Carceri italiane al collasso: sovraffollamento al 139%

Il rapporto Antigone denuncia celle piene, tensioni crescenti e meno diritti

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Oltre 18mila detenuti senza posto nelle carceri italiane. Aumentano aggressioni, suicidi e restrizioni. Il XXII rapporto di Antigone fotografa un sistema penitenziario in crisi strutturale, tra sovraffollamento e carenza di personale

Le carceri italiane sono sempre più affollate e sempre più chiuse. A denunciarlo è il XXII rapporto dell’associazione Antigone, che descrive un sistema penitenziario ormai vicino al collasso, tra sovraffollamento record, carenze strutturali, aumento delle aggressioni e crescita dei suicidi dietro le sbarre.

Al 30 aprile 2026 i detenuti presenti negli istituti italiani erano 64.436, mentre i posti realmente disponibili risultavano appena 46.318. Significa che oltre 18mila persone vivono in celle senza spazio sufficiente, con un tasso medio di sovraffollamento pari al 139,1 per cento.

Le carceri più affollate

Il caso più grave è quello della casa circondariale di Lucca, dove il sovraffollamento ha raggiunto il 240 per cento. Seguono Foggia con il 225 per cento, Grosseto al 213, Lodi al 212 e gli istituti di Milano San Vittore, Brescia Canton Monbello e Udine, tutti oltre il 210 per cento. Solo 22 carceri in tutta Italia rispettano il rapporto tra posti disponibili e detenuti presenti.

In molte strutture persistono condizioni giudicate critiche: celle prive di acqua calda o docce, spazi angusti dove si cucina accanto ai servizi igienici e detenuti costretti a trascorrere gran parte della giornata chiusi nelle proprie stanze. Oltre il 60 per cento delle persone recluse esce solo per le ore d’aria previste dal regolamento.

La stretta del Dap

Il rapporto, intitolato “Tutto chiuso”, punta il dito anche contro alcune recenti circolari del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, accusate di aver limitato ulteriormente le libertà interne e le attività trattamentali. Persino i frigoriferi, in diversi istituti, non possono più essere tenuti nelle celle o nei corridoi per ragioni di sicurezza.

Secondo Antigone, proprio l’inasprimento delle restrizioni avrebbe contribuito all’aumento della tensione nelle carceri. Le aggressioni contro la polizia penitenziaria sono salite del 12,4 per cento, mentre quelle tra detenuti sono cresciute del 73 per cento rispetto al 2021. In aumento anche rivolte e atti considerati turbativi dell’ordine interno.

Suicidi e disagio

Resta drammatico il bilancio dei suicidi. Nel 2025 almeno 82 detenuti si sono tolti la vita, mentre dall’inizio del 2026 i casi registrati sono già 24. Altissimo anche il numero degli atti di autolesionismo: mediamente un detenuto su cinque compie gesti autolesivi.

Il rapporto segnala inoltre la presenza di 26 bambini reclusi insieme alle loro 22 madri detenute e denuncia il calo delle misure alternative alla detenzione, mentre cresce la durata delle pene e aumenta il numero dei reati introdotti negli ultimi anni dal legislatore.

Reinserimento sempre più difficile

Tra i dati più preoccupanti emerge la debolezza dei percorsi di reinserimento. Solo il 29,3 per cento dei detenuti svolge un’attività lavorativa e nella maggior parte dei casi si tratta di impieghi interni all’amministrazione penitenziaria. Appena il 7,9 per cento frequenta corsi professionali e solo il 3 per cento è iscritto all’università.

Grave anche la carenza di personale educativo. Nel carcere di Como, ad esempio, risultano in servizio soltanto due educatori rispetto ai sei previsti, con un rapporto di un operatore ogni 183 detenuti.

Per Antigone non si tratta più di emergenze isolate ma di una “crisi strutturale” che investe l’intero sistema penitenziario italiano.