Nuova escalation nella guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele, con lo Stretto di Hormuz sempre più al centro dello scontro internazionale. Nelle ultime ore Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone hanno annunciato la disponibilità a contribuire a un piano per garantire la sicurezza della navigazione commerciale nell’area. Si tratta di un passaggio strategico per l’economia globale, da cui transita una quota rilevante del petrolio mondiale, oggi fortemente ridotta a causa degli attacchi e delle tensioni militari.
La minaccia di Teheran
Dura la reazione di Teheran, che ha avvertito i Paesi coinvolti nel piano: chiunque collabori con gli Stati Uniti per riaprire lo stretto sarà considerato «complice dell’aggressione». Una presa di posizione che alza ulteriormente il livello dello scontro diplomatico e militare. Nelle stesse ore, l’Iran ha intensificato le operazioni nella regione, colpendo infrastrutture energetiche tra Arabia Saudita e Kuwait, in risposta ai raid contro i propri impianti.
Trump valuta l’invio di truppe
Sul fronte americano, il presidente Donald Trump starebbe valutando l’invio di migliaia di soldati nell’area, con l’ipotesi di operazioni dirette anche in territorio iraniano. L’opzione dei cosiddetti “boots on the ground” segnerebbe un salto di qualità nel conflitto, finora caratterizzato da attacchi aerei, navali e operazioni indirette. Secondo indiscrezioni, il Pentagono starebbe anche preparando nuove richieste di finanziamento per sostenere la guerra.
Energia e rischio globale
La crisi sta già avendo effetti immediati sui mercati energetici, con il prezzo del petrolio in forte crescita e timori per la stabilità economica internazionale. Le Nazioni Unite, attraverso il segretario generale Antonio Guterres, hanno lanciato un appello a fermare l’escalation, chiedendo agli Usa e a Israele di interrompere le operazioni militari e all’Iran di riaprire lo stretto. Il rischio, secondo gli osservatori, è che il conflitto si allarghi ulteriormente coinvolgendo altri Paesi e compromettendo uno dei nodi più sensibili del commercio globale.
