Ancora tre giorni di fermo produttivo nello stabilimento Stellantis di San Nicola di Melfi, in provincia di Potenza. Le attività saranno sospese giovedì 22, venerdì 23 e lunedì 26 ottobre a causa della carenza di componenti necessari all'assemblaggio delle vetture. Una nuova interruzione che riaccende le preoccupazioni dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali, in una fase particolarmente delicata per il futuro dell'industria automobilistica lucana.
A denunciare le conseguenze delle ripetute sospensioni è Florence Costanzo, segretaria regionale dell'Ugl Metalmeccanici Basilicata, che chiede al gruppo automobilistico una programmazione industriale chiara e garanzie concrete sulla continuità produttiva.
La questione non riguarda soltanto i dipendenti dello stabilimento. Ogni interruzione delle linee di montaggio si ripercuote anche sulle imprese della componentistica, della logistica e dei servizi che costituiscono l'indotto automobilistico di Melfi, uno dei principali poli manifatturieri del Mezzogiorno.
Tre giorni di fermo e cresce la preoccupazione dei lavoratori
La nuova sospensione arriva dopo una serie di interruzioni che hanno già segnato il calendario produttivo dello stabilimento nel corso delle ultime settimane. Il problema immediato è la mancanza di componenti, che impedisce di mantenere regolarmente in funzione le linee di assemblaggio. Ma per i sindacati la questione assume una dimensione più ampia, perché il ripetersi delle fermate rende difficile programmare il lavoro e valutare le prospettive industriali dei prossimi mesi.
«Siamo preoccupati per il ripetersi delle fermate e per un quadro produttivo che continua a non offrire le necessarie certezze ai lavoratori e alle loro famiglie», afferma Florence Costanzo.
La rappresentante sindacale sottolinea che le sospensioni non possono essere considerate episodi occasionali, poiché incidono direttamente sull'organizzazione del lavoro, sulla programmazione industriale e sulla sostenibilità economica delle aziende che operano attorno allo stabilimento.
La preoccupazione è legata soprattutto all'assenza di continuità. Anche quando la produzione riprende, il rischio di nuove interruzioni rende più complicata la gestione dei turni e l'organizzazione delle attività, alimentando l'incertezza tra i lavoratori.
L'Ugl chiede a Stellantis un piano industriale con impegni concreti
Per l'Ugl Metalmeccanici è arrivato il momento di chiarire quali siano le effettive prospettive produttive dello stabilimento lucano.
Il sindacato sollecita Stellantis a presentare una programmazione industriale dettagliata, indicando gli obiettivi per i prossimi mesi, gli investimenti previsti e le misure necessarie a consolidare l'occupazione.
«Chiediamo a Stellantis di chiarire quali siano le prospettive produttive di Melfi, quale programmazione intenda garantire nei prossimi mesi e quali interventi siano previsti per consolidare il futuro dello stabilimento. Servono impegni verificabili, non rassicurazioni generiche», sottolinea Costanzo.
La richiesta è quella di valutare la situazione attraverso indicatori concreti: il numero di vetture prodotte, le giornate effettivamente lavorate, gli investimenti realizzati e la capacità di salvaguardare i livelli occupazionali.
Per l'organizzazione sindacale, annunci e prospettive devono tradursi in risultati misurabili. Il rilancio industriale, sostiene l'Ugl, non può essere affidato esclusivamente alle previsioni del mercato automobilistico o alle decisioni che maturano nelle sedi europee.
Produzione in crescita, ma i volumi restano lontani dal passato
Il nuovo stop arriva in un momento caratterizzato da segnali contrastanti per lo stabilimento lucano. Secondo i dati diffusi dalla Fim Cisl il 6 ottobre, nei primi nove mesi del 2026 la produzione di Melfi ha raggiunto 47.580 vetture, con una crescita del 77,2 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025.
Un miglioramento importante, sostenuto soprattutto dall'introduzione dei nuovi modelli e dal contributo della Jeep Compass, ma ancora insufficiente a recuperare i livelli produttivi del passato. Nei primi nove mesi del 2019, infatti, nello stabilimento erano state assemblate oltre 201mila automobili.
Il divario mostra quanto sia ancora impegnativo il percorso di recupero industriale.
