Si dimette il capo dell’antiterrorismo Usa: "Non sostengo la guerra"

Joe Kent lascia il National Counterterrorism Center e accusa: Iran non minacciava gli Usa

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Il direttore del National Counterterrorism Center Joe Kent si dimette denunciando la guerra contro l’Iran. Accuse all’amministrazione Donald Trump e pressioni di Israele nella decisione di colpire Teheran. Cresce il dissenso anche nella base

Il direttore del National Counterterrorism Center, Joe Kent, ha annunciato le dimissioni dichiarando di non poter “in coscienza” sostenere la guerra contro l’Iran avviata dall’amministrazione di Donald Trump. L’ex capo dell’antiterrorismo statunitense ha spiegato sui social che Teheran non rappresentava “alcuna minaccia imminente” per gli Stati Uniti.

Secondo Kent, la decisione di avviare il conflitto sarebbe stata influenzata dalle pressioni di Israele e della sua lobby negli Stati Uniti. Parole destinate ad avere un forte impatto politico a Washington, perché arrivano da uno dei responsabili della sicurezza nazionale più vicini all’operatività militare.

Le accuse che scuotono la Casa Bianca

Le dichiarazioni di Kent colpiscono direttamente l’amministrazione Trump e rischiano di alimentare le tensioni già presenti all’interno della base conservatrice. In particolare, parte del movimento Maga accusa il presidente di aver seguito la linea del premier israeliano Benjamin Netanyahu nel lanciare l’offensiva contro Teheran.

Il conflitto ha già avuto conseguenze pesanti per le forze armate statunitensi. Secondo le prime informazioni diffuse negli Stati Uniti, si contano almeno tredici soldati americani morti e oltre duecento feriti dall’inizio delle operazioni militari. La decisione di Kent viene letta da molti osservatori come un segnale di disagio più ampio all’interno dell’apparato di sicurezza e dell’intelligence americana, dove diversi funzionari avrebbero espresso dubbi sull’operazione militare denominata “Epic Fury”.

Un veterano simbolo della guerra al terrorismo

La figura di Joe Kent è da tempo molto conosciuta negli ambienti militari statunitensi. Nato nel 1980 nello stato dell’Oregon, nella piccola città di Sweet Home, Kent è stato membro delle forze speciali dei Berretti Verdi e successivamente agente paramilitare della Cia. Nel corso della sua carriera ha partecipato a undici missioni di combattimento in Iraq e in altre aree del Medio Oriente, servendo anche nel 75º Ranger Regiment, una delle unità d’élite dell’esercito americano. Ha ricevuto numerose decorazioni militari, tra cui sei Bronze Star. La sua storia personale è segnata anche da una tragedia familiare. La moglie, Shannon Kent, militare e agente dell’intelligence, fu uccisa nel 2019 durante un attentato suicida in Siria. Dopo la sua morte Kent aveva dichiarato di voler dedicare la propria vita alla lotta contro il terrorismo.

Ombre politiche e tensioni interne

Negli ultimi anni Kent si è avvicinato alla destra populista americana. È stato candidato al Congresso nello stato di Washington nel 2022 e nel 2024, senza successo, e ha mantenuto posizioni molto vicine all’area pro-Trump. Durante le audizioni al Congresso per la sua nomina al vertice del controterrorismo, Kent non prese le distanze dalle accuse di brogli elettorali avanzate da Trump né dalle teorie secondo cui agenti federali avrebbero provocato l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. Nonostante queste polemiche, l’amministrazione repubblicana lo aveva scelto nel febbraio 2025 per guidare il National Counterterrorism Center, definendolo un “eroe americano”. Le sue dimissioni rappresentano ora una critica diretta alla strategia della Casa Bianca nella crisi con l’Iran.