A Venezia la caccia ai borseggiatori è diventata anche uno spettacolo social. Al centro dei video c’è Mervin Hunter, nome utilizzato online dal filippino Mervin Dayagro, 45 anni, già noto per analoghe iniziative nella metropolitana di Roma. In questi giorni si è spostato nel centro storico lagunare insieme ad alcuni creator britannici che pubblicano con il marchio DJE Media, trasformando gli inseguimenti dei presunti ladri in contenuti destinati a migliaia di visualizzazioni.
Il metodo è immediato e volutamente plateale. Hunter individua persone che ritiene responsabili di borseggi, le segue nei punti più affollati e le indica pubblicamente gridando «pickpocket». In alcuni filmati utilizza pistole ad acqua, in altri una bomboletta di vernice rossa per macchiare vestiti e corpo dei sospettati. Scene riprese tra calli, campi e imbarcaderi, dove la presenza continua di turisti rende il fenomeno dei furti con destrezza una delle questioni più sentite sul fronte della sicurezza.
Dalle provocazioni alle colluttazioni
La tensione, però, non resta confinata alle parole. Secondo le ricostruzioni pubblicate nelle ultime ore, diversi confronti sono degenerati in vere colluttazioni. Nei filmati compaiono pugni, oggetti lanciati e spray urticanti. In un episodio avvenuto nella zona di piazzale Roma, la situazione avrebbe richiesto anche l’intervento della Polizia locale, che ha identificato le persone coinvolte.
È proprio il rischio di una spirale di violenza a preoccupare l’amministrazione veneziana. «Azioni da condannare», ha dichiarato l’assessora comunale alla Sicurezza Francesca Zaccariotto, invitando cittadini e visitatori a segnalare i sospetti alle forze dell’ordine anziché intervenire direttamente. Secondo l’assessora, iniziative estemporanee di questo tipo possono peggiorare una situazione già delicata e trasformare una segnalazione in uno scontro fisico capace di coinvolgere anche persone estranee.
La posizione del Comune si inserisce in una stagione di controlli rafforzati. Fino al 23 agosto sono infatti attive misure straordinarie di sicurezza disposte dalla Prefettura in diverse aree ad alta presenza turistica della provincia, comprese zone del centro storico veneziano. L’obiettivo dichiarato è aumentare la prevenzione e la capacità di intervento nei luoghi dove affollamento e grandi flussi di visitatori favoriscono anche furti e altri episodi di microcriminalità.
Da Roma a Venezia, i video diventano virali
Prima di arrivare in laguna, Hunter era diventato un personaggio molto seguito per le sue azioni nella metropolitana di Roma. Il 13 luglio una colluttazione con persone indicate come borseggiatori era stata ripresa e rilanciata online, facendo circolare il suo nome ben oltre la comunità filippina in Italia.
In successive interviste Hunter ha spiegato di considerare la vernice uno strumento per rendere riconoscibili i sospetti e ha sostenuto di voler continuare la propria attività. All’inizio di agosto aveva inoltre riferito che una sua pagina Facebook era stata rimossa per una presunta violazione degli standard della piattaforma collegata alla rappresentazione della violenza. La cancellazione dell’account, aveva assicurato, non avrebbe fermato la produzione dei video.
A Venezia il meccanismo si è ripetuto. Le scene di inseguimenti e scontri vengono pubblicate e rilanciate rapidamente, alimentando due reazioni opposte. Da una parte c’è chi considera Hunter un deterrente contro i furti e applaude l’esposizione pubblica dei sospetti. Dall’altra cresce la preoccupazione per iniziative private che possono trasformarsi in punizioni sommarie, soprattutto quando l’identificazione di una persona come borseggiatore non deriva da un accertamento delle autorità.
Il confine tra denuncia e giustizia privata
Sul punto è intervenuta anche Monica Poli, consigliera comunale conosciuta sui social per i suoi avvertimenti contro i borseggiatori. Poli ha difeso Hunter dalle critiche, sostenendo che il problema principale resti l’aggressività dei gruppi dediti ai furti e chiedendo strumenti più efficaci per contrastarli.
Il confronto resta quindi aperto. Il fenomeno dei borseggi è reale e continua a impegnare forze dell’ordine e amministrazione, ma la scelta di inseguire, provocare o marchiare pubblicamente persone indicate come responsabili introduce un ulteriore elemento di rischio. Tanto più in una città come Venezia, dove un confronto nato davanti a una telecamera può rapidamente coinvolgere decine di turisti concentrati in spazi stretti.
Secondo quanto riferito dal Corriere del Veneto, al momento non risultano denunce a carico di Mervin Hunter per gli episodi veneziani descritti. Questo non significa tuttavia che qualsiasi intervento privato sia automaticamente privo di conseguenze: eventuali responsabilità dipendono dalle singole condotte, dalle sostanze utilizzate, dai danni prodotti e dalle modalità concrete degli scontri.
Per il Comune di Venezia la linea resta quella indicata da Zaccariotto: segnalare i presunti borseggiatori e lasciare l’intervento alle forze dell’ordine. Una risposta istituzionale che prova a separare la lotta contro i furti dalla crescente spettacolarizzazione della sicurezza sui social.
