La pista russa entra nell'inchiesta sull'esplosione nello stabilimento di munizioni di Colleferro, ma il governo invita alla prudenza e, almeno per ora, non accredita l'ipotesi del sabotaggio. A quattro giorni dal violento incendio seguito dalla deflagrazione nello stabilimento KNDS Ammo Italy, il ministro della Difesa Guido Crosetto ridimensiona le ricostruzioni su un possibile coinvolgimento di Mosca: «Non risulta a nessuno che si possa trattare di qualcosa di diverso da un problema interno».
Le parole del ministro arrivano mentre la Procura di Velletri continua gli accertamenti sull'origine dell'incendio del 13 agosto. Nelle ultime ore è emersa l'ipotesi che gli inquirenti stiano verificando eventuali analogie o collegamenti con esplosioni avvenute in siti di munizioni in Bulgaria, episodi che in passato hanno alimentato sospetti su operazioni di sabotaggio. Al momento, però, non risultano elementi pubblicamente accertati che consentano di attribuire quanto avvenuto a Colleferro a un'azione ostile straniera.
Il boato nello stabilimento di munizioni
L'esplosione è avvenuta il 13 agosto nello stabilimento dell'ex Simmel Difesa, oggi controllato da KNDS Ammo Italy, società del gruppo franco-tedesco della difesa KNDS. L'incendio avrebbe avuto origine nell'area della pressatura delle polveri e sarebbe stato seguito da una deflagrazione tanto violenta da essere avvertita a grande distanza. Una colonna di fumo si è alzata sopra l'area industriale, mentre vigili del fuoco e forze dell'ordine hanno isolato la zona.
Non ci sono stati morti né feriti. I 24 lavoratori presenti all'interno dello stabilimento sono stati tutti rintracciati e messi in sicurezza. L'incendio e la successiva esplosione hanno interessato una parte circoscritta del sito produttivo. La Procura di Velletri ha aperto un fascicolo per incendio e già nelle prime ore gli investigatori avevano indicato di non avere elementi per sostenere una matrice eversiva o un sabotaggio.
La stessa KNDS ha confermato l'avvio di accertamenti interni, precisando di non essere ancora in grado di stabilire la causa o l'esatta sequenza degli eventi. Il gruppo ha ribadito che le verifiche vengono condotte in collaborazione con le autorità.
Perché è emersa l'ipotesi russa
A rendere particolarmente sensibile l'indagine è la natura dello stabilimento. Il sito di Colleferro produce munizioni di medio e grosso calibro destinate a sistemi terrestri e navali, oltre a propellenti solidi per applicazioni aerospaziali. La società figura inoltre tra i soggetti coinvolti negli accordi europei per la produzione di munizionamento da 155 millimetri, diventato strategico dopo l'invasione russa dell'Ucraina.
Secondo le ricostruzioni emerse il 17 agosto, gli investigatori starebbero approfondendo anche l'eco che l'esplosione ha avuto sui canali e sui social legati alla Russia, oltre alle possibili analogie con altri incidenti avvenuti in depositi e fabbriche di munizioni dell'Europa orientale. Si tratta, allo stato, di elementi sottoposti a verifica e non di prove di un sabotaggio.
È proprio su questa distinzione che interviene Crosetto. Per il ministro della Difesa, le informazioni disponibili al governo non consentono al momento di spostare l'attenzione da un'origine interna dell'incidente a una matrice esterna. Una posizione che non chiude gli accertamenti giudiziari, ma segna una netta distanza politica dalle ipotesi più allarmistiche circolate nelle ultime ore.
Calenda chiede un'informativa in Parlamento
Il caso è intanto arrivato sul terreno politico. Il leader di Azione, Carlo Calenda, ha chiesto che il governo riferisca in Parlamento alla ripresa dei lavori, sostenendo che non possa restare un margine di incertezza sulla possibilità di un attacco ibrido russo sul territorio italiano. Secondo Calenda, qualora uno scenario del genere fosse confermato, ci si troverebbe di fronte a un episodio di eccezionale gravità per l'Italia e per l'Europa.
Una richiesta che, almeno per il momento, si scontra con la valutazione del ministro della Difesa. Crosetto non contesta la necessità degli accertamenti, ma sottolinea che nelle informazioni a disposizione dell'esecutivo non sarebbe comparso finora alcun elemento capace di trasformare l'ipotesi di sabotaggio in una pista concreta.
L'inchiesta resta aperta
Il punto decisivo sarà ora stabilire che cosa abbia innescato l'incendio nel reparto delle polveri e ricostruire l'intera catena degli eventi che ha preceduto la deflagrazione. Gli accertamenti tecnici dovranno chiarire se all'origine vi siano stati un guasto, un'anomalia nel processo produttivo, un errore o altre cause.
Fino all'esito delle verifiche, la pista internazionale resta dunque un'ipotesi investigativa da sottoporre a riscontri. Il dato politico nuovo è invece la distanza tra chi chiede al governo di considerare apertamente lo scenario di una possibile operazione russa e la posizione della Difesa, che allo stato degli elementi disponibili continua a leggere l'esplosione di Colleferro come un problema interno allo stabilimento.
