Del Vecchio punta al Fatto Quotidiano, ma i soci respingono l'offerta

Lmdv Media prepara un'Opa da 7,1 milioni di euro. Gli azionisti di maggioranza: «Non vendiamo»

del vecchio punta al fatto quotidiano ma i soci respingono l offerta

Il progetto di acquisizione del Fatto Quotidiano incontra il rifiuto dei soci fondatori. Sullo sfondo, gli articoli di Selvaggia Lucarelli, le inchieste del New York Times e il dibattito sull'indipendenza editoriale

Leonardo Maria Del Vecchio vuole acquistare Il Fatto Quotidiano, ma trova immediatamente la porta chiusa. L'imprenditore, figlio del fondatore di Luxottica, ha avviato attraverso Lmdv Media il percorso per una possibile offerta pubblica di acquisto totalitaria sulla Società editoriale Il Fatto (Seif). La risposta degli azionisti fondatori, che rappresentano la maggioranza del capitale sociale, è arrivata senza esitazioni: non intendono vendere le proprie partecipazioni.

L'operazione, annunciata domenica 25 ottobre, avrebbe un valore complessivo di circa 7,1 milioni di euro e prevederebbe ulteriori investimenti per sostenere lo sviluppo della società editoriale. Ma il rifiuto dei soci di controllo rende estremamente difficile il raggiungimento dell'obiettivo dichiarato: acquisire l'intero capitale di Seif e ritirare il titolo dalla Borsa.

La vicenda assume un significato che va oltre gli aspetti finanziari. Negli ultimi mesi il quotidiano diretto da Marco Travaglio ha pubblicato articoli critici nei confronti dell'imprenditore, compresi alcuni interventi di Selvaggia Lucarelli e una ricostruzione di un'inchiesta del New York Times. Una coincidenza temporale che ha alimentato sospetti e polemiche all'interno della redazione, senza tuttavia dimostrare che l'iniziativa finanziaria sia stata motivata da un intento di ritorsione.

L'offerta da 7,1 milioni e il progetto di uscita dalla Borsa

Il consiglio di amministrazione di Lmdv Media, assistito dallo studio legale Chiomenti, ha autorizzato una due diligence confermatoria su alcune informazioni relative a Seif, passaggio preliminare alla possibile promozione di un'offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria.

Il prezzo ipotizzato è di 0,286 euro per azione, con un premio del 30% rispetto alle quotazioni di riferimento. Il controvalore complessivo indicato è di circa 7,1 milioni di euro.

Il progetto prevede inoltre un apporto finanziario aggiuntivo fino a 4 milioni di euro nell'arco di 24 mesi, destinato a rafforzare la struttura patrimoniale e accompagnare lo sviluppo delle attività editoriali.

Nelle intenzioni dell'acquirente, l'operazione dovrebbe concludersi con il delisting, cioè l'uscita di Seif dal mercato azionario. Lmdv Media ha anche annunciato la volontà di confermare Marco Travaglio alla direzione del quotidiano, mantenendone invariata la linea editoriale.

Si tratta, però, di impegni contenuti nel progetto dell'aspirante acquirente, non di garanzie già tradotte in un accordo con gli attuali azionisti.

La risposta dei fondatori: «No, grazie»

La reazione della società editrice è stata immediata. Cinzia Monteverdi, amministratrice delegata di Seif, ha comunicato alla direzione e ai giornalisti la propria contrarietà all'operazione, sintetizzandola in due parole: «No, grazie».

La posizione è stata successivamente formalizzata dai soci fondatori, rappresentativi di una quota superiore alla metà del capitale sociale, che hanno dichiarato di non essere interessati alla cessione delle rispettive partecipazioni.

Il rifiuto costituisce un ostacolo decisivo per il progetto di acquisizione integrale. Un'offerta pubblica può essere rivolta agli azionisti anche in presenza di un'opposizione del gruppo di controllo, ma senza la loro adesione l'aspirante acquirente non potrebbe raggiungere il possesso dell'intero capitale alle condizioni prospettate.

La vicenda, quindi, non è ancora necessariamente conclusa sotto il profilo procedurale, ma l'orientamento espresso dalla maggioranza riduce sensibilmente le possibilità di successo dell'iniziativa.

