Manovra 2027, la partita delle tasse: Irpef, tredicesime e pensioni

Il governo cerca risorse per ridurre il prelievo: sul tavolo anche autonomi e bonus casa

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La maggioranza prepara la legge di Bilancio tra taglio dell’Irpef, sconti sulla tredicesima, flat tax e pensioni a 64 anni. Molte misure sono ancora proposte politiche: a decidere sarà lo spazio lasciato dai conti pubblici

La lista si allunga, il portafoglio molto meno. A poche settimane dall’avvio vero e proprio della costruzione della Manovra 2027, nella maggioranza si moltiplicano le proposte per ridurre le tasse, sostenere stipendi e famiglie e aprire nuovi margini sul fronte delle pensioni. Ma tra ciò che i partiti chiedono e ciò che finirà davvero nella legge di Bilancio c’è ancora una distanza considerevole.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti tiene il punto sulla prudenza. La crescita italiana resta moderata e, dopo l’aumento dello 0,2% registrato nel secondo trimestre, l’Istat indica per il 2026 una crescita acquisita dello 0,8%. Il governo dovrà inoltre continuare a confrontarsi con il peso del debito e con il percorso di riduzione del deficit.

È dentro questo perimetro che dovranno trovare spazio le richieste dei partiti. E la vera selezione comincerà quando le ipotesi politiche dovranno essere trasformate in cifre.

La tredicesima entra nella sfida fiscale

Tra le bandiere che Forza Italia vuole portare nella Manovra c’è una riduzione delle imposte sulla tredicesima. Il vicepremier Antonio Tajani ha indicato esplicitamente l’abbattimento della tassazione sulla mensilità aggiuntiva insieme a un nuovo intervento sull’Irpef.

Questo, però, non significa che la tredicesima del 2027 sarà interamente esentasse. Al momento non c’è una misura approvata che cancelli l’Irpef sulla somma corrisposta a dicembre, né è stata definita una platea definitiva di beneficiari.

La questione decisiva è il costo. Una riduzione selettiva, concentrata sui redditi più bassi, richiederebbe risorse molto diverse rispetto a una detassazione generalizzata. È proprio su questo terreno che la proposta dovrà misurarsi con le altre richieste avanzate dalla coalizione.

Il ceto medio e il nuovo intervento sull’Irpef

La seconda partita riguarda il ceto medio. Forza Italia spinge per estendere fino a 60 mila euro la fascia sulla quale applicare l’aliquota Irpef del 33%. Anche questa indicazione è stata rilanciata da Tajani come uno degli obiettivi fiscali della prossima legge di Bilancio.

L’intervento avrebbe una logica diversa rispetto alla detassazione della tredicesima. Non sarebbe un beneficio una tantum, ma una modifica strutturale destinata a incidere sul prelievo annuale di una parte dei contribuenti.

Proprio per questo il costo diventa centrale. Il Ministero dell’Economia dovrà valutare quanto margine destinare a un alleggerimento dell’Irpef senza compromettere il percorso dei conti pubblici e senza sottrarre risorse agli altri capitoli della Manovra.

Partite Iva, torna il tetto dei 100 mila euro

Sul fronte del lavoro autonomo è invece la Lega a spingere sull’acceleratore. L’ipotesi è innalzare da 85 mila a 100 mila euro il limite per accedere al regime forfettario con aliquota al 15%.

Su questo dossier Giorgetti ha aperto alla possibilità di aumentare la soglia, definendo l’attuale limite europeo un vincolo da ridiscutere. L’estensione non è però ancora una decisione del governo e richiederebbe un confronto anche sul piano europeo.

Nel cantiere fiscale è entrata inoltre un’altra proposta: una tassazione agevolata sugli aumenti di stipendio per i giovani. Lo stesso ministro dell’Economia ha confermato che l’ipotesi di una flat tax al 5% sugli incrementi retributivi sarà discussa all’interno della maggioranza.

Si tratta di misure diverse, rivolte a platee differenti, ma accomunate dalla stessa intenzione politica: utilizzare la Manovra per alleggerire il prelievo e sostenere il reddito disponibile.

Casa, il governo prova a evitare il passo indietro

Anche il sistema dei bonus edilizi dovrà essere riscritto. Senza un nuovo intervento legislativo, nel 2027 la detrazione per le ristrutturazioni dell’abitazione principale è destinata a scendere dal 50 al 36%, mentre per gli altri immobili passerebbe dal 36 al 30%.

Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha già indicato la possibilità di prorogare le percentuali attuali, a condizione che le risorse lo permettano, affiancando eventualmente anche il bonus mobili.

Nelle ultime settimane è comparsa inoltre l’ipotesi di un nuovo ecobonus rafforzato fino al 65% per alcuni interventi di efficientamento energetico, dagli infissi alle pompe di calore fino ai sistemi solari. Anche in questo caso siamo ancora nel terreno dello studio preliminare e non di una misura già acquisita.

Il governo dovrà quindi decidere se utilizzare una parte delle risorse disponibili per impedire la riduzione delle detrazioni oppure concentrare gli incentivi sugli interventi considerati più utili sul piano energetico.

Pensioni a 64 anni, la Lega insiste

La previdenza è destinata a essere uno dei capitoli più difficili. La Lega vuole estendere la possibilità di uscire dal lavoro a 64 anni anche a categorie che oggi non possono utilizzare quel canale alle stesse condizioni.

Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha quantificato in circa 1,5 miliardi di euro l’anno il costo di una sperimentazione triennale e ha indicato una possibile platea di circa 80 mila pensionamenti aggiuntivi. Giorgetti, pur riconoscendo che il tema è sul tavolo, ha richiamato la necessità di garantire la sostenibilità del sistema nel lungo periodo.

È proprio il costo strutturale a rendere la previdenza diversa da molti bonus temporanei. Una modifica delle regole di pensionamento produce infatti effetti destinati a trascinarsi negli anni e deve quindi essere valutata anche oltre il 2027.

Prima le promesse, poi arriveranno i conti

La Manovra che emerge dalle dichiarazioni dei partiti è già affollata: meno Irpef, tredicesime alleggerite, flat tax più ampia, incentivi sugli stipendi, bonus casa e pensionamenti anticipati.

Quella che arriverà in Parlamento, però, potrebbe essere più selettiva. Nel primo trimestre del 2026 il deficit delle amministrazioni pubbliche è migliorato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre il Documento di finanza pubblica colloca a legislazione vigente il rapporto deficit/Pil al 2,8% nel 2027. Restano però il peso del debito e un quadro internazionale che continua a condizionare crescita, inflazione e spesa per interessi.

Il prossimo passaggio importante arriverà con l’aggiornamento dei conti nazionali dell’Istat, previsto il 22 settembre. Solo con un quadro più definito delle risorse il governo potrà stabilire quanto della lunga lista presentata dalla maggioranza possa trasformarsi in legge.

Per questo, oggi, la tredicesima esentasse non è una certezza, così come non lo sono l’estensione della flat tax, la pensione a 64 anni o il mantenimento integrale dei bonus edilizi. Sono le carte già messe sul tavolo. La partita della Manovra 2027, quella delle coperture, deve ancora cominciare davvero.