La vicenda giudiziaria che coinvolge Giusi Bartolozzi si trasforma in un nuovo terreno di scontro politico tra maggioranza e opposizione. L’ex capo di gabinetto del ministero della Giustizia è destinataria di una richiesta di rinvio a giudizio per false dichiarazioni ai pm nell’ambito del caso Almasri. Ma la maggioranza parlamentare tenta ora una strada istituzionale per bloccare il processo.
Il voto a Montecitorio
Con 11 voti contro 10, l’Ufficio di presidenza della Camera dei deputati ha approvato la proposta di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale. Una decisione sostenuta dalla relazione del deputato forzista Giorgio Mulé, che sarà sottoposta al voto dell’aula nei prossimi giorni. Secondo la tesi della maggioranza, le dichiarazioni rese da Bartolozzi sarebbero strettamente connesse all’operato del governo, già sottratto a indagini dopo il diniego del Parlamento a procedere contro il ministro Carlo Nordio, il titolare dell’Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario Alfredo Mantovano. Da qui la necessità, sostengono, di evitare che l’esecutivo venga coinvolto indirettamente in un processo.
Le accuse e il nodo giudiziario
La Procura di Roma, con sede a piazzale Clodio, contesta invece una condotta autonoma. I magistrati ritengono che alcune dichiarazioni rese da Bartolozzi al tribunale dei ministri siano inattendibili e, in parte, mendaci. Proprio su questo si fonda l’accusa di false informazioni al pubblico ministero. La difesa aveva provato a sostenere due linee: da un lato l’estensione dello “scudo” riservato ai membri del governo, dall’altro la competenza della procura di Perugia, in quanto magistrata. Entrambe le tesi sono state respinte dagli inquirenti romani, che ribadiscono la distinzione tra responsabilità politiche e condotte personali.
Lo scontro politico
Durissima la reazione delle opposizioni. Partito Democratico e Movimento 5 Stelle parlano apertamente di forzatura istituzionale e di un tentativo di proteggere una figura vicina all’esecutivo. Secondo Chiara Braga, capogruppo Pd, la decisione rappresenta «una responsabilità grave» attribuita indirettamente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accusata di voler evitare chiarimenti sul rilascio del libico Almasri. Sulla stessa linea il M5s, che definisce la scelta «un precedente pericoloso» e un esempio di tutela politica verso chi è accusato di aver mentito ai magistrati.
Verso la Consulta
Il destino giudiziario di Bartolozzi potrebbe ora dipendere dalla decisione della Consulta, chiamata a stabilire se esista davvero un conflitto tra poteri dello Stato. Nel frattempo, l’ex capo di gabinetto continua a dichiararsi serena, sostenendo di aver sempre agito nel rispetto del proprio ruolo. Ma rispetto a poche settimane fa, quando sedeva ai vertici di via Arenula, il quadro è radicalmente cambiato: la partita si gioca ora tra aule parlamentari e giudici costituzionali.