La reazione di Travaglio e le tensioni in redazione

La notizia dell'interesse di Del Vecchio è arrivata nella redazione romana del Fatto Quotidiano poco prima delle 20 di domenica. Secondo la ricostruzione pubblicata dal Corriere della Sera, Marco Travaglio avrebbe immediatamente deciso di dare massimo rilievo alla vicenda nell'edizione successiva del giornale, confrontandosi con il condirettore Peter Gomez.

Tra i giornalisti l'annuncio avrebbe provocato una reazione di forte diffidenza. Alcuni avrebbero interpretato l'iniziativa come un tentativo di acquisire il controllo di una testata che negli ultimi tempi aveva dedicato all'imprenditore articoli particolarmente critici.

Travaglio ha evitato dichiarazioni approfondite, richiamando la delicatezza di un'operazione che coinvolge una società quotata e che potrebbe avere conseguenze giuridiche e finanziarie.

Il nodo centrale resta quello dell'autonomia editoriale. La promessa di mantenere invariata la direzione non ha dissipato i dubbi di chi considera l'assetto proprietario uno degli elementi fondamentali per garantire l'indipendenza di un quotidiano.

Gli articoli di Lucarelli e l'inchiesta del New York Times

Il confronto tra Del Vecchio e il quotidiano si inserisce in una serie di polemiche giornalistiche precedenti all'annuncio dell'operazione finanziaria.

Il 18 ottobre Selvaggia Lucarelli aveva dedicato un articolo alla partecipazione dell'imprenditore a Pulp Podcast, condotto da Fedez. Nel corso dell'intervista Del Vecchio aveva parlato pubblicamente della propria vita privata, delle dipendenze e delle esperienze personali. Le dichiarazioni avevano suscitato attenzione e alimentato commenti critici.

Un ulteriore motivo di tensione è arrivato con la pubblicazione di notizie riconducibili a un'inchiesta del New York Times, riprese dal Fatto Quotidiano. Al centro della ricostruzione figuravano presunte intercettazioni riguardanti manager vicini all'imprenditore e ipotesi di dossier contro la sua ex compagna, Jessica Serfaty.

Del Vecchio ha respinto le ricostruzioni, definendole false. Le circostanze riportate restano quindi oggetto di contestazione e non possono essere considerate responsabilità accertate.

Dopo l'annuncio della possibile acquisizione, Lucarelli è tornata sulla vicenda attraverso i social network, sostenendo che l'imprenditore dovrebbe accettare le critiche giornalistiche anziché tentare di acquistare le testate che si occupano di lui.

È soprattutto questa successione di eventi ad aver alimentato, nella redazione del Fatto, l'interpretazione dell'Opa come una possibile risposta alle pubblicazioni recenti. Una lettura politica e giornalistica che resta distinta dalle motivazioni industriali dichiarate ufficialmente da Lmdv Media.

Il nodo finanziario e la soglia dell'82,9%

Dalle comunicazioni sull'operazione emerge un elemento determinante. L'efficacia dell'eventuale Opa sarebbe subordinata al raggiungimento di almeno l'82,9% del capitale votante di Seif, una soglia collegata anche alla necessità di superare il limite statutario del 17% alla partecipazione azionaria.

Il rifiuto dei fondatori rende questo obiettivo, nelle condizioni attuali, sostanzialmente irraggiungibile.

La due diligence dovrebbe inoltre approfondire la situazione economica e finanziaria dell'editrice, alla luce dei richiami sulla continuità aziendale presenti nelle relazioni della società di revisione KPMG relative al bilancio 2025 e alla semestrale 2026.

Gli eventuali 4 milioni di euro aggiuntivi rappresentano dunque una stima preliminare del possibile fabbisogno finanziario, non una ricapitalizzazione già deliberata.

La strategia editoriale di Del Vecchio e i prossimi sviluppi

Il tentativo di acquisire il Fatto si inserisce in un più ampio progetto di espansione nel settore dell'informazione. Lmdv Media ha già acquisito il 30% del Giornale e l'80% di Editoriale Nazionale, gruppo al quale fanno riferimento testate storiche come Il Giorno, La Nazione e Il Resto del Carlino, oltre al marchio QN.

L'obiettivo dichiarato è costruire un polo editoriale capace di integrare quotidiani, piattaforme digitali e contenuti multimediali. L'interesse per il Fatto Quotidiano risponde, almeno sul piano industriale, alla volontà di ampliare ulteriormente questa presenza.