Grillo riapre lo scontro con il M5S: «Ha perso la sua identità»

Il fondatore rompe il silenzio nel giorno della prima udienza su nome e simbolo del Movimento

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Nel nuovo post Beppe Grillo accusa il partito guidato da Giuseppe Conte di avere sostituito cittadini e futuro con sondaggi e poltrone. Poi rilancia le battaglie originarie e avverte: le domande rimaste senza risposta cercano ancora una voce

Il ritorno nel giorno del tribunale. Beppe Grillo torna a occuparsi apertamente del Movimento 5 Stelle e sceglie il linguaggio dell’attacco frontale. Nel post pubblicato sul suo blog, dal titolo “Si sono montati la testa senza leggere le istruzioni”, il fondatore sostiene che la formazione politica abbia smarrito la propria identità e quella diversità che, agli esordi, l’aveva separata dai partiti tradizionali.

L’accusa è netta. Il Movimento, nato con l’ambizione di trasformare la politica, sarebbe stato progressivamente assorbito dalle sue logiche. Secondo Grillo, l’ascolto dei cittadini avrebbe lasciato spazio ai sondaggi, mentre l’attenzione per il futuro sarebbe stata sostituita dalla gestione degli incarichi e degli equilibri interni.

Il momento scelto per l’intervento non appare casuale. Proprio oggi, a Roma, si tiene la prima udienza della causa civile sulla titolarità del nome e del simbolo del Movimento 5 Stelle, contesi tra il fondatore e la struttura politica guidata da Giuseppe Conte. La battaglia sulle idee procede quindi in parallelo con quella nelle aule giudiziarie.

Il bersaglio è il nuovo corso di Conte

Nel suo intervento Grillo non nomina direttamente Conte, ma il riferimento alla trasformazione del Movimento rende evidente il bersaglio politico. Il rapporto tra i due si è deteriorato durante il processo con cui l’ex presidente del Consiglio ha cercato di trasformare la forza antisistema delle origini in un partito progressista, organizzato e disponibile al confronto con le altre opposizioni.

La frattura è diventata definitiva alla fine del 2024, quando gli iscritti hanno approvato l’eliminazione del ruolo di garante ricoperto da Grillo. Una seconda consultazione, convocata dopo le contestazioni del fondatore, ha confermato la scelta con oltre l’80 per cento dei voti. Da allora il conflitto non riguarda più soltanto la linea politica, ma anche l’eredità storica e simbolica del Movimento.

Con il nuovo post, Grillo prova a riappropriarsi di quella eredità. Non propone una nuova organizzazione né annuncia un ritorno alla guida, ma rivendica le domande dalle quali nacque il progetto pentastellato: la distanza tra cittadini e istituzioni, la concentrazione della ricchezza, la crisi della rappresentanza e la ricerca di strumenti di partecipazione diretta.

Le battaglie diventate slogan

Il fondatore richiama le principali bandiere del primo M5S: il reddito di cittadinanza, il limite dei due mandati, le restituzioni degli eletti, la democrazia diretta e la transizione ecologica. Misure e principi che, nella sua ricostruzione, avrebbero perso forza politica, riducendosi a formule ripetute nei convegni ma abbandonate al momento delle decisioni.

È qui che l’attacco supera la nostalgia per le origini. Grillo sostiene che il sentimento popolare dal quale nacque il Movimento non sia scomparso. Sarebbe invece rimasto senza rappresentanza, dopo che il partito incaricato di interpretarlo avrebbe cominciato a rivolgere lo sguardo soprattutto verso se stesso.

La critica investe uno dei passaggi più delicati della storia pentastellata. Entrato nelle istituzioni per contestarne i meccanismi, il Movimento ha governato con forze politiche differenti, ha attraversato scissioni e cambiamenti di leadership e ha progressivamente modificato alcune delle regole che ne avevano accompagnato l’ascesa.

Dai palazzi agli algoritmi

Il post si allarga poi oltre il confronto interno. Grillo affronta la crisi delle democrazie occidentali, l’immigrazione senza integrazione, il rischio di nuove derive autoritarie e il potere crescente delle piattaforme digitali. L’avvertimento è rivolto a una politica che, quando non riesce a fornire risposte, lascia spazio a chi promette soluzioni attraverso la forza o il controllo tecnologico.

Particolare attenzione viene dedicata all’intelligenza artificiale. Il fondatore pone il problema della distribuzione della ricchezza prodotta dall’automazione, del futuro del lavoro, dell’utilizzo dei dati sanitari e del controllo delle informazioni personali. Torna anche la proposta di una partecipazione digitale continua, capace di affiancare la rappresentanza e di limitare il potere delle strutture di partito.

Sono temi con i quali Grillo cerca di presentare la propria critica non come una semplice resa dei conti, ma come il tentativo di riaprire un confronto sul futuro. Resta però irrisolto il nodo politico: chi dovrebbe raccogliere oggi quelle istanze e con quale struttura dovrebbe trasformarle in un programma.

Lo scontro sull’eredità del Movimento

Il ritorno del fondatore aggiunge così un nuovo capitolo alla lunga separazione tra il Movimento delle origini e quello costruito da Conte. Da una parte c’è chi considera conclusa la stagione del partito personale legato al suo fondatore; dall’altra, Grillo rivendica il diritto di giudicare il presente alla luce dei principi con cui quella comunità politica era nata.

La causa sul simbolo stabilirà a chi spetti utilizzare il nome. La battaglia politica dovrà invece chiarire chi sia ancora in grado di rappresentarne l’identità. È questa la domanda che attraversa l’intero intervento di Grillo: il Movimento può cambiare forma senza perdere le ragioni della propria nascita, oppure la trasformazione guidata da Conte ha ormai prodotto una forza politica completamente diversa?