Un nuovo attacco contro una struttura sanitaria aggrava il bilancio già drammatico della guerra in Sudan. Nel Darfur orientale, un raid ha colpito l’ospedale universitario di al-Daein causando almeno 64 morti, tra cui 13 bambini, e 89 feriti.
L’ospedale distrutto
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’attacco ha colpito reparti cruciali della struttura, tra cui pediatria, maternità e pronto soccorso, rendendo l’ospedale inutilizzabile e interrompendo i servizi sanitari essenziali nella città. La struttura si trova ad al-Daein, capitale dello stato del Darfur orientale, un’area sotto il controllo delle Forze di Supporto Rapido (Rsf), una delle due principali fazioni coinvolte nel conflitto.
Accuse e responsabilità
Il gruppo per i diritti umani Emergency Lawyers ha attribuito l’attacco all’esercito sudanese, parlando di un raid condotto con droni. Le responsabilità restano però oggetto di verifiche indipendenti in un contesto dove le accuse tra le parti sono frequenti. L’episodio si inserisce in una lunga serie di attacchi contro strutture sanitarie, diventate uno degli obiettivi più vulnerabili del conflitto.
Una guerra contro i civili
Dall’inizio della guerra, nell’aprile 2023, l’Oms ha documentato oltre 200 attacchi contro ospedali e centri sanitari, con più di 2.000 morti. Solo nel 2026 si contano già 12 episodi simili, con 178 vittime e centinaia di feriti. Il conflitto tra l’esercito regolare e le Rsf ha provocato finora circa 150 mila morti e oltre 12 milioni di sfollati, mentre più di 33 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria.
Emergenza umanitaria senza precedenti
Il Sudan è oggi uno dei teatri più gravi al mondo per crisi umanitaria. La distruzione delle infrastrutture sanitarie rende sempre più difficile l’accesso alle cure, mentre fame e malattie si diffondono tra la popolazione civile.
Le organizzazioni internazionali continuano a chiedere un cessate il fuoco e corridoi umanitari, ma sul terreno i combattimenti proseguono senza sosta.
