Israele colpisce il gas iraniano: petrolio vola a 110 dollari

Raid su South Pars, Teheran minaccia ritorsioni globali sull’energia

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Attacco israeliano al più grande giacimento di gas al mondo. L’Iran promette vendetta e minaccia impianti nel Golfo. Tensioni alle stelle, petrolio a 110 dollari e rischio shock energetico globale

La crisi in Medio Oriente entra in una nuova fase, con un’escalation che colpisce direttamente il cuore delle risorse energetiche globali. Israele ha attaccato il giacimento di South Pars, in Iran, il più grande al mondo per riserve di gas naturale, segnando un salto di qualità nel conflitto con Teheran. Il raid, avvenuto con il via libera degli Stati Uniti, ha provocato un immediato contraccolpo sui mercati: il petrolio è salito fino a 110 dollari al barile, mentre il gas naturale in Europa ha registrato un forte aumento.

Il colpo al cuore energetico iraniano

Il giacimento di South Pars, condiviso tra Iran e Qatar, rappresenta una risorsa strategica globale, pari a circa l’8% delle riserve mondiali di gas. Per l’Iran è vitale: copre circa due terzi del fabbisogno nazionale e alimenta gran parte della produzione elettrica. Dopo l’attacco, almeno quattro impianti sono stati spenti per contenere incendi e danni, mentre resta incerta l’entità complessiva dell’impatto sulle infrastrutture. Secondo fonti israeliane, l’operazione rappresenta un segnale diretto agli ayatollah: un avvertimento contro eventuali tentativi di bloccare lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico mondiale di petrolio.

La risposta di Teheran

La reazione iraniana è stata immediata e durissima. Il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha parlato di “nuovo livello di confronto”, promettendo ritorsioni contro i principali impianti energetici della regione. Parole rafforzate dal presidente Masoud Pezeshkian, che ha avvertito di conseguenze “incontrollabili” e globali. Le prime azioni non si sono fatte attendere: nel mirino sono finiti siti strategici nel Golfo, a partire dall’area di Ras Laffan in Qatar, con danni definiti rilevanti dalle autorità locali.

Il Golfo sotto pressione

L’escalation ha allarmato l’intera regione. Il governo del Qatar ha definito l’attacco israeliano “irresponsabile”, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno denunciato una minaccia alla sicurezza energetica globale. Nel frattempo, l’Iraq ha annunciato lo stop alle importazioni di gas iraniano, con effetti immediati sulla rete elettrica nazionale. Le centrali del Paese dipendono infatti in larga parte da queste forniture. Tra gli obiettivi indicati da Teheran compaiono anche infrastrutture negli Emirati, in Arabia Saudita e perfino in Israele, con il rischio concreto di un conflitto esteso alla rete energetica regionale.

Rischio shock globale

L’attacco a infrastrutture energetiche segna una svolta potenzialmente destabilizzante per l’economia mondiale. Il timore è che il conflitto si trasformi in una vera “guerra dell’energia”, con ripercussioni su prezzi, approvvigionamenti e stabilità dei mercati. Le tensioni attorno allo Stretto di Hormuz, già teatro di bombardamenti americani contro postazioni missilistiche iraniane, aumentano il rischio di blocchi alle rotte petrolifere. In serata, nuovi allarmi sono scattati a Dubai e Riad, segnale di una crisi che resta in piena evoluzione e che potrebbe avere effetti ben oltre i confini regionali.