Da Lauro a Trump, il voto con lo scontrino: una scarpa o 5mila dollari

Il Comandante prometteva la seconda scarpa, Trump un dividendo: cambia il prezzo, non la scena

da lauro a trump il voto con lo scontrino una scarpa o 5mila dollari

Da Lauro a Berlusconi, passando per Renzi e Musk: la politica scopre periodicamente che il portafoglio dell’elettore è molto vicino alla scheda

Achille Lauro aveva almeno il senso della misura. Una scarpa prima, l’altra dopo. Donald Trump, che non è uomo da mezze misure e nemmeno da mezze calzature, ha aggiornato il listino: 5mila dollari a ogni adulto americano se i repubblicani conserveranno Camera e Senato alle elezioni di midterm.

Non è tecnicamente un assegno consegnato al singolo elettore in cambio della croce sulla scheda. Sarebbe troppo semplice, oltre che assai problematico. È un dividendo promesso a tutti gli adulti americani e subordinato alla vittoria del Partito Repubblicano. Una distinzione giuridicamente importante e politicamente esilarante. Non ti pago perché mi voti. Ti pago se abbastanza persone mi votano. La democrazia entra così nell’era del cashback.

La scarpa del Comandante

La celebre storia di Achille Lauro, sindaco e padrone politico della Napoli degli anni Cinquanta, è diventata ormai leggenda: una scarpa prima delle elezioni e la compagna dopo il voto, insieme a pacchi di pasta, farina, zucchero e altre forme di assistenza molto sensibili al calendario elettorale.

Gli storici invitano giustamente alla prudenza sulla scarpa spaiata, perché l’aneddoto è cresciuto fino a confondersi con il personaggio. Ma è proprio questo il bello. Anche se il calzolaio elettorale fosse stato in parte inventato, il laurismo fu così generoso nella costruzione del consenso da rendere la storia perfettamente credibile. Lauro aveva capito tutto con settant’anni d’anticipo: la promessa politica funziona meglio quando può essere provata, indossata o cucinata.

Trump, rispetto al Comandante, ha soltanto corretto l’inflazione. Dove Lauro distribuiva pasta e scarpe, lui mette sul banco 5mila dollari. Il problema è che per distribuire il suo gigantesco pacco elettorale servirebbero circa 1.200 miliardi di dollari e l’autorizzazione del Congresso. I proventi dei dazi indicati come possibile copertura non bastano. Ma questo è un dettaglio da ragionieri, categoria che durante le campagne elettorali gode tradizionalmente di scarsissimo prestigio.

Berlusconi e la raccomandata del rimborso

In Italia il passaggio dalla scarpa al marketing diretto ebbe il suo maestro in Silvio Berlusconi. Nel 2013 milioni di famiglie ricevettero una lettera elettorale dedicata al rimborso dell’Imu pagata l’anno precedente. La confezione era talmente efficace che diversi cittadini interpretarono la comunicazione come qualcosa di molto vicino a una procedura già pronta e andarono a informarsi per ottenere i soldi.

Lauro almeno consegnava una scarpa vera. Berlusconi perfezionò il sistema: bastava una busta. La politica aveva finalmente scoperto che non occorre possedere il denaro, è sufficiente possedere l’indirizzario.

Poi arrivò Matteo Renzi con gli 80 euro in busta paga nel 2014. In quel caso il bonus fu davvero introdotto con un decreto, un mese prima delle elezioni europee nelle quali il Partito Democratico raggiunse il 40,8 per cento. Nessun illecito, naturalmente, e una misura completamente diversa dal dividendo trumpiano. Resta però una coincidenza che la politica italiana ha custodito con tenerezza: quando si avvicina un’urna, improvvisamente il contribuente diventa una persona da abbracciare.

Da Musk alla lotteria della democrazia

Gli americani, nel frattempo, avevano già sperimentato una versione ancora più creativa. Nel 2024 Elon Musk, attraverso America PAC, mise in palio un milione di dollari al giorno tra elettori registrati negli Stati decisivi che aderivano a una petizione sui diritti costituzionali. Ne nacque una battaglia giudiziaria, conclusa senza il blocco dell’iniziativa prima del voto.

La modernità aveva così risolto anche il problema della vecchia scarpa di Lauro. Non servono più due calzature. Basta una lotteria, un database e qualche milione.

Ora Trump compie il passo finale e trasforma la promessa elettorale in un programma fedeltà. Se vincono i repubblicani, 5mila dollari. Se perdono, niente. La seconda scarpa, insomma, è ancora lì. Solo che stavolta costa 1.200 miliardi.

Il voto con lo scontrino

Si dirà che tutte le campagne elettorali sono fatte di promesse e che ogni programma, in fondo, offre qualcosa a qualcuno. Vero. La differenza sta nel grado di pudore. Una cosa è promettere una riforma fiscale, un’altra è appoggiare idealmente una mazzetta di banconote sul tavolo e spiegare che comparirà soltanto se il risultato sarà quello giusto.

Il progresso politico, alla fine, è tutto qui. Achille Lauro aveva bisogno di due scarpe, Berlusconi di una lettera, Renzi di una busta paga, Musk di una lotteria. A Donald Trump basta un numero: 5.000.

Altro che ideologie. La campagna elettorale del futuro potrebbe risolversi direttamente alla cassa. Tessera punti, codice fiscale, scheda elettorale. E dopo dieci votazioni, magari, l’undicesima è gratis.