Strage del Constellation, indagato anche il sindaco di Crans-Montana

Nove indagati per il rogo di Capodanno: il dj provò a salvare i ragazzi

strage del constellation indagato anche il sindaco di crans montana

Tra i nove indagati compare anche il sindaco Nicolas Féraud. Il rogo, che ha provocato 41 morti e 115 feriti, sarebbe partito da pannelli fonoassorbenti altamente infiammabili costati 13mila euro

L’inchiesta sulla strage del locale Constellation a Crans-Montana, avvenuta nella notte di Capodanno, coinvolge ora anche il vertice politico del comune svizzero. Tra i nuovi indagati figura infatti il sindaco Nicolas Féraud, accusato di incendio, omicidio e lesioni colpose.

Il suo nome compare in un atto di estensione dell’azione penale firmato dai magistrati che stanno ricostruendo la tragedia costata la vita a 41 persone e che ha provocato 115 feriti. Un bilancio drammatico che emerge anche dai filmati della videosorveglianza del locale, grazie ai quali gli investigatori hanno contato una a una le 164 persone presenti quella notte nel seminterrato del bar.

Il primo cittadino era già finito al centro delle polemiche pochi giorni dopo la tragedia, quando aveva ammesso che nel locale non venivano effettuati controlli dal 2020 al 2025, nonostante le verifiche di sicurezza dovessero essere annuali.

Nove persone nel registro degli indagati

Con l’ultimo sviluppo dell’indagine gli indagati diventano nove. Oltre al sindaco Féraud, figurano i proprietari del locale Jacques Moretti e Jessica Moretti, già al centro delle prime accuse.

Nel registro compaiono anche Cristophe Balat e Ken Jacquemoud, rispettivamente attuale ed ex responsabile comunale della sicurezza. Tra i nomi citati dagli investigatori ci sono inoltre Kévin Géo Michel Barras, ex consigliere comunale con delega alla sicurezza pubblica, Pierre Albéric Clivaz, ex capo dei vigili del fuoco di Chermignon, e due funzionari della sicurezza comunale, Rudy Tissières e Baptiste Cotter.

Secondo l’accusa, l’insieme di mancate verifiche, autorizzazioni e controlli avrebbe contribuito a creare le condizioni che hanno trasformato il locale in una trappola mortale.

Il dj che tentò di salvare tutti

Le telecamere del locale hanno permesso agli investigatori di ricostruire minuto per minuto l’inizio del rogo. Alle 1.27 il dj Matéo Lesguer, 23 anni, si accorge delle prime fiamme sul soffitto mentre la musica continua a suonare.

Il giovane lascia la consolle e corre a prendere un estintore. Torna nella sala principale e tenta di spegnere l’incendio, ma non riuscirà più a uscire dal locale. Morirà insieme a decine di altre persone.

Accanto a lui c’era Stefan Ivanovic, l’unica guardia di sicurezza in servizio quella notte. Anche lui perderà la vita nel tentativo di gestire il panico mentre il fumo tossico invade rapidamente il seminterrato.

Le immagini mostrano i clienti che cercano aria piegandosi verso il pavimento, mentre il fumo diventa sempre più denso. Molti restano intrappolati nel locale, che dispone di una sola via di uscita praticabile: una stretta scala che conduce al piano superiore. L’uscita di emergenza, invece, risulta ostruita da uno sgabello.

I pannelli da 13mila euro e l’origine del rogo

Secondo gli investigatori, l’incendio sarebbe stato provocato dal contatto tra le candele poste sulle bottiglie e il soffitto ricoperto di schiuma fonoassorbente altamente infiammabile.

Per anni il proprietario Jacques Moretti aveva sostenuto che quei pannelli fossero stati acquistati in Svizzera, presso una catena specializzata. Il 20 febbraio, però, ha fornito una versione diversa alla procura: la schiuma sarebbe stata comprata nel settembre del 2015 in Germania.

Moretti ha consegnato ai magistrati anche la fattura dell’acquisto. Il costo indicato è di 13mila euro. Una cifra che oggi, alla luce della tragedia, viene indicata dagli investigatori come il prezzo simbolico del disastro.