La Commissione parlamentare d’inchiesta sui casi di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori archivia due delle piste più discusse degli ultimi decenni. La cosiddetta “tratta delle bianche” non è mai esistita e la pista di Londra viene considerata ormai priva di consistenza. È quanto emerge dalla prima relazione approvata all’unanimità dalla Bicamerale, presieduta dal senatore Andrea De Priamo. Secondo il documento, le 176 ragazze date per scomparse tra il 1982 e il 1983 sono state tutte identificate e rintracciate. Nessun caso riconducibile a sequestri o omicidi: si è trattato, nella quasi totalità, di allontanamenti volontari poi risolti.
Le verifiche sugli anni Ottanta
L’indagine si è basata su una ricognizione dettagliata delle denunce dell’epoca, incrociate con le banche dati delle forze dell’ordine e gli archivi della Questura di Roma. Gli accertamenti, svolti con il contributo del Servizio Centrale Operativo e della Squadra Mobile, hanno permesso di ricostruire l’esito di ogni singola segnalazione. Dalla relazione emerge che quasi tutte le giovani indicate come scomparse rientrarono nel contesto familiare o furono comunque rintracciate. Un dato che smonta definitivamente l’ipotesi di un fenomeno organizzato e seriale. Resta però un’area grigia. La Commissione segnala che in alcuni casi potrebbero esserci stati episodi di adescamento, anche di minorenni, senza che siano mai stati identificati i responsabili o chiariti i moventi.
Le piste ancora aperte
Archiviati due filoni, l’attenzione si concentra ora su altri scenari. Tra questi, la cosiddetta pista familiare, legata alla figura di Mario Meneguzzi, zio di Emanuela, e quella più complessa che ruota attorno a Marco Accetti, il fotografo romano che si è autoaccusato di un ruolo nei fatti. Accetti è stato ascoltato per ore dalla Commissione e la sua voce è stata riconosciuta come compatibile con quella di uno dei telefonisti coinvolti nel caso. Due percorsi investigativi finora separati, ma che – secondo gli inquirenti – potrebbero presentare punti di contatto. Il vicepresidente della Commissione, Roberto Morassut, ha parlato di un lavoro svolto in clima di concordia, sottolineando però che restano interrogativi aperti. L’ipotesi di episodi di adescamento negli anni Ottanta, pur non strutturati in un sistema organizzato, resta sullo sfondo. La strategia della Bicamerale è quella di procedere per esclusione, restringendo progressivamente il campo delle ipotesi. Un metodo prudente, ma necessario in un’indagine segnata per decenni da depistaggi, silenzi e verità parziali.
