienamente alla vita scolastica. A poco più di un anno dall’avvio del progetto, però, il piano per l’insegnamento dell’italiano agli alunni stranieri presenta una riduzione dei posti disponibili e difficoltà nell’impiego dei docenti specializzati.
Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, continua a richiamare l’inserimento di circa mille insegnanti dedicati all’italiano come seconda lingua. Una misura introdotta nel 2024 e diventata operativa nell’anno scolastico 2025-2026, che avrebbe dovuto rafforzare il sostegno agli studenti arrivati da poco in Italia.
Secondo i dati riportati dalla Flc Cgil e dalla stampa specializzata, i posti inizialmente previsti erano 937, mentre per il 2026-2027 il contingente nazionale è sceso a 762. Una riduzione di 175 cattedre, pari a circa il 19 per cento.
Come funzionava il piano per insegnare italiano agli stranieri
Il progetto nasce con il decreto legge 71 del 2024, successivamente convertito nella legge 106 dello stesso anno. Il provvedimento ha introdotto la possibilità di assegnare alle scuole docenti della classe di concorso A-23, specializzati nell’insegnamento dell’italiano a studenti di lingua non italiana.
La misura era destinata agli istituti con classi nelle quali almeno il 20 per cento degli alunni presentava particolari necessità di apprendimento linguistico, secondo i requisiti previsti dalla normativa. L’obiettivo era permettere agli studenti che non conoscono sufficientemente l’italiano di acquisire le competenze necessarie per affrontare il percorso scolastico, senza separarli stabilmente dai compagni.
Per l’anno scolastico 2025-2026 erano stati previsti 937 posti, distribuiti tra il primo e il secondo ciclo di istruzione. La Lombardia aveva ottenuto 182 insegnanti, seguita dal Lazio con 99, dalla Toscana con 82, dall’Emilia-Romagna con 70 e dal Veneto con 65.
I tagli alle cattedre e le regioni più coinvolte
Con l’avvio dell’anno scolastico 2026-2027, il numero dei posti destinati all’insegnamento dell’italiano come seconda lingua è diminuito. In Toscana, i posti sono passati da 82 a 44, con una perdita di 38 insegnanti. Nel Lazio la diminuzione è stata di 28 cattedre, mentre in Veneto sono venuti meno 23 posti.
Il ridimensionamento si inserisce nel più ampio intervento sugli organici scolastici previsto dalla legge di bilancio 2025. Per il 2026-2027 è stata programmata una riduzione di 1.407 posti destinati al potenziamento dell’offerta formativa, componente dell’organico nella quale erano stati collocati gli insegnanti specializzati.
La Flc Cgil segnala che la normativa del 2024 non aveva previsto un incremento strutturale delle risorse per queste cattedre, subordinandone l’attivazione alla disponibilità complessiva dell’organico nazionale. Il sindacato chiede chiarimenti sui criteri di distribuzione e riduzione dei posti.
Docenti specializzati impiegati per coprire altre necessità
La questione non riguarda soltanto il numero delle cattedre disponibili, ma anche il modo in cui gli insegnanti vengono utilizzati all’interno degli istituti. Secondo le testimonianze raccolte dalla stampa, alcuni docenti della classe A-23 sono stati impiegati per rispondere a esigenze organizzative diverse dall’insegnamento dell’italiano agli studenti di recente immigrazione.
La loro presenza nell’organico di potenziamento può esporli alla necessità di coprire assenze o svolgere altre attività didattiche, riducendo il tempo effettivamente dedicato ai percorsi linguistici. Il problema riguarda anche gli insegnanti che, dopo avere avviato un progetto in una determinata scuola, si sono trovati a dover cambiare istituto o incarico.
In Toscana, alcune testimonianze raccolte dal quotidiano Domani descrivono trasferimenti e riduzioni dei posti anche in scuole nelle quali permaneva una significativa presenza di alunni con difficoltà linguistiche. Nella provincia di Prato i posti A-23 sono passati da 26 nell’anno scolastico 2025-2026 a 19 nel 2026-2027.
Il nuovo decreto sul tetto del 30 per cento nelle classi
Il ridimensionamento dei posti destinati all’insegnamento dell’italiano si intreccia con il nuovo intervento annunciato dal governo sulla composizione delle classi scolastiche. Il ministro Giuseppe Valditara ha anticipato l’intenzione di introdurre, attraverso un decreto legge, un limite del 30 per cento alla presenza di studenti che non conoscono adeguatamente la lingua italiana.
Secondo le indicazioni fornite dal ministro il 23 settembre, il criterio dovrebbe essere linguistico e non basato esclusivamente sulla cittadinanza degli alunni. Il provvedimento dovrebbe riguardare principalmente i nuovi inserimenti, escludendo dal conteggio gli studenti che hanno già frequentato per un periodo sufficiente il sistema scolastico italiano.
Il governo intende affidare agli uffici scolastici territoriali e ai dirigenti degli istituti il compito di coordinare la distribuzione degli studenti tra le scuole vicine. Sono previste deroghe nei territori nei quali la concentrazione degli alunni interessati o l’assenza di istituti alternativi rendano difficile rispettare il limite. Il ministro ha inoltre annunciato uno stanziamento di oltre 14 milioni di euro per il potenziamento dell’insegnamento dell’italiano attraverso percorsi personalizzati.
Il nodo delle risorse e della continuità didattica
Il confronto tra le misure annunciate nel 2024 e la situazione attuale pone una questione organizzativa: come garantire un sostegno linguistico continuativo agli studenti che ne hanno bisogno, in presenza di una riduzione dei posti specializzati.
Il governo punta sulla distribuzione degli alunni tra gli istituti e sul rafforzamento dei percorsi di apprendimento dell’italiano. La Flc Cgil, invece, richiama l’attenzione sulla necessità di assicurare organici adeguati e stabilità ai progetti già avviati.
Resta da chiarire in quale misura le nuove risorse annunciate dal ministero potranno compensare la riduzione delle cattedre A-23 e garantire che i docenti specializzati siano effettivamente impiegati nelle attività per le quali sono stati reclutati. La verifica dei risultati dipenderà anche dalla capacità di assicurare alle scuole strumenti e personale sufficienti per accompagnare gli studenti durante l’intero percorso di apprendimento.
