L’ipotesi di una campagna coordinata. Gli attacchi informatici al centro dell’indagine sul caso Paragon potrebbero far parte di una stessa operazione di infezione. È quanto emerge dalla consulenza tecnica acquisita dalle Procure di Roma e Napoli, coordinata dalla Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo. Secondo gli accertamenti tecnici, il periodo di presumibile compromissione dei dispositivi utilizzati da Luca Casarini, Francesco Caccia e Francesco Cancellato risalirebbe alle prime ore del 14 dicembre 2024. I consulenti hanno evidenziato che l’esecuzione ravvicinata dei tre attacchi nella stessa notte lascia ipotizzare che possano essere stati parte di una medesima campagna di infezione informatica.
L’inchiesta delle procure
L’indagine, avviata a seguito delle querele presentate dalle persone coinvolte, è coordinata dagli aggiunti Sergio Colaiocco e Enzo Piscitelli. Il procedimento è al momento a carico di ignoti. I magistrati ipotizzano i reati di accesso abusivo a sistema informatico e intercettazione illecita di comunicazioni. Le denunce sono state presentate dopo che i destinatari avevano ricevuto notifiche dalla società Meta, che li informava della possibile compromissione dei loro dispositivi mobili.
Il ruolo delle notifiche di sicurezza
Secondo quanto ricostruito finora, le segnalazioni di Meta avrebbero avvisato gli utenti di una possibile infezione dei rispettivi smartphone, portando alla presentazione delle querele e all’avvio dell’inchiesta. Gli accertamenti tecnici puntano ora a ricostruire la dinamica dell’eventuale intrusione e a individuare i responsabili della presunta attività di spionaggio informatico.
