Il sospetto di un circuito più ampio. L’inchiesta potrebbe allargarsi. Dopo l’arresto di un giornalista di 48 anni e di una docente di 52 anni con accuse legate alla pedopornografia, gli investigatori stanno verificando se dietro il caso possa esserci un circuito più ampio di scambio di immagini di minori. Le indagini sono coordinate dalla Procura di Roma e condotte dai Carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Roma, che stanno analizzando nel dettaglio telefoni cellulari, computer e archivi digitali sequestrati ai due indagati. Nel telefono dell’uomo, oltre alle immagini ricevute dalla donna, i militari sono riusciti a recuperare anche fotografie di altri bambini che l’indagato pensava di aver cancellato definitivamente. Un elemento che ha spinto gli inquirenti ad approfondire l’origine di quei file.
Le immagini e i contatti al vaglio
Secondo l’ipotesi investigativa, la docente avrebbe inviato al giornalista fotografie della figlia dodicenne e dei nipoti, anche su richiesta dell’uomo. Le immagini sarebbero state accompagnate da messaggi e commenti ritenuti dagli investigatori particolarmente gravi. Proprio l’esistenza di file riguardanti altri minori ha aperto un nuovo filone d’indagine. Gli investigatori stanno esaminando tutte le comunicazioni in entrata e in uscita dal telefono del giornalista, oltre ai contatti, alle email e ai profili social, per capire se vi siano stati scambi con altre persone. Al momento non sono emersi riscontri certi sull’esistenza di una rete organizzata, ma ogni elemento viene verificato per stabilire se le immagini possano provenire dal web o da altri soggetti.
Le accuse e il racconto della bambina
Le accuse contestate ai due indagati sono violenza sessuale su minori, pornografia minorile e detenzione di materiale pedopornografico. L’indagine ha preso avvio dal racconto di una bambina di dodici anni, ascoltata successivamente in audizione protetta davanti ai magistrati con il supporto di psicologi. La minore avrebbe raccontato al padre di aver trovato alcune fotografie nel computer della madre. Da quella segnalazione, lo scorso novembre, sono scattate le prime verifiche che hanno portato alle perquisizioni tra Lazio e Veneto e al sequestro dei dispositivi informatici.
Gli arresti tra Treviso e Roma
Venerdì scorso i carabinieri hanno eseguito le misure cautelari. La docente è stata fermata nella sua abitazione a Treviso, mentre il giornalista è stato arrestato alla stazione Roma Termini appena sceso da un treno proveniente da Bologna. Gli investigatori hanno scelto di fermarlo in stazione per evitare l’intervento nell’abitazione dove vive con la moglie e i figli. Nei prossimi giorni entrambi gli indagati saranno interrogati dai magistrati e potranno fornire la loro versione dei fatti. Nel frattempo prosegue l’analisi dei dispositivi digitali sequestrati, che potrebbe chiarire se il materiale trovato sia il risultato di scambi con altre persone o di ricerche effettuate autonomamente sul web.
