Von der Leyen vede Draghi, rilancio Ue sulla competitività

La Commissione prepara un piano d’autunno per accelerare mercato unico, industria e innovazione

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Il confronto a Bruxelles misura i ritardi nell’attuazione del rapporto Draghi. Solo 60 delle 383 raccomandazioni risultano completate, mentre crescono i rischi per economia e industria

La competitività torna al centro dell’agenda europea. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha incontrato a Bruxelles Mario Draghi per verificare i progressi compiuti dall’Unione dopo la presentazione del rapporto sul futuro dell’economia continentale e preparare il rilancio politico previsto per l’autunno.

Il confronto è servito a mettere in fila le misure già avviate, i ritardi accumulati e gli interventi ancora necessari per ridurre la distanza dell’Unione europea dagli Stati Uniti e dalla Cina. La Commissione punta ad arrivare alla ripresa di settembre con un pacchetto di proposte capace di rafforzare il discorso sullo stato dell’Unione e restituire slancio a una legislatura appesantita dalle divisioni interne, dalle guerre e dalla debolezza della crescita.

Il rilancio dopo mesi difficili

La strategia di von der Leyen si concentra sulla riduzione delle barriere nel mercato unico, sul sostegno alle imprese innovative e sulla costruzione di filiere più sicure nei settori considerati strategici. Tra le priorità figurano l’intelligenza artificiale, le tecnologie pulite, l’energia, la difesa, le infrastrutture digitali e l’accesso ai capitali.

Il quadro economico resta fragile. Le previsioni di primavera della Commissione descrivono un’economia europea resistente agli shock, ma ancora condizionata dalla bassa produttività, dagli elevati costi energetici, dalla frammentazione dei mercati finanziari e dalla debole capacità di trasformare la ricerca in imprese di grandi dimensioni. La nuova crisi nel Golfo e le tensioni sulle forniture energetiche aumentano ulteriormente l’incertezza.

Von der Leyen vuole quindi imprimere un’accelerazione prima della nuova sessione del Parlamento europeo, presentando un calendario più stringente per le iniziative legislative e per l’applicazione delle misure già concordate dalle istituzioni comunitarie.

Il rapporto Draghi ancora incompleto

Il rapporto presentato da Draghi nel settembre 2024 conteneva 383 raccomandazioni per rilanciare la produttività europea, finanziare la transizione tecnologica e ridurre le dipendenze strategiche. A quasi due anni dalla pubblicazione, l’osservatorio indipendente creato per seguirne l’attuazione considera pienamente completate 60 proposte, pari al 15,7 per cento del totale. Altre 98 risultano parzialmente realizzate, mentre 225 restano ancora da attuare.

I progressi più visibili riguardano strumenti finanziari, programmi settoriali, semplificazioni amministrative e misure collegate alla sicurezza. Le riforme strutturali procedono invece con maggiore lentezza, soprattutto quando richiedono agli Stati membri di cedere competenze, condividere risorse o superare interessi nazionali consolidati.

Restano irrisolti alcuni dei nodi centrali individuati dall’ex presidente della Banca centrale europea: l’unione dei mercati dei capitali, il completamento del mercato unico dell’energia, il coordinamento degli aiuti di Stato e la creazione di strumenti comuni per finanziare investimenti su scala continentale.

Una sola Europa, un solo mercato

La Commissione considera la tabella di marcia sul mercato unico uno dei pilastri del nuovo corso. L’obiettivo è eliminare gli ostacoli che impediscono alle aziende di operare nei Ventisette come in un’unica economia, riducendo differenze normative, adempimenti duplicati e procedure nazionali incompatibili.

La frammentazione pesa soprattutto sulle imprese tecnologiche e sulle start-up, spesso costrette a sostenere costi elevati per espandersi oltre il proprio Paese. La strategia europea dedicata alle nuove imprese innovative prevede 26 azioni per facilitare la crescita, attrarre investimenti e impedire che le società più promettenti trasferiscano attività e proprietà intellettuale fuori dall’Unione.

La sfida non riguarda soltanto la semplificazione. Per competere nei settori ad alta intensità di capitale servono risorse, domanda pubblica coordinata e condizioni capaci di sostenere progetti industriali che nessuno Stato membro può finanziare da solo.

Il nodo degli investimenti comuni

Draghi aveva stimato la necessità di centinaia di miliardi di euro di investimenti aggiuntivi ogni anno. La questione centrale resta il modo in cui reperire queste risorse. Nel colloquio con von der Leyen non sarebbe stato affrontato un nuovo ricorso immediato al debito comune, tema sul quale i governi europei continuano a essere divisi.

L’assenza di nuovi strumenti condivisi rischia tuttavia di ampliare le differenze tra i Paesi con maggiore spazio fiscale e quelli con conti pubblici più fragili. Un ricorso esteso agli aiuti nazionali potrebbe favorire le economie più forti, indebolendo proprio quel mercato unico che la Commissione vuole consolidare.

Il prossimo bilancio pluriennale dell’Unione sarà quindi decisivo. Da quella trattativa dipenderà la capacità dell’Europa di finanziare industria, difesa, transizione energetica e innovazione senza affidarsi soltanto alle disponibilità dei singoli governi.

Le pressioni politiche del 2027

Il rilancio della Commissione ha anche una dimensione politica. Nel 2027 sono previste importanti scadenze elettorali in Francia, Spagna, Italia e Grecia. I risultati potrebbero modificare gli equilibri nel Consiglio europeo e rendere ancora più complessa l’approvazione delle riforme comuni.

A questo scenario si aggiungono le incognite sugli incarichi nelle principali istituzioni comunitarie. Eventuali cambiamenti alla guida della Banca centrale europea e altri passaggi istituzionali potrebbero riaprire il confronto sugli equilibri tra governi, famiglie politiche e Paesi membri.

Von der Leyen punta dunque ad arrivare a quella fase con risultati più riconoscibili, riducendo la distanza tra gli annunci della Commissione e la loro attuazione concreta.

La prova dell’autunno

Il vertice con Draghi rappresenta l’avvio di una nuova verifica sulla capacità dell’Europa di tradurre le diagnosi in decisioni. Le istituzioni hanno ormai individuato le cause del ritardo: investimenti insufficienti, energia costosa, regolazione frammentata, mercati finanziari incompleti e tempi decisionali troppo lunghi.

La prova dell’autunno sarà stabilire quali misure possano essere approvate rapidamente e quali richiedano invece un accordo politico più profondo tra i Ventisette. Senza un’accelerazione, il rischio è che il rapporto Draghi rimanga soprattutto una mappa dettagliata dei problemi europei. Con un piano credibile, potrebbe invece diventare la base di una nuova politica industriale comune.