Nello stesso rapporto, la Fim Cisl ha registrato 87 giornate di fermo collettivo nei primi nove mesi del 2026, equivalenti a 123 turni persi e gestite attraverso il contratto di solidarietà. Nelle restanti giornate lavorative, il ricorso medio allo strumento ha interessato circa 1.640 dipendenti al giorno.
Sono numeri che aiutano a comprendere perché, nonostante la ripresa rispetto al 2025, ogni nuova sospensione della produzione continui a suscitare preoccupazione.
L'indotto rischia di pagare il prezzo più alto
Tra le principali preoccupazioni dell'Ugl c'è la tenuta delle imprese che lavorano per Stellantis. Il polo di Melfi non è composto soltanto dalle linee di assemblaggio della casa automobilistica. Attorno alla fabbrica opera una rete di aziende impegnate nella produzione di componenti, nella movimentazione dei materiali, nella logistica e nei servizi industriali.
Le sospensioni della produzione possono determinare una riduzione delle commesse e creare difficoltà nella gestione economica e occupazionale delle imprese fornitrici.
Per queste realtà, la possibilità di programmare il lavoro dipende in larga misura dalla continuità produttiva dello stabilimento principale.
L'Ugl Metalmeccanici ritiene quindi indispensabile che qualsiasi strategia di rilancio coinvolga anche i fornitori, garantendo condizioni adeguate per pianificare investimenti, attività e fabbisogni di personale.
La questione è stata sollevata anche dalle altre organizzazioni sindacali. Al termine delle assemblee del 16 ottobre, Fim, Uilm, Fismic e Uglm avevano ribadito la necessità di aumentare concretamente i volumi produttivi, sottolineando che la ripresa di Melfi deve interessare l'intera filiera industriale.
Nuovi modelli e regole europee, le incognite sul futuro
Il futuro dello stabilimento è legato anche al programma dei nuovi modelli assegnati da Stellantis al sito lucano.
La produzione della Jeep Compass ha contribuito al recupero dei volumi, mentre la programmazione industriale comprende la DS7, la Lancia Gamma e un futuro modello Alfa Romeo, annunciato per il 2028.
L'assegnazione di nuove vetture rappresenta un elemento importante, ma la sfida è trasformare questi programmi in una produzione continuativa, capace di sostenere l'occupazione e ridurre progressivamente il ricorso agli ammortizzatori sociali.
Sul quadro industriale pesano anche le decisioni dell'Unione europea relative alla transizione del settore automobilistico, alle motorizzazioni e agli obiettivi ambientali.
I sindacati chiedono regole che consentano agli stabilimenti italiani di mantenere condizioni di competitività, senza compromettere la capacità produttiva e la salvaguardia dell'occupazione.
Per Florence Costanzo, tuttavia, il confronto europeo non può diventare una ragione per rinviare le decisioni industriali che riguardano direttamente Melfi.
La richiesta di un confronto urgente tra azienda, sindacati e istituzioni
L'Ugl Metalmeccanici Basilicata sollecita l'apertura di un confronto tempestivo tra Stellantis, organizzazioni sindacali e istituzioni, con l'obiettivo di definire una strategia industriale fondata su impegni precisi e risultati verificabili.
Il sindacato chiede che la discussione non si limiti alla gestione delle emergenze produttive, ma affronti le prospettive di lungo periodo dello stabilimento e delle aziende collegate.
«Melfi non può vivere nell'incertezza, né può affidare il proprio futuro esclusivamente all'evoluzione del mercato o alle decisioni che maturano a livello europeo», afferma Costanzo.
Per la segretaria regionale, il rilancio deve concretizzarsi in tre risultati fondamentali: produzione, investimenti e occupazione stabile. Saranno questi, secondo l'Ugl, i parametri sui quali valutare le scelte industriali dell'azienda e l'efficacia delle politiche destinate al settore automobilistico.
Intanto, per i lavoratori dello stabilimento lucano si apre un'altra fase di sospensione delle attività. Dopo le fermate del 22 e 23 ottobre, la produzione resterà bloccata anche lunedì 26.
Il calendario delle prossime settimane e la disponibilità dei componenti saranno decisivi per comprendere se si tratti di un'ulteriore difficoltà temporanea oppure di una situazione destinata a prolungare l'incertezza produttiva.
Per Melfi e per l'intero sistema industriale della Basilicata, la richiesta che arriva dai sindacati rimane la stessa: trasformare gli impegni sul futuro dello stabilimento in giornate di lavoro effettive, nuovi investimenti e prospettive occupazionali durature.
