Ricina, perquisiti gli studi di Di Vita: sequestrata la borsa della moglie

Nuovo blitz a Pietracatella nell'inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara

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La Mobile e lo Sco hanno perquisito gli studi di Gianni Di Vita e sequestrato una borsa appartenuta alla moglie. Il marito e padre delle vittime non è indagato. La Procura di Larino procede contro ignoti

A nove mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, l'inchiesta sul duplice avvelenamento da ricina torna nel cuore di Pietracatella, il paese in provincia di Campobasso dove la famiglia viveva. Gli investigatori hanno perquisito gli studi professionali di Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime, acquisendo nuovo materiale sul quale saranno effettuati accertamenti.

Tra gli oggetti sequestrati ci sarebbe anche una borsa appartenuta ad Antonella Di Ielsi. Un elemento che dovrà essere analizzato e il cui eventuale significato investigativo resta, allo stato, da chiarire. Gianni Di Vita non risulta indagato per la morte della moglie e della figlia. Il fascicolo della Procura di Larino per il duplice omicidio resta contro ignoti.

Il blitz negli studi professionali

Gli uomini della Squadra mobile di Campobasso, guidata da Marco Graziano, insieme agli specialisti dello Sco, sono tornati a Pietracatella per una nuova attività investigativa. Uno degli uffici controllati si trova proprio di fronte all'abitazione della famiglia, in via Risorgimento, ancora al centro degli accertamenti sul percorso seguito dal veleno.

Le operazioni si inseriscono nella lunga serie di verifiche disposte dalla procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, per ricostruire cosa accadde nei giorni precedenti il Natale del 2025 e individuare il possibile veicolo attraverso il quale la ricina arrivò alle due vittime.

Il sequestro della borsa della moglie di Di Vita apre ora un ulteriore fronte scientifico. Saranno gli accertamenti a stabilire se sull'oggetto possano essere individuate tracce o elementi utili all'indagine. Il semplice sequestro, naturalmente, non consente di attribuire responsabilità né di anticipare il risultato delle analisi.

Il computer e le dieci pen drive

La perquisizione arriva mentre sono già in corso gli accertamenti sul materiale informatico sequestrato il 31 luglio a Gianni Di Vita. Il 28 settembre, negli uffici della Questura di Campobasso, sono iniziate le operazioni di estrazione dei dati dal suo computer e da dieci pen drive.

L'incarico è stato affidato dalla Procura a personale specializzato dello Sco. La ricerca riguarda un arco temporale molto ampio, dalla prima accensione dei dispositivi fino al loro ultimo utilizzo.

Gli investigatori stanno cercando informazioni che possano contribuire a ricostruire i rapporti personali delle vittime, le loro abitudini, eventuali annotazioni sugli alimenti consumati prima dei malori, chat, fotografie, registrazioni, spostamenti e navigazioni internet. Particolare attenzione viene riservata a eventuali ricerche collegate alla ricina.

Per completare l'esame del materiale informatico sono stati previsti sessanta giorni, salvo eventuali proroghe.

Antonella e Sara morirono a poche ore di distanza

La vicenda cominciò alla fine di dicembre 2025. Antonella Di Ielsi, 50 anni, e Sara Di Vita, 15 anni, morirono all'ospedale Cardarelli di Campobasso a poche ore di distanza, il 27 e il 28 dicembre.

Inizialmente si pensò a una grave intossicazione alimentare. Gli accertamenti successivi cambiarono completamente lo scenario. Le analisi del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia e gli approfondimenti medico-legali individuarono la ricina nel sangue delle due donne. La perizia autoptica ha poi confermato l'intossicazione.

La Procura di Larino ha aperto un fascicolo per duplice omicidio volontario aggravato dall'impiego del veleno. Al momento, tuttavia, l'inchiesta per la morte delle due donne non ha persone formalmente indagate.

I 131 campioni prelevati nella casa

Uno dei passaggi più importanti dell'indagine è stato il sopralluogo effettuato il 30 luglio nell'abitazione della famiglia. Esperti italiani e specialisti del Robert Koch Institute di Berlino hanno prelevato 131 campioni dagli ambienti della casa e dai locali collegati.

Le verifiche servono a stabilire se e dove la ricina sia stata presente nell'abitazione e, soprattutto, a ricostruire il possibile percorso della sostanza. Nei mesi precedenti erano già stati sequestrati numerosi alimenti conservati nell'appartamento della famiglia e in quello della madre di Gianni Di Vita.

Il punto centrale dell'inchiesta rimane infatti il vettore del veleno. Gli investigatori devono capire attraverso quale alimento, bevanda o altra modalità Antonella e Sara siano entrate in contatto con una dose letale di ricina.

Gianni Di Vita non risulta esposto alla ricina

Gli accertamenti scientifici hanno riguardato anche Gianni Di Vita e la figlia maggiore Alice, sopravvissuti alla tragedia. Le analisi condotte dagli specialisti tedeschi hanno escluso la presenza degli anticorpi ricercati come possibile indicatore di un'esposizione alla ricina.

Il risultato ha aggiunto un altro elemento al quadro investigativo: nella stessa famiglia due persone sono morte per avvelenamento, mentre le altre due non risultano essere state esposte alla sostanza secondo quegli accertamenti.

Nei mesi scorsi Gianni Di Vita è stato ascoltato più volte dagli investigatori come persona informata sui fatti. Ad agosto è stato inoltre messo a confronto in Questura con una sua amica di lunga data. Anche in quella circostanza gli inquirenti hanno lavorato sulle ricostruzioni dei rapporti personali e familiari delle vittime.

Un'inchiesta ancora contro ignoti

La nuova perquisizione non modifica, almeno per ora, la posizione processuale di Gianni Di Vita. Il marito di Antonella e padre di Sara non è indagato per il duplice omicidio e l'attività compiuta nei suoi studi non può essere interpretata, da sola, come un'attribuzione di responsabilità.

La strategia investigativa appare orientata a raccogliere e verificare ogni possibile elemento materiale rimasto fuori dai primi accertamenti. Il sequestro della borsa appartenuta ad Antonella si aggiunge così ai dispositivi elettronici, agli alimenti e ai campioni raccolti nell'abitazione.

A quasi un anno dalla tragedia, la domanda decisiva resta la stessa: chi ha portato la ricina nella vita di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, e attraverso quale vettore il veleno è arrivato alle due donne. Le risposte potrebbero arrivare proprio dall'incrocio tra le nuove analisi scientifiche e l'enorme quantità di dati digitali che gli investigatori stanno esaminando.