Banche, il risiko riaccende Piazza Affari

La sfida per Siena vale oltre 300 miliardi in Borsa e cambia gli equilibri.

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L’offerta di Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi spinge i titoli bancari e apre una nuova stagione di consolidamento finanziario. Sullo sfondo restano Banco Bpm, UniCredit e il nodo Generali

Il risiko bancario torna a dominare Piazza Affari e riapre la partita per il controllo degli equilibri finanziari italiani. La miccia è stata accesa dall’offerta lanciata da Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena, una mossa che ha spinto il settore bancario in Borsa e alimentato le aspettative degli investitori su una nuova stagione di fusioni e aggregazioni.

Il Ftse Mib ha superato durante la giornata quota 51 mila punti, trascinato proprio dai titoli del credito. Il mercato scommette sul fatto che la sfida per Siena sia soltanto all’inizio e che attorno a Mps possa svilupparsi una competizione destinata a coinvolgere tutto il sistema bancario italiano.

L’offerta di Intesa e la partita su Siena

L’unica proposta formalmente sul tavolo è quella guidata da Carlo Messina. L’Opas di Intesa prevede 1,6 azioni del gruppo torinese più un euro in contanti per ogni azione Mps consegnata dagli azionisti senesi. Una struttura mista tra carta e cash pensata per garantire un premio immediato agli azionisti di Siena senza compromettere la redditività futura di Intesa.

Secondo Messina, l’operazione avrebbe “grandi probabilità di successo”. Il manager ha liquidato la proposta di integrazione avanzata da Banco Bpm come una semplice “lettera d’amore”, sostenendo che non esista al momento un’offerta alternativa concreta.

L’offerta di Intesa vale circa 16 miliardi di euro e ridisegnerebbe l’intero panorama bancario nazionale. Il progetto prevede anche la cessione di 635 sportelli Mps a Unipol, che li integrerebbe successivamente in Bper, rafforzando ulteriormente il polo assicurativo-bancario guidato da Carlo Cimbri.

Il mercato scommette su nuovi rilanci

La reazione della Borsa racconta però un’altra storia: gli investitori non credono che la partita sia chiusa. Tutti i principali titoli coinvolti nel risiko hanno registrato rialzi significativi, segnale che il mercato continua a prezzare possibili contromosse.

Banco Bpm lavora ancora a una possibile integrazione con Mps, ipotizzando una fusione tra pari nonostante le dimensioni molto diverse dei due istituti. Sullo sfondo resta poi il ruolo di Andrea Orcel, amministratore delegato di UniCredit, già impegnato sul dossier Commerzbank in Germania ma considerato uno dei possibili protagonisti della partita italiana.

Il peso di UniCredit nella vicenda passa anche attraverso il 9% detenuto in Generali, altro snodo strategico del capitalismo finanziario italiano. Non a caso il Leone di Trieste ha aggiornato i propri massimi storici in Borsa superando quota 40 euro per azione.

Il governo osserva senza esporsi

A Palazzo Chigi prevale per ora la linea della prudenza. Il governo evita prese di posizione ufficiali, ma osserva con attenzione una partita che potrebbe rafforzare il controllo italiano sul sistema finanziario nazionale.

Dentro la maggioranza esistono sensibilità differenti. Una parte della Lega guardava con favore alla costruzione di un terzo polo bancario del Nord attorno a Banco Bpm e Mps. In Fratelli d’Italia, invece, viene considerata positivamente la prospettiva di consolidare un grande gruppo italiano capace di difendere asset strategici come Generali da eventuali mire straniere.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti continua a definire quella in corso “un’operazione di mercato”, mentre il Tesoro prepara progressivamente l’uscita dal capitale di Monte dei Paschi.

Da banca da salvare a preda più ambita

Il paradosso della vicenda è che fino a pochi anni fa Monte dei Paschi veniva considerata il simbolo della crisi bancaria italiana. Oggi, dopo il lungo percorso di risanamento guidato da Luigi Lovaglio, Siena è diventata la preda più contesa del sistema creditizio nazionale.

Ed è proprio attorno a quella trasformazione che si gioca ora una partita destinata a cambiare non solo il volto delle banche italiane, ma anche gli equilibri del capitalismo finanziario europeo.