Cablo Usa imbarazza Netanyahu: "Una rivolta in Iran finirebbe in strage"

Documento riservato rivela i timori dei diplomatici israeliani su proteste contro il regime

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Un cablo riservato del Dipartimento di Stato, rivelato dal Washington Post, mette in imbarazzo il governo israeliano. Secondo funzionari di Israele, una rivolta popolare in Iran contro il regime degli ayatollah verrebbe repressa con un massacro

Un documento riservato del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti rischia di mettere in forte imbarazzo il governo di Israele e il premier Benjamin Netanyahu. Secondo quanto rivelato dal Washington Post, un cablo diplomatico redatto dall’ambasciata americana a Gerusalemme riporta che gli stessi funzionari israeliani avrebbero ammesso, in colloqui riservati con diplomatici statunitensi, che una rivolta popolare in Iran verrebbe brutalmente repressa.

Il contenuto del cablo riservato

Il documento, datato 13 marzo, sintetizza incontri avvenuti nei giorni precedenti tra funzionari americani e rappresentanti del Consiglio di sicurezza nazionale israeliano, del Ministero della Difesa e del Ministero degli Esteri di Israele. Durante questi colloqui, secondo il cablo, gli interlocutori israeliani avrebbero affermato che eventuali manifestazioni di massa contro il regime degli ayatollah sarebbero probabilmente “massacrate” dai Guardiani della Rivoluzione. La valutazione contrasta con i messaggi pubblici diffusi dal governo israeliano. Lo stesso Netanyahu ha più volte invitato gli iraniani a sollevarsi contro il regime, sostenendo che il conflitto in corso potrebbe offrire al popolo la possibilità di cambiare il proprio destino.

Un regime ritenuto ancora solido

Nel documento diplomatico si legge anche che, secondo l’analisi dei funzionari israeliani, il sistema politico iraniano non sarebbe vicino al collasso. Nonostante la morte della Guida Suprema Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio durante il primo giorno della guerra, il regime sarebbe ancora determinato a resistere e disposto a “combattere fino alla fine”. Queste valutazioni mettono in discussione l’idea, diffusa in alcune dichiarazioni politiche occidentali, che il governo iraniano possa cadere rapidamente sotto la pressione militare e delle proteste interne.

La posizione di Trump e le tensioni con Israele

Anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che inizialmente aveva incoraggiato proteste popolari contro il regime iraniano, ha recentemente ridimensionato queste ipotesi. In un’intervista a Fox News, Trump ha riconosciuto che non esistono le condizioni per organizzare una rivolta senza rischiare un bagno di sangue. La diffusione del cablo arriva inoltre in un momento di tensione tra Casa Bianca e governo israeliano. Alcune fonti descrivono l’amministrazione americana irritata per alcune operazioni militari israeliane considerate troppo aggressive, tra cui i bombardamenti su depositi petroliferi a Teheran.

Il caso Larijani e le frizioni nell’amministrazione Usa

Tra i nodi diplomatici più delicati vi sarebbe anche l’uccisione di Ali Larijani, figura politica iraniana che alcuni osservatori ritenevano potesse diventare un possibile interlocutore per negoziati futuri. Non è chiaro, secondo diverse ricostruzioni, se l’operazione israeliana sia stata pienamente coordinata con Washington. Il contesto si è ulteriormente complicato dopo le dimissioni di Joe Kent, direttore del National Counterterrorism Center, che ha criticato l’amministrazione americana sostenendo che l’attacco all’Iran sarebbe stato deciso sotto pressione del governo israeliano e delle sue lobby negli Stati Uniti.

Il rischio di disillusione tra gli iraniani

Secondo l’analista del Medio Oriente Narges Bajoghli, docente alla Johns Hopkins University, molti cittadini iraniani non avevano mai creduto completamente al sostegno occidentale alle proteste interne. La rivelazione del cablo, però, potrebbe rafforzare la sensazione di tradimento tra coloro che speravano in un appoggio concreto da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati.