Sette identità diverse, una carta d’identità contraffatta e una fuga durata quasi quattro anni tra le montagne dell’Albania orientale. Si è conclusa la latitanza di D.M.A., cittadino albanese di 42 anni condannato definitivamente per una serie di reati contro il patrimonio commessi in Italia. Riportato nel nostro Paese dopo una lunga attività di cooperazione internazionale, l’uomo deve scontare 5 anni, 9 mesi e 5 giorni di reclusione, oltre a una multa di 1.640 euro.
Il 42enne è arrivato all’aeroporto di Roma Fiumicino con un volo proveniente da Tirana Rinas, scortato dal personale del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia. All’arrivo è stato preso in consegna dagli agenti della Polizia di frontiera aerea e, completate le procedure, trasferito nel carcere di Viterbo.
La fuga iniziata nel 2022
Le ricerche erano cominciate nel 2022, quando un provvedimento di cumulo delle pene emesso dalla Procura della Repubblica di Pordenone non aveva potuto essere eseguito perché il condannato si era reso irreperibile.
Da quel momento gli investigatori della Squadra Catturandi del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Pordenone avevano iniziato a seguirne le tracce, ricostruendo progressivamente gli spostamenti del ricercato fuori dall’Italia. L’attività ha portato a localizzarlo nell’est dell’Albania, in un’area montuosa non lontana dal confine con la Macedonia del Nord.
La svolta era arrivata l’11 marzo, quando il 42enne era stato individuato e fermato dalle autorità albanesi nel porto di Durazzo. Da allora era iniziato l’iter necessario alla sua consegna all’Italia, concluso con il trasferimento a Fiumicino del 12 agosto. L’operazione è stata resa possibile dalla collaborazione tra le forze dell’ordine italiane e albanesi e dal coordinamento degli uffici Interpol di Roma e Tirana.
I furti nelle località turistiche
La condanna riguarda fatti commessi tra il 2013 e il 2016. In particolare, D.M.A. è stato riconosciuto responsabile di sei furti compiuti tra Lignano Sabbiadoro, in provincia di Udine, e Caorle, nel Veneziano.
Gli obiettivi erano soprattutto abitazioni utilizzate per le vacanze e camere d’albergo, in località caratterizzate durante la stagione turistica da un forte ricambio di presenze. Alle contestazioni si aggiunge un altro furto in abitazione commesso a Roma nel settembre del 2015.
Le indagini sui diversi episodi erano state condotte dai Carabinieri delle stazioni competenti per territorio. Una serie di procedimenti che, una volta diventate definitive le condanne, era confluita nella pena che il ricercato dovrà ora scontare.
Il sistema dei sette alias
Uno degli elementi che ha complicato la ricostruzione dell’identità del 42enne è stato il ricorso sistematico a generalità differenti. Nel corso degli anni l’uomo ha utilizzato almeno sette alias, nel tentativo di eludere i controlli e rendere più difficile collegare alla stessa persona i precedenti accumulati in Italia.
Nel 2016, proprio a Caorle, i Carabinieri lo avevano fermato trovandolo in possesso di una carta d’identità rumena contraffatta. Da quel controllo era scattata anche la contestazione relativa alla fabbricazione di documenti falsi.
La molteplicità delle identità utilizzate ha reso particolarmente delicato anche il lavoro necessario a certificare senza dubbi che la persona rintracciata in Albania fosse il destinatario del provvedimento italiano.
La cooperazione che ha chiuso la latitanza
La cattura rappresenta il risultato di un’attività durata anni e sviluppata oltre i confini nazionali. Dall’individuazione dell’area in cui il ricercato si nascondeva fino al fermo a Durazzo e alla successiva consegna all’Italia, l’indagine ha richiesto lo scambio di informazioni tra Carabinieri, autorità di polizia albanesi e strutture Interpol.
Con l’arrivo a Fiumicino si è chiusa una latitanza iniziata nel 2022. Per il 42enne, dopo anni trascorsi lontano dall’Italia e sette diverse identità utilizzate nel corso della sua storia giudiziaria, si sono aperte le porte del carcere di Viterbo, dove dovrà espiare la pena definitiva.
