Alla fine, il sipario è calato su Beatrice Venezi. Non per un concerto, ma per una uscita di scena che ha lasciato il Gran Teatro La Fenice attraversato da tensioni profonde. Sette mesi appena, segnati da scontri interni, accuse reciproche e un clima diventato via via insostenibile fino alla rottura definitiva. A ricordare cosa rappresenti questo teatro basta evocare Maria Callas, che proprio qui esordì nel 1947 sotto la direzione di Tullio Serafin. Un passato glorioso che contrasta con la crisi recente, diventata in poche settimane un caso cittadino e politico.
Lo scontro dentro il teatro
La decisione di interrompere il rapporto con Venezi, che preferisce essere definita direttore, arriva dopo una lunga escalation. Il sovrintendente Fortunato Ortombina Colabianchi ha parlato di dichiarazioni considerate lesive per l’istituzione, tali da non poter essere più tollerate. Dall’altra parte, orchestrali e lavoratori raccontano mesi difficili, tra tensioni, accuse e timori disciplinari. Un clima che ha finito per compattare il personale e generare una reazione collettiva inattesa, capace di uscire dalle mura del teatro e coinvolgere la città.
La protesta che diventa città
Il caso ha acceso una mobilitazione che a Venezia non si vedeva da tempo. Tra calli e campielli, volantini e discussioni pubbliche hanno trasformato una vicenda interna in un simbolo più ampio. Il movimento civico “Sconcerto grosso”, guidato da Giorgio Peloso Zantaforni, ha raccolto il malcontento di una generazione che chiede maggiore rispetto per il lavoro culturale. Secondo il sociologo e consigliere comunale Gianfranco Bettin, si tratta di un dissenso “plateale” nel senso più concreto del termine, nato in platea e poi diffuso nel tessuto urbano. Un segnale che va oltre il singolo episodio.
Il riflesso politico
La vicenda si inserisce in un momento delicato per la città, chiamata a votare il 24 e 25 maggio per il nuovo sindaco dopo la lunga stagione di Luigi Brugnaro. Il caso Venezi diventa così terreno di scontro politico e possibile leva elettorale. Il candidato del centrosinistra Andrea Martella osserva una città più reattiva, mentre dal Partito Democratico, con il capogruppo Giuseppe Saccà, si sottolinea come il caso abbia “coagulato nuove energie”. Un malcontento che, secondo molti, nasce anche dalla percezione di una gestione del potere chiusa e poco dialogante.
Le responsabilità e il futuro
Resta aperto il nodo delle responsabilità. Nel mirino non c’è solo la direttrice, ma anche la gestione complessiva del teatro e il ruolo del sovrintendente. Tra gli orchestrali emerge la richiesta di un cambio di passo e di maggiore tutela istituzionale. Intanto il livello artistico della Fenice resta alto, come dimostra la recente presenza di Myung-Whun Chung, protagonista della tournée e delle esecuzioni sinfoniche più recenti. Ma la ferita interna è ancora aperta. La sensazione diffusa è che non sia finita qui. Il caso Venezi ha risvegliato una città che sembrava assopita, riportando al centro il rapporto tra cultura, lavoro e potere. E mentre il leone di San Marco sembra aver riaperto il libro, il clima resta quello di una battaglia destinata a lasciare tracce.
