Si è aperto nel caos a Parigi il processo per la violenta rapina subita nel luglio 2023 da Gianluigi Donnarumma e dalla sua compagna di allora, oggi moglie, Alessia Elefante. Un'udienza segnata da insulti, minacce, interventi della polizia e momenti di forte tensione, mentre davanti ai giudici è tornato il racconto di una notte che ha lasciato profonde conseguenze nella vita della coppia.
Il portiere della Nazionale italiana, all'epoca al Paris Saint-Germain e oggi al Manchester City, e Alessia Elefante non hanno partecipato personalmente alla prima giornata del procedimento. Nel fascicolo giudiziario sono però confluite le dichiarazioni rese durante l'inchiesta, comprese quelle della donna, che al momento dell'aggressione aveva appena scoperto di essere incinta.
L'irruzione nella casa di Avenue Montaigne
Era la notte tra il 20 e il 21 luglio 2023 quando quattro uomini con il volto coperto raggiunsero l'appartamento della coppia nella prestigiosa Avenue Montaigne, nell'ottavo arrondissement di Parigi. Secondo la ricostruzione dell'accusa, il commando entrò nell'abitazione passando dai tetti e sorprendendo Donnarumma e Elefante mentre dormivano.
Il calciatore venne colpito al volto, minacciato con un coltello e immobilizzato. La compagna fu invece costretta ad accompagnare i rapinatori alla ricerca della cassaforte e degli oggetti di valore presenti nell'appartamento.
Agli investigatori Alessia Elefante raccontò di avere detto agli aggressori di essere incinta. La circostanza, secondo la sua testimonianza, non fermò le violenze. La donna riferì di essere stata afferrata per i capelli e colpita mentre i rapinatori continuavano a chiederle dove fossero soldi, orologi e il codice della cassaforte.
Pochi giorni dopo l'aggressione Elefante perse il bambino che portava in grembo. La coppia ha successivamente avuto un figlio, Leo, nato nel settembre 2024.
Il processo esplode tra insulti e minacce
La prima giornata davanti alla sedicesima camera del Tribunale giudiziario di Parigi è stata caratterizzata soprattutto dal comportamento di Ilyas Kherbouch, detto “Ganito”, indicato dall'accusa come uno dei presunti organizzatori del colpo.
La tensione è salita quando gli agenti hanno chiesto a uno dei fratelli dell'imputato, presente in aula, di interrompere ogni comunicazione con lui e successivamente di lasciare la sala. Kherbouch ha reagito con insulti e minacce rivolte alle forze dell'ordine. Sono stati necessari rinforzi di polizia e l'udienza è stata temporaneamente sospesa.
Lo stesso imputato ha manifestato apertamente la volontà di non partecipare al dibattimento dopo che il tribunale aveva respinto una richiesta della difesa per lo svolgimento dell'udienza a porte chiuse. Il clima è rimasto teso per gran parte della giornata, trasformando l'avvio del processo in una sequenza di interruzioni e scontri verbali.
Tre imputati davanti ai giudici
Con Ilyas Kherbouch compare Khyan Mamouni, anche lui indicato dagli inquirenti come uno dei presunti organizzatori della rapina. Secondo l'accusa, i due avrebbero avuto un ruolo nella preparazione dell'operazione mentre si trovavano già in carcere. Entrambi contestano le accuse.
Il terzo imputato è Moktar Diop, accusato di avere partecipato materialmente all'irruzione. L'uomo ha ammesso il proprio coinvolgimento nel colpo, negando però di avere esercitato violenza contro Donnarumma e Elefante.
Altri giovani coinvolti nell'inchiesta erano minorenni all'epoca dei fatti e sono già stati giudicati separatamente. Un altro sospettato è morto suicida in carcere prima dell'apertura di questo procedimento.
Il bottino e le conseguenze della rapina
Dall'appartamento furono portati via orologi di lusso, gioielli, borse firmate, denaro, telefoni e le chiavi di alcune automobili. Le valutazioni del bottino emerse nelle diverse fasi dell'inchiesta non sono state sempre coincidenti: negli atti giudiziari e nelle ricostruzioni della stampa francese il danno complessivo è stato stimato anche fino a circa due milioni di euro.
Ma al centro del processo ci sono soprattutto le violenze inflitte alla coppia. Donnarumma aveva raccontato agli inquirenti la sensazione di totale impotenza vissuta durante l'aggressione, mentre la testimonianza di Alessia Elefante ha restituito la paura di una donna incinta che, pur avendo avvertito gli assalitori delle proprie condizioni, continuò a essere maltrattata.
Il procedimento deve ora chiarire le responsabilità individuali e il ruolo attribuito dall'accusa ai presunti organizzatori. La seconda giornata del processo è prevista per venerdì 11 settembre, con l'esame degli altri elementi raccolti durante l'inchiesta.
