Ritrovati Cézanne, Renoir e Matisse: nove indagati per il colpo a Parma

I tre capolavori rubati a marzo alla Magnani Rocca erano nascosti in una casa in città

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I carabinieri hanno recuperato i tre dipinti trafugati a Mamiano di Traversetolo. Valgono oltre 9 milioni di euro. Nove persone sono indagate e l’inchiesta della Procura di Parma prosegue

Sono rimasti nascosti per quasi cinque mesi, a pochi chilometri dal museo dal quale erano stati portati via. I tre capolavori di Paul Cézanne, Pierre-Auguste Renoir e Henri Matisse rubati nella notte tra il 22 e il 23 marzo alla Fondazione Magnani Rocca, a Mamiano di Traversetolo, nel Parmense, sono stati recuperati dai carabinieri. Il valore complessivo delle opere supera i nove milioni di euro.

Il ritrovamento è arrivato al termine di una serie di perquisizioni disposte dalla Procura di Parma ed eseguite dai militari del Comando provinciale dei Carabinieri insieme al Nucleo Tutela Patrimonio Culturale. Secondo le prime ricostruzioni, i quadri erano nascosti all’interno di un’abitazione a Parma riconducibile a uno dei sospettati. Gli investigatori ritengono che potrebbero non avere mai lasciato la città dopo il furto.

I tre capolavori ritrovati

Le opere sono Tasse et plat de cerises di Paul Cézanne, Les Poissons di Pierre-Auguste Renoir e Odalisque sur la terrasse di Henri Matisse. Secondo le valutazioni riportate dopo il recupero, il Cézanne vale circa sei milioni di euro, il Renoir circa tre milioni, mentre l’opera di Matisse ha una quotazione decisamente inferiore, nell’ordine delle decine di migliaia di euro. Nel complesso, il patrimonio recuperato supera comunque i nove milioni.

Il Cézanne, realizzato attorno al 1890, è uno dei pezzi più preziosi della raccolta. Les Poissons, dipinto da Renoir attorno al 1917, appartiene invece alla fase tarda della produzione dell’impressionista francese ed è una delle rare opere dell’artista presenti stabilmente in una collezione italiana. L’Odalisque di Matisse risale agli anni Venti. Tutte e tre le opere appartengono alla collezione costruita dal musicologo e collezionista Luigi Magnani.

Il colpo durato meno di tre minuti

Il furto aveva impressionato soprattutto per la rapidità. Le telecamere di sorveglianza avevano ripreso due uomini incappucciati mentre entravano nella villa, raggiungevano la sala che ospitava le opere e le portavano via. All’esterno, secondo la ricostruzione investigativa, erano presenti altri complici. L’intera azione sarebbe durata meno di tre minuti.

L’attivazione dei sistemi di sicurezza e l’arrivo della vigilanza avevano interrotto il colpo prima che potessero sparire altre opere. Nelle prime ore dopo il furto gli investigatori avevano subito ipotizzato un’azione preparata in anticipo, anche per la precisione con la quale erano stati selezionati dipinti di piccole dimensioni e facilmente trasportabili.

Le immagini registrate quella notte sono diventate uno degli elementi centrali dell’indagine. Nel video diffuso dai carabinieri si vedono i ladri muoversi rapidamente nelle sale, prendere i quadri e allontanarsi. Un colpo spettacolare nella sua semplicità, che aveva immediatamente fatto temere che opere così riconoscibili potessero finire nel circuito internazionale del mercato clandestino dell’arte.

Nove persone sotto indagine

Gli sviluppi investigativi hanno portato a nove persone indagate, uomini e donne. Secondo le informazioni emerse nelle ultime ore, si tratterebbe di persone di origine moldava e tra i reati ipotizzati figura anche l’associazione per delinquere. Le responsabilità individuali devono ancora essere accertate e l’inchiesta è tuttora aperta.

La pista investigativa emersa dopo il recupero suggerisce un elemento particolare: la banda sarebbe stata composta da ladri esperti, ma non necessariamente specializzati nel traffico internazionale di opere d’arte. Il clamore suscitato dal furto e l’immediata diffusione mondiale delle immagini dei tre dipinti potrebbero aver reso praticamente impossibile venderli senza attirare l’attenzione degli investigatori.

Da qui l’ipotesi che i capolavori siano rimasti per mesi nascosti in uno sgabuzzino o comunque in un locale dell’abitazione dove sono stati successivamente individuati, senza riuscire a trovare una destinazione sul mercato clandestino. È uno degli aspetti sui quali stanno ancora lavorando gli investigatori, insieme alla ricostruzione dei ruoli dei nove sospettati.

La Villa dei Capolavori

La Fondazione Magnani Rocca è ospitata nella villa di Mamiano, nel comune di Traversetolo, conosciuta come la “Villa dei Capolavori”. La raccolta riunita da Luigi Magnani comprende opere di Tiziano, Dürer, Rubens, Van Dyck, Goya, Monet, oltre agli autori francesi colpiti dal furto di marzo.

Il furto aveva quindi colpito non soltanto una delle collezioni private più importanti d’Italia, ma un patrimonio museale conosciuto a livello internazionale. La Fondazione aveva mantenuto in questi mesi un profilo molto prudente, lasciando lavorare gli investigatori e continuando l’attività espositiva nonostante l’assenza dei tre capolavori.

Il recupero permette ora di ricomporre uno dei nuclei più importanti della raccolta Magnani. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha salutato l’operazione come la restituzione di un patrimonio di straordinario valore, mentre proseguono gli accertamenti per stabilire chi abbia materialmente organizzato il colpo e quale fosse la destinazione prevista per le opere.

Il mercato impossibile dei capolavori rubati

Il caso Magnani Rocca mostra ancora una volta il paradosso dei grandi furti d’arte. Più un'opera è preziosa e conosciuta, più diventa difficile venderla attraverso canali ordinari. Dipinti come quelli di Cézanne e Renoir sono immediatamente identificabili, catalogati e inseriti nelle banche dati delle forze di polizia specializzate nella tutela del patrimonio.

Questo non elimina il mercato clandestino, ma restringe drasticamente la platea dei possibili acquirenti. Ed è proprio questa difficoltà che, secondo la ricostruzione investigativa emersa dopo il ritrovamento, potrebbe avere contribuito a lasciare i tre capolavori fermi a Parma per quasi cinque mesi invece di farli sparire all’estero.

L’indagine, dunque, non si chiude con il ritorno delle opere. Per la Procura di Parma resta da ricostruire l’intera catena del furto, dai sopralluoghi alla scelta dei quadri, dagli esecutori materiali ai complici che avrebbero garantito la fuga e la custodia successiva.

La parte più delicata, però, si è conclusa nel modo che a marzo sembrava tutt’altro che scontato: Cézanne, Renoir e Matisse sono stati ritrovati e potranno tornare alla Fondazione Magnani Rocca.