Roma, la resa dopo il braccio di ferro. Alla fine il passo indietro è arrivato. Daniela Santanchè ha rassegnato le dimissioni da ministra del Turismo, dopo giorni di resistenza e un confronto sempre più teso con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Fino all’ultimo la ministra aveva confermato i suoi impegni istituzionali, nel tentativo di dimostrare la volontà di restare al suo posto. Ma il pressing politico di Palazzo Chigi e soprattutto la prospettiva concreta di una mozione di sfiducia in Parlamento hanno cambiato lo scenario. Il rischio di una sfiducia votata anche dalla maggioranza, o sostenuta da un’astensione decisiva degli alleati, avrebbe rappresentato una sconfessione pubblica difficilmente sostenibile. Da qui la decisione di anticipare gli eventi e lasciare l’incarico.
La lettera a Meloni: «Non sono un capro espiatorio»
Le dimissioni sono state formalizzate con una lettera indirizzata alla premier. Un testo dai toni personali e politici insieme, in cui Santanchè rivendica il proprio operato e sottolinea di aver deciso di lasciare solo dopo una richiesta esplicita. Nel passaggio più significativo, la ministra uscente respinge l’idea di essere sacrificata per ragioni politiche più ampie, legate anche al clima seguito al referendum sulla giustizia. Rivendica inoltre una “fedina penale immacolata” e l’assenza, allo stato attuale, di rinvii a giudizio nelle vicende che la riguardano. Non manca un riferimento all’amarezza personale, ma anche alla lealtà politica verso il partito e la stessa Meloni, con una chiusura formale e distante.
Il peso delle inchieste e il contesto politico
A pesare sulla sua posizione sono state soprattutto le vicende giudiziarie. Le indagini della Procura di Milano sulla gestione di Visibilia e Ki Group, con ipotesi di bancarotta e falso in bilancio, hanno rappresentato il nodo principale. A queste si sono aggiunti altri filoni, tra cui le verifiche su presunte irregolarità nella gestione della cassa integrazione e ulteriori accertamenti su operazioni societarie e immobiliari. Nonostante Santanchè abbia sempre respinto ogni accusa, sostenendo di aver appreso delle indagini dai media e negando responsabilità dirette, il peso politico della situazione è progressivamente aumentato. Determinante anche il mutato clima all’interno della maggioranza dopo il referendum, con la linea di Meloni orientata a ristabilire compattezza e credibilità istituzionale.
Gli scenari dopo le dimissioni
Le dimissioni aprono ora una nuova fase per il governo. Resta da capire chi prenderà la guida del ministero del Turismo e se la scelta cadrà su una figura politica o tecnica. Sul piano politico, l’uscita di scena di Santanchè segna un passaggio significativo per l’esecutivo, che punta a chiudere una stagione di polemiche e a rafforzare la propria tenuta parlamentare. Sul fronte giudiziario, invece, le indagini proseguiranno il loro corso, indipendentemente dalla sua uscita dal governo.
