Il ritrovamento di arsenico nelle rocce scavate per la nuova linea ferroviaria del Brennero rischia di trasformarsi in un'emergenza occupazionale. Sulla tratta tra Fortezza e Ponte Gardena, in Alto Adige, il rallentamento dei lavori ha già provocato la sospensione della produzione dei conci in cemento destinati al rivestimento delle gallerie. Per 48 dipendenti della Isocell è scattata la cassa integrazione straordinaria a zero ore per sei mesi, mentre i sindacati lanciano l'allarme sul futuro dell'intero cantiere. Il timore è che le difficoltà tecniche ed economiche possano determinare uno stop più ampio, con conseguenze per circa 400 lavoratori.
L'arsenico rallenta gli scavi della ferrovia
Il problema riguarda il lotto ferroviario di 22,5 chilometri che collega Fortezza a Ponte Gardena, una delle infrastrutture necessarie per rendere pienamente operativo il futuro collegamento ferroviario attraverso il Brennero.
Durante le operazioni di scavo sono emerse concentrazioni di arsenico nel materiale roccioso. La sostanza, presente naturalmente in alcune formazioni geologiche, richiede specifiche procedure di gestione per evitare rischi ambientali.
Terre, rocce e fanghi devono essere raccolti in apposite vasche, sottoposti ai controlli previsti e successivamente trasportati verso siti autorizzati allo smaltimento. Secondo quanto emerso, parte dei materiali viene trasferita in strutture specializzate nelle province di Verona, Vicenza e Milano, mentre la Provincia autonoma di Bolzano segue le attività di monitoraggio.
La complessità delle operazioni ha rallentato l'avanzamento delle gallerie e, di conseguenza, l'utilizzo dei manufatti in cemento già realizzati. L'accumulo dei conci negli spazi disponibili ha contribuito alla decisione di interrompere temporaneamente la produzione.
Cassa integrazione per sei mesi, cresce l'allarme sociale
La sospensione riguarda 48 lavoratori della Isocell, azienda specializzata nella produzione degli elementi prefabbricati utilizzati per rivestire le gallerie ferroviarie. La cassa integrazione straordinaria è stata attivata dal 19 ottobre 2026 e dovrebbe proseguire fino al 19 aprile 2027.
La Fillea Cgil, dopo un confronto con l'azienda e con la rappresentanza sindacale, ha chiesto che il trattamento economico venga anticipato ai dipendenti, per ridurre le difficoltà derivanti dalla sospensione dell'attività lavorativa.
Il segretario provinciale Marco Nardini ha richiamato l'attenzione sulle conseguenze per le famiglie coinvolte. «Una riduzione dello stipendio a causa della cassa integrazione incide maggiormente in questo periodo in cui in tutta Italia il carovita è un problema importante», ha dichiarato il sindacalista.
Ma la preoccupazione va oltre la situazione della singola impresa. Nardini teme che il rallentamento possa rappresentare il primo segnale di una crisi più profonda, fino a coinvolgere altre aziende impegnate nella costruzione della linea.
Il rischio di fermare il cantiere e perdere 400 posti
L'allarme riguarda soprattutto le prospettive economiche dell'infrastruttura. Secondo il segretario della Fillea Cgil, il rischio è quello di arrivare a una sospensione generalizzata dei lavori, con il possibile licenziamento di circa 400 operai.
Una prospettiva che il sindacato collega anche alle tensioni finanziarie nel settore delle grandi opere pubbliche. Al centro delle preoccupazioni c'è la posizione di Webuild, impegnata insieme a Implenia nel Consorzio Dolomiti, incaricato di realizzare la tratta ferroviaria.
Nelle scorse settimane Webuild ha sollevato la questione dei pagamenti dovuti per lavori eseguiti e obbligazioni contrattuali maturate su diversi cantieri italiani, per un importo complessivo indicato in 22 miliardi di euro. La società ha precisato che non si tratta di una richiesta di maggiori costi, ma di crediti per lavori certificati e anticipazioni previste dalla normativa.
Il timore dei sindacati è che eventuali difficoltà finanziarie possano ripercuotersi anche sulle attività in corso lungo il corridoio ferroviario del Brennero. Al momento, tuttavia, non risulta annunciata una chiusura definitiva del cantiere: quello dei 400 posti di lavoro resta uno scenario temuto dalle organizzazioni sindacali.
Le spiegazioni dell'Osservatorio e il nodo dei materiali accumulati
La presenza dell'arsenico, tuttavia, non sarebbe l'unica causa del fermo produttivo. Martin Ausserdorfer, direttore dell'Osservatorio BBT, ha chiarito che le prescrizioni per il trattamento e lo smaltimento del materiale hanno effettivamente rallentato gli scavi, ma che bisogna considerare anche l'organizzazione della produzione.
La Isocell ha infatti realizzato una quantità di conci superiore a quella effettivamente utilizzata nei lavori. L'accumulo dei manufatti ha creato ulteriori difficoltà di stoccaggio, contribuendo alla sospensione delle attività.
Il problema dell'arsenico non è del tutto nuovo. Già nel giugno 2025, durante i lavori alla finestra di accesso di Chiusa, erano state individuate concentrazioni elevate della sostanza di origine naturale. In quell'occasione gli scavi erano stati temporaneamente sospesi, prima della ripresa delle attività nell'agosto dello stesso anno grazie a un intervento coordinato tra Rete Ferroviaria Italiana, Provincia autonoma di Bolzano e amministrazioni locali.
Vertice in Prefettura il 5 novembre
La situazione sarà al centro di un incontro istituzionale fissato per giovedì 5 novembre presso il Commissariato del Governo di Bolzano, con la partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori e delle istituzioni provinciali.
I sindacati chiedono chiarimenti sulle prospettive del cantiere, sulla continuità occupazionale e sulle garanzie economiche necessarie per completare gli interventi.
La posta in gioco supera i confini dell'Alto Adige. La nuova ferrovia tra Fortezza e Verona costituisce il collegamento meridionale della Galleria di base del Brennero e rappresenta una componente fondamentale del corridoio europeo Scandinavia-Mediterraneo, destinato a rafforzare il trasporto ferroviario delle merci tra l'Italia e il Nord Europa.
L'infrastruttura deve però confrontarsi con l'aumento dei costi, le difficoltà geologiche e la complessità dei cantieri. Per i lavoratori coinvolti, intanto, il problema è immediato: sei mesi di cassa integrazione e l'incertezza sui tempi della ripresa della produzione.
