Il verdetto delle analisi. A Pietracatella, piccolo centro del Molise, il caso della morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara si complica. Le nuove analisi avrebbero confermato la presenza di ricina nei corpi delle due vittime, mentre nel sangue del marito Gianni Di Vita non sarebbe stata trovata alcuna traccia del veleno. Un elemento che mette in discussione la versione iniziale dell’uomo, che aveva parlato di un’intossicazione comune accusando sintomi simili a quelli delle due familiari.
Il cerchio si stringe
Gli investigatori della squadra mobile di Campobasso, coordinati da Marco Graziano, stanno ascoltando decine di testimoni e concentrano l’attenzione sulla cerchia più vicina alla famiglia. I sospetti, per la prima volta, emergono con maggiore chiarezza, anche se formalmente non ci sono indagati. La Procura di Larino, guidata da Elvira Antonelli, mantiene il massimo riserbo e non conferma le indiscrezioni, mentre si attende il report ufficiale del centro antiveleni di Pavia e la relazione autoptica.
Un paese chiuso nel silenzio
Nel borgo di poco più di mille abitanti, dove Gianni Di Vita è stato sindaco per due mandati, prevale il silenzio. La comunità si stringe attorno all’uomo e alla figlia sopravvissuta, Alice, proteggendo la famiglia dall’assedio mediatico. Le strade sono deserte, molte case chiuse, e chi resta respinge l’idea che un delitto così complesso possa essere maturato in un contesto ritenuto tranquillo. Eppure, proprio qui, gli inquirenti cercano la verità.
La pista della ricina
La presenza della ricina, sostanza altamente tossica ricavata dai semi di ricino, apre scenari inquietanti. Non si tratta di un veleno di facile utilizzo, ma nel territorio le piante sono presenti e accessibili. Resta da chiarire chi abbia potuto procurarsi la sostanza e con quale obiettivo. Non è escluso che le vittime designate potessero essere altre o che il piano abbia avuto sviluppi diversi da quelli previsti.
Indagini in corso
Gli accertamenti proseguono senza escludere alcuna pista. Le incongruenze nei racconti e i vuoti di memoria sulla cena del 23 dicembre restano al centro dell’inchiesta. In attesa dei risultati ufficiali e degli esami irripetibili previsti a fine aprile, Pietracatella resta sospesa tra dolore e sospetto, mentre gli investigatori cercano di dare un volto all’autore di un possibile duplice omicidio.
