Perquisizioni e sequestri nella sede del Garante per la protezione dei dati personali. La Guardia di Finanza, su delega della Procura di Roma, ha eseguito un’operazione che coinvolge il presidente Pasquale Stanzione e altri membri dell’Autorità, iscritti nel registro degli indagati con le ipotesi di reato di peculato e corruzione. L’intervento si è concentrato sugli uffici amministrativi e contabili, con l’acquisizione di documentazione e supporti informatici ritenuti utili a ricostruire flussi di spesa e procedure interne.
Le accuse e il filone d’indagine
Secondo quanto trapela dagli ambienti giudiziari, l’indagine riguarda l’utilizzo di fondi dell’Autorità per spese che gli inquirenti considerano non coerenti con le finalità istituzionali. Al vaglio della Procura ci sarebbero rimborsi, incarichi e affidamenti ritenuti irregolari, oltre a presunti vantaggi indebiti concessi in cambio di favori. Le ipotesi di peculato e corruzione vengono contestate a vario titolo agli indagati, in una fase ancora preliminare dell’inchiesta, che mira a chiarire se vi sia stato un uso distorto delle risorse pubbliche affidate all’Autorità indipendente.
Il ruolo dell’inchiesta di Report
Il fascicolo giudiziario nasce anche dalle rivelazioni della trasmissione Report, che nei mesi scorsi aveva acceso i riflettori su quella che veniva definita la vicenda delle «spese pazze» del Garante. Il programma aveva ricostruito una serie di uscite economiche considerate anomale, sollevando interrogativi sulla gestione interna dell’ente. Quelle segnalazioni hanno contribuito ad attivare gli accertamenti della magistratura, sfociati ora nelle perquisizioni e nei sequestri disposti dagli inquirenti.
Le reazioni e il silenzio istituzionale
Al momento non risultano commenti ufficiali da parte di Stanzione o degli altri indagati. Dal Garante della Privacy filtra una linea di prudenza, con il richiamo al rispetto del lavoro della magistratura e alla presunzione di innocenza. L’inchiesta rappresenta comunque un passaggio delicato per un’Autorità chiamata a vigilare sulla correttezza e sulla legalità dei trattamenti di dati personali, e che ora si trova sotto esame per la propria gestione interna. La Procura di Roma proseguirà nelle prossime settimane l’analisi del materiale sequestrato. Gli accertamenti dovranno stabilire se le condotte contestate integrino effettivamente i reati ipotizzati e se vi siano ulteriori profili di responsabilità. L’indagine è destinata ad avere riflessi istituzionali rilevanti, sia sul funzionamento del Garante sia sul dibattito politico, che potrebbe aprirsi sulla governance delle autorità indipendenti.
