Il caso di Mario Roggero apre un nuovo fronte istituzionale tra il governo e il Quirinale. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha convocato il ministro della Giustizia Carlo Nordio dopo l’annuncio dell’avvio, da parte del Guardasigilli, di un’istruttoria finalizzata all’eventuale concessione della grazia al gioielliere di Grinzane Cavour.
Al termine del colloquio, il Colle ha diffuso una nota tanto breve quanto netta. L’incontro è servito a puntualizzare i limiti delle attribuzioni del ministro in materia di grazia, una facoltà che la Costituzione riserva al presidente della Repubblica. Il richiamo è stato fondato anche sulla sentenza numero 200 del 2006 della Corte costituzionale, che ha riconosciuto la natura presidenziale del potere di clemenza.
L’iniziativa del ministro
La tensione è esplosa quando il ministero della Giustizia ha comunicato che Nordio aveva avviato di propria iniziativa l’istruttoria riguardante Roggero. Via Arenula aveva spiegato che, una volta acquisiti gli atti e formulate le valutazioni del Guardasigilli, il fascicolo avrebbe potuto essere trasmesso al capo dello Stato con un parere non vincolante.
L’annuncio ha però suscitato la reazione immediata del Quirinale. Il punto contestato non riguarda, almeno in questa fase, l’opportunità di concedere o meno la grazia, ma la titolarità dell’iniziativa e il rispetto delle prerogative costituzionali. La clemenza individuale non può trasformarsi in una revisione politica della sentenza né in un ulteriore grado di giudizio.
Le motivazioni della decisione definitiva nei confronti del gioielliere non sono ancora disponibili. Proprio per questo, negli ambienti del Colle viene considerata prematura qualsiasi valutazione nel merito del possibile provvedimento.
Il caso diventato una battaglia politica
Mario Roggero, 72 anni, è stato condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per aver ucciso due uomini e ferito un terzo dopo la rapina compiuta nel 2021 nella sua gioielleria di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo. Secondo la ricostruzione accolta dai giudici, gli spari furono esplosi quando i rapinatori erano ormai all’esterno dell’esercizio e stavano fuggendo.
La vicenda è stata subito rilanciata dal centrodestra come simbolo del dibattito sulla sicurezza e sulla legittima difesa. Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha chiesto un provvedimento di clemenza, sostenendo che non sia giusto mandare in carcere un uomo della sua età dopo le rapine subite. I gruppi parlamentari della maggioranza hanno inoltre promosso una raccolta di firme per sollecitare l’intervento sul caso.
Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il titolare della Difesa Guido Crosetto hanno espresso solidarietà al commerciante. Il sostegno politico a Roggero si inserisce nella competizione interna alla destra sul tema dell’ordine pubblico, resa più aspra dalle iniziative di Roberto Vannacci, schierato apertamente dalla parte del gioielliere.
Le opposizioni contro Nordio
La convocazione del ministro ha offerto alle opposizioni l’occasione per attaccare il governo. Il Partito democratico ha accusato Nordio di inadeguatezza e ha chiesto se l’iniziativa fosse stata concordata con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il Movimento 5 Stelle ha parlato di una strumentalizzazione politica costruita contro la magistratura.
Dalla maggioranza, invece, sono arrivate reazioni infastidite al richiamo del Colle. Il governo non ha però formalmente contestato la ricostruzione costituzionale ribadita da Mattarella, mentre resta da chiarire se l’avvio dell’istruttoria sia stato concordato preventivamente con Palazzo Chigi.
La grazia non cancella una sentenza
L’articolo 87 della Costituzione attribuisce al presidente della Repubblica il potere di concedere la grazia e commutare le pene. Il ministro della Giustizia svolge attività istruttorie e cura gli adempimenti necessari, ma non dispone autonomamente del provvedimento.
La Consulta, con la decisione del 2006 maturata dopo il conflitto tra il presidente Carlo Azeglio Ciampi e l’allora Guardasigilli Roberto Castelli, stabilì che la valutazione finale appartiene esclusivamente al capo dello Stato. Il ministro non può impedire la conclusione del procedimento né subordinare la grazia a una propria proposta politica.
La clemenza deve inoltre rispondere a esigenze di carattere umanitario ed eccezionale. Non serve a correggere una sentenza considerata ingiusta da una parte politica e non può diventare lo strumento con cui governo e Parlamento contestano il lavoro dei giudici.
Il fascicolo su Roggero potrà dunque essere esaminato, ma nel rispetto della procedura e delle competenze stabilite dalla Carta. Dopo il richiamo del Quirinale, ogni eventuale decisione resta nelle mani di Sergio Mattarella.
