Dietro uno dei profili più seguiti dell’universo Maga non c’era nessuna persona reale. Jessica Foster, la presunta soldatessa americana diventata virale su Instagram con oltre un milione di follower, non è mai esistita. A rivelarlo è stata un’inchiesta del Washington Post, che ha ricostruito l’origine artificiale dell’account poi rimosso dalla piattaforma. Il caso rappresenta uno degli esempi più evidenti di come l’intelligenza artificiale stia trasformando la comunicazione politica e la costruzione del consenso online.
Un’identità perfetta (ma costruita)
Bionda, sorridente, patriottica, sempre accanto ai simboli degli Stati Uniti e al presidente Donald Trump. Il profilo raccontava una vita da sogno tra missioni militari, eventi internazionali e momenti quotidiani in divisa. Le immagini la ritraevano in contesti altamente simbolici: su navi da guerra, a conferenze internazionali, perfino accanto a leader globali come Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky. Una narrazione costruita per intercettare l’immaginario del pubblico conservatore americano. Ma proprio questi contenuti, apparentemente perfetti, hanno acceso i primi sospetti. Errori nei dettagli, incongruenze nelle divise militari e scenari improbabili hanno portato gli investigatori a ipotizzare un’elaborazione artificiale.
I segnali del falso
Secondo quanto emerso, non esistono registrazioni anagrafiche, documenti ufficiali o tracce nei registri militari riconducibili a Jessica Foster. Le immagini, pur estremamente realistiche, presentavano anomalie tipiche dei contenuti generati con l’intelligenza artificiale. Anche il linguaggio utilizzato nei post mostrava imperfezioni, come errori ortografici e denominazioni inesatte di organizzazioni internazionali. Elementi che, sommati, hanno contribuito a smascherare il profilo. Un ulteriore indizio è arrivato dalla piattaforma OnlyFans, dove l’account era presente ma non aveva completato la procedura di verifica dell’identità, obbligatoria per i creator.
Propaganda e algoritmi
Il successo del profilo non è stato casuale. Il mix di estetica accattivante, messaggi patriottici e contenuti emotivi ha generato un forte coinvolgimento, con migliaia di commenti entusiasti da parte di sostenitori delle politiche di Trump. Secondo gli analisti, si tratta di una strategia sempre più diffusa: utilizzare personaggi fittizi, costruiti con l’IA, per veicolare messaggi politici in modo più efficace e meno riconoscibile. Fenomeni simili stanno emergendo anche su altre piattaforme come TikTok e X, con profili di presunte soldatesse, poliziotte o lavoratrici che in realtà non esistono.
Un fenomeno globale
Il caso non riguarda solo gli Stati Uniti. Secondo quanto riportato anche da media internazionali, negli ultimi giorni sarebbero comparsi profili simili legati ad altri contesti geopolitici, come presunte soldatesse iraniane, nonostante nel Paese alle donne non sia consentito il servizio militare. La vicenda di Jessica Foster dimostra come la linea tra realtà e finzione sia sempre più sottile nell’ecosistema digitale. E pone nuove domande sulla capacità delle piattaforme e degli utenti di riconoscere contenuti manipolati.
