L’allarme sul futuro europeo. Un’Europa “divisa, subordinata e deindustrializzata”: è questo lo scenario che Mario Draghi ha delineato nella lectio magistralis tenuta a Lovanio, in Belgio, in occasione del conferimento di una laurea honoris causa. Un monito netto, accompagnato dall’avvertimento che un’Unione incapace di difendere i propri interessi non potrà preservare a lungo nemmeno i propri valori.
Le pressioni di Washington
Nel suo intervento Draghi ha descritto una postura statunitense sempre più orientata a enfatizzare i costi sostenuti a livello globale, trascurando i benefici ottenuti. Una linea che, secondo l’ex premier, si traduce in dazi imposti all’Europa, in minacce agli interessi territoriali e in una visione che considera la frammentazione europea funzionale agli interessi di Washington.
Il fattore Cina e le catene globali
A complicare il quadro c’è la Cina, che controlla snodi cruciali delle catene di approvvigionamento mondiali. Un potere economico e strategico che Pechino, secondo Draghi, è pronta a usare come leva, scaricando sugli altri Paesi il peso degli squilibri che ne derivano.
La proposta del “federalismo pragmatico”
Di fronte a queste sfide, Draghi ha rilanciato la sua proposta di “federalismo pragmatico”. Un approccio che parte dai passi oggi possibili, coinvolgendo i partner disponibili e i settori in cui è realistico avanzare, senza perdere di vista la meta: costruire istituzioni comuni dotate di veri poteri decisionali, capaci di agire con decisione in ogni circostanza.
Un’uscita dallo stallo
Secondo l’ex presidente della Bce, questa strada consentirebbe all’Unione di uscire dall’attuale impasse senza cadere in nuove subordinazioni. L’adesione resterebbe volontaria, con una porta aperta a chi condivide lo scopo comune, ma chiusa a chi ne minerebbe le fondamenta.
