Per oltre mezzo secolo Cuba è stata un punto di riferimento ideologico per gran parte della sinistra latinoamericana. La rivoluzione guidata da Fidel Castro nel 1959, con le sue campagne contro l’analfabetismo e il sistema sanitario pubblico universale, aveva trasformato l’isola in un simbolo politico per movimenti progressisti in tutta la regione. Oggi però il contesto appare profondamente cambiato. L’economia cubana attraversa una crisi grave, aggravata dalla carenza di carburante e da un crescente isolamento diplomatico che coinvolge anche Paesi storicamente vicini all’Avana.
La crisi energetica e la fine degli aiuti regionali
Uno dei fattori più critici è la drastica riduzione delle forniture di petrolio. Per anni il principale sostegno energetico era arrivato dal Venezuela, ma la situazione è cambiata dopo la cattura del presidente Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti, che hanno assunto il controllo del Paese. Con la fine di queste esportazioni di carburante, Cuba si è ritrovata improvvisamente senza la principale fonte di approvvigionamento energetico. Anche altri Paesi della regione hanno progressivamente ridotto la cooperazione. Il Nicaragua ha sospeso l’esenzione dal visto per i cittadini cubani, mentre l’Ecuador ha espulso i diplomatici dell’Avana. Alcuni Stati dell’America centrale e dei Caraibi, tra cui Guatemala, Honduras e Giamaica, hanno iniziato a interrompere accordi che prevedevano pagamenti a Cuba per l’invio di medici, una delle principali fonti di valuta per il governo cubano.
Messico e Brasile frenano gli aiuti
Il cambiamento più significativo riguarda due dei Paesi più influenti della regione: Messico e Brasile. Il Messico ha storicamente mantenuto rapporti stretti con l’isola. Dopo la rivoluzione del 1959 fu l’unico Paese latinoamericano a non interrompere le relazioni diplomatiche con Cuba nonostante le pressioni degli Stati Uniti. Negli ultimi anni, sotto i governi di sinistra di Andrés Manuel López Obrador e dell’attuale presidente Claudia Sheinbaum, il Messico aveva anche sostenuto economicamente l’isola, fornendo petrolio a prezzi agevolati. La situazione è cambiata quando l’amministrazione del presidente americano Donald Trump ha minacciato dazi contro i Paesi che riforniscono Cuba di carburante. Il governo messicano ha quindi sospeso le esportazioni di petrolio verso l’isola, limitando l’assistenza a forniture umanitarie come cibo e medicinali. Una scelta simile è stata adottata dal Brasile, guidato dal presidente Luiz Inácio Lula da Silva. Nonostante la tradizionale vicinanza politica con l’Avana e la posizione del Paese come maggiore produttore di petrolio dell’America Latina, anche Brasilia ha deciso di non inviare carburante, limitando gli aiuti a generi alimentari e supporto umanitario.
L’immagine di Cuba cambia anche tra la sinistra
Il sostegno a Cuba non è più scontato neppure tra le forze progressiste della regione. La repressione del dissenso e l’espansione dei sistemi di controllo sociale sull’isola hanno indebolito l’immagine del governo cubano anche tra molti elettori e partiti di sinistra. In Brasile, ad esempio, i precedenti progetti economici con l’Avana hanno lasciato debiti non saldati. L’ex presidente Jair Bolsonaro ha spesso utilizzato il sostegno della sinistra a Cuba come tema politico contro i suoi avversari. Allo stesso tempo, il crollo economico dell’isola ha generato una migrazione di massa. Dal 2020 circa 2,75 milioni di cubani hanno lasciato il Paese, segnando il più grande calo demografico della storia moderna di Cuba.
Migrazione e nuovi equilibri politici
La diaspora cubana sta modificando anche gli equilibri sociali in America Latina. In Brasile, nel 2025 i cittadini cubani sono diventati la nazionalità con il maggior numero di richieste di asilo, superando per la prima volta i venezuelani. Molti analisti ritengono che questa nuova ondata migratoria contribuisca a cambiare la percezione del regime cubano nella regione, rendendo più visibili le difficoltà economiche e politiche dell’isola. Parallelamente cresce l’influenza dei governi conservatori. Il presidente di El Salvador, Nayib Bukele, considerato uno dei principali leader della destra latinoamericana, si è recentemente unito ad altri capi di Stato conservatori in un vertice in Florida organizzato dall’amministrazione Trump. Durante l’incontro, diversi leader hanno sostenuto le dichiarazioni del presidente americano secondo cui il sistema politico cubano sarebbe vicino al collasso.
Un simbolo politico sempre più isolato
Quindici anni fa Cuba era al centro di una rete di solidarietà regionale alimentata dalla volontà di rafforzare l’autonomia latinoamericana rispetto a Washington. Oggi, tra crisi economica, cambiamenti politici e pressioni degli Stati Uniti, l’isola appare invece sempre più isolata. Un segnale di quanto profondamente stiano cambiando gli equilibri politici dell’America Latina.
