Un intreccio tra affari, politica e inchieste giudiziarie scuote ancora il ministero della Giustizia. Al centro c’è l’ex sottosegretario Andrea Delmastro, finito nella bufera per i rapporti con l’imprenditore romano Mauro Caroccia, già condannato e coinvolto in indagini per bancarotta e riciclaggio.
Il rapporto con Caroccia
Secondo quanto emerso nelle indagini della Direzione distrettuale antimafia, Caroccia — con alle spalle problemi economici e giudiziari — avrebbe trovato proprio in Delmastro un sostegno per rilanciarsi nel settore della ristorazione. L’incontro tra i due sarebbe avvenuto in uno dei locali della catena “Da Baffo”, dando origine a un rapporto personale poi sfociato nella nascita della società “Le 5 Forchette”, collegata al ristorante “Bisteccheria d’Italia”. La particolarità dell’operazione è che le quote societarie risultano intestate alla figlia di Caroccia, Miriam Caroccia, all’epoca appena maggiorenne. La giovane ha dichiarato ai magistrati di non essere stata consapevole di detenere il controllo totale della società né di aver versato somme per acquisirne le quote.
Le indagini e i dubbi dei pm
Gli inquirenti stanno verificando la natura dei finanziamenti e dei movimenti economici legati al ristorante, inclusi i circa 45 mila euro investiti da Delmastro. Caroccia, condannato in via definitiva a quattro anni anche per vicende legate al clan Senese, ha sostenuto di aver parlato al politico solo delle proprie difficoltà economiche e non dei problemi penali. Una versione che, però, non ha convinto del tutto la procura. Al momento Delmastro non risulta indagato, ma l’attenzione degli investigatori resta alta su eventuali profili di riciclaggio o intestazione fittizia.
La censura della Camera
Sul piano istituzionale, il Comitato etico della Camera dei deputati ha deciso all’unanimità di sanzionare Delmastro. La misura riguarda la mancata comunicazione tempestiva delle sue partecipazioni nella società. Si tratta di una censura formale, definita “reputazionale”, che non comporta conseguenze operative ma rappresenta una presa di posizione ufficiale per violazione degli obblighi di trasparenza previsti dal regolamento parlamentare.
Le reazioni politiche
Le opposizioni chiedono che il caso non venga archiviato sul piano politico. Angelo Bonelli, di Alleanza Verdi e Sinistra, sollecita chiarimenti sul motivo dell’investimento e sui rapporti con una figura condannata per reati gravi. Nel frattempo, anche all’interno della maggioranza si registra l’esigenza di chiudere rapidamente la vicenda per evitare ulteriori contraccolpi politici. La censura della Camera viene letta come un passaggio necessario per arginare le polemiche.
Le conseguenze al ministero
Dopo le dimissioni di Delmastro, le deleghe sono state redistribuite: al sottosegretario Andrea Ostellari sono andate le competenze su Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e polizia penitenziaria, mentre al viceministro Francesco Paolo Sisto sono state assegnate quelle sulla giustizia digitale e sulla magistratura onoraria. Resta però aperto il fronte politico, con interrogativi ancora senza risposta sui rapporti tra politica e affari emersi da questa vicenda.
