Raid e vittime, il conflitto non si ferma. Non si arrestano i combattimenti tra Iran e Israele, mentre gli Stