Furto al MuMe, i quattro custodi rischiano il licenziamento

Dopo il colpo di Ferragosto scatta l'azione disciplinare. L'allarme era funzionante

furto al mume i quattro custodi rischiano il licenziamento

I quattro addetti in servizio durante il furto delle opere di Antonello da Messina sono in ferie d'ufficio. La Regione attende la relazione della direttrice: tra le sanzioni possibili c'è anche il licenziamento

Sono fuori servizio da domenica e adesso rischiano conseguenze ben più pesanti. I quattro custodi presenti al Museo regionale di Messina, il MuMe, la sera di Ferragosto saranno sottoposti a procedimento disciplinare per quanto accaduto durante il clamoroso furto delle opere di Antonello da Messina. La procedura scatterà quando il dipartimento regionale dei Beni culturali riceverà la relazione della direttrice Marisa Mercurio. La sanzione più grave prevista è il licenziamento.

I quattro, due donne dipendenti della Regione Siciliana e due uomini ex Asu impiegati dalla Servizi ausiliari Sicilia, sono stati nel frattempo collocati in ferie d'ufficio. Il presidente della Regione Renato Schifani ha assicurato che le responsabilità saranno accertate senza coperture, ma anche senza individuare colpevoli prima della conclusione degli accertamenti.

Quei quindici minuti senza una reazione

È soprattutto la gestione dell'allarme a essere finita sotto esame. Il sistema di sicurezza e la videosorveglianza risultavano funzionanti. L'irruzione viene collocata intorno alle 20.47 e le telecamere hanno registrato le fasi del colpo. L'allarme sarebbe scattato all'interno dell'edificio, ma non avrebbe prodotto una segnalazione automatica alle forze dell'ordine, perché l'impianto non era collegato alle loro centrali operative.

Secondo quanto ricostruito finora, i ladri impiegarono pochi minuti per entrare nelle sale e asportare le opere. Due componenti della banda sarebbero entrati nel museo mentre altri complici attendevano all'esterno. Una delle tavole venne estratta da una teca blindata. I quattro custodi non avrebbero reagito al segnale e gli investigatori stanno cercando di stabilire perché l'allarme sia stato disattivato e perché nessuno abbia controllato immediatamente i monitor della videosorveglianza.

Alle 21.02 la prima richiesta di intervento arrivò dall'esterno. Una cittadina aveva notato due tavole del Polittico di San Gregorio abbandonate nei pressi del museo e chiamò il 112. Solo in seguito all'arrivo delle forze dell'ordine il personale in servizio avrebbe compreso che nelle sale era avvenuto un furto. Tra l'irruzione registrata dalle telecamere e quella telefonata trascorse circa un quarto d'ora, un intervallo che ora pesa nella valutazione delle procedure di sicurezza.

Il procedimento e la posizione dei custodi

Il dipartimento regionale attende la relazione della direttrice Marisa Mercurio prima di avviare formalmente l'azione disciplinare, che sarà poi gestita dalla Funzione pubblica regionale. Se la Procura di Messina dovesse iscrivere nel registro degli indagati uno o più dei quattro custodi, il procedimento amministrativo verrebbe sospeso in attesa degli sviluppi dell'inchiesta penale.

Schifani ha parlato di una criticità che, allo stato delle verifiche, sembrerebbe riguardare soprattutto il fattore umano. La Regione ha disposto un'ispezione per controllare turni, postazioni, segnali ricevuti e tempi di reazione. Lo stesso presidente ha definito grave anche l'assenza, fin dall'apertura della nuova sede museale, di un collegamento diretto dell'allarme con le forze di polizia.

Le tracce della banda e la pista del basista

Parallelamente prosegue la caccia agli autori del furto. La Polizia Scientifica, la Squadra mobile e i Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale stanno esaminando le tracce raccolte nella sala e lungo il percorso di fuga. Le immagini delle telecamere del museo e della zona sono al centro delle verifiche, insieme ai filmati dei giorni precedenti e ai dati utili a ricostruire gli spostamenti dei componenti della banda.

È stata invece ridimensionata una delle prime piste investigative: il furgone individuato dopo il colpo e inizialmente ritenuto quello utilizzato dai ladri non sarebbe il mezzo della banda. Resta aperta l'ipotesi di un basista capace di fornire informazioni sulla struttura e sui sistemi di vigilanza. Il procuratore capo Antonio D'Amato ha spiegato che gli accertamenti si muovono in più direzioni, compresa quella di eventuali complicità interne, senza escludere allo stato neppure un possibile interesse della criminalità organizzata.

Nessuna anomalia, invece, sarebbe stata trovata nei verbali compilati dal personale nei giorni precedenti. Non risultavano segnalazioni di persone sospette impegnate in sopralluoghi nelle sale o nei pressi degli accessi poi utilizzati per il colpo.

Il museo riaperto, le opere ancora scomparse

Il MuMe ha riaperto al pubblico il 18 agosto. Al posto delle opere sottratte sono stati sistemati teli neri, mentre continua la ricerca delle tre tavole mancanti del Polittico di San Gregorio e della piccola tavola bifronte raffigurante la Madonna col Bambino e un francescano da un lato e Cristo in Pietà dall'altro. Due pannelli del polittico erano stati abbandonati dai ladri durante la fuga e recuperati poche ore dopo il colpo.

Il fascicolo aperto dalla Procura di Messina per furto pluriaggravato di opere d'arte resta, al momento, a carico di ignoti. Il punto decisivo sarà capire se quella notte sia bastata una grave sottovalutazione dell'allarme oppure se qualcuno abbia consapevolmente aiutato la banda a sfruttare le falle nella vigilanza.