La Corte dei conti ha acceso i riflettori sulle spese sostenute dal collegio del Garante della Privacy, contestando ai quattro componenti dell’Autorità un presunto danno erariale relativo al 2021. Gli atti sono stati notificati a ridosso della prescrizione e rappresentano il primo approdo formale di una vicenda che da mesi coinvolge anche la procura di Roma. La cifra contestata dalla magistratura contabile è di circa undicimila euro, ma il fascicolo potrebbe essere soltanto una parte di accertamenti molto più ampi che riguardano gli anni successivi.
Taxi e rimborsi nel mirino
Uno dei principali punti contestati riguarda l’utilizzo dei taxi da parte dei componenti del collegio. Secondo i magistrati contabili, in numerosi casi le ricevute non permetterebbero di verificare né i percorsi effettuati né il reale collegamento delle corse con attività istituzionali dell’Autorità garante.
L’altro capitolo che ha attirato l’attenzione degli investigatori riguarda le spese sostenute dal presidente Pasquale Stanzione presso la storica macelleria romana Feroci. Alcuni acquisti sarebbero stati inseriti tra le spese rimborsabili dal Garante e oggi figurano negli atti dell’indagine contabile. Le difese dei componenti dell’Autorità dovranno ora presentare controdeduzioni e chiarimenti sulle singole voci contestate.
Il fatto che la contestazione riguardi esclusivamente il 2021 non viene considerato casuale. Si tratta infatti dell’ultimo anno ancora perseguibile prima della prescrizione, ma anche di un periodo fortemente condizionato dalle limitazioni legate alla pandemia e allo smart working.
L’inchiesta penale della procura di Roma
Parallelamente all’azione della Corte dei conti prosegue anche l’inchiesta della procura capitolina per peculato, coordinata dalla pm Chiara Capoluongo e dall’aggiunto Giuseppe De Falco. Nei mesi scorsi la Guardia di finanza ha eseguito acquisizioni di documenti e perquisizioni, ricostruendo un quadro molto più ampio delle spese sostenute dal collegio del Garante tra il 2021 e il 2024.
Secondo gli investigatori, in quel periodo i costi legati all’attività del collegio sarebbero cresciuti del 46 per cento, con un incremento annuale di circa 776 mila euro. Tra le voci finite sotto osservazione compaiono viaggi, soggiorni in alberghi di lusso, cene di rappresentanza, lavanderia, servizi fitness e altre spese considerate non strettamente legate alle funzioni istituzionali.
Gli investigatori stanno inoltre verificando la correttezza di alcune missioni all’estero e delle modalità di rendicontazione adottate dall’Autorità.
Hotel di lusso e missioni all’estero
Tra gli episodi citati negli atti compare una missione in Giappone del 2023 dal costo complessivo di circa 80 mila euro, quasi la metà dei quali spesi per i voli. Sotto osservazione anche soggiorni negli hotel a cinque stelle Bristol e Parco dei Principi utilizzati dai componenti del collegio residenti fuori Roma.
Nelle carte dell’inchiesta figurano inoltre spese per parrucchiere poi restituite, addebiti relativi a fiori e bevande inseriti nei conti alberghieri e acquisti effettuati con carte dell’Autorità. L’ex segretario generale Angelo Fanizza, ascoltato dagli investigatori, avrebbe riferito di avere trovato soltanto annotazioni generiche relative a “pasti pronti” senza documentazione fiscale completa.
Un caso che scuote le autorità indipendenti
La vicenda rischia ora di aprire un nuovo fronte sul funzionamento delle autorità indipendenti e sui controlli interni relativi alle spese di rappresentanza.
Per il momento la contestazione della Corte dei conti resta limitata a una parte ridotta delle spese finite sotto esame, ma gli accertamenti sugli anni successivi sono ancora in corso. Ed è proprio su quel periodo che potrebbe emergere il quadro più delicato dell’intera inchiesta.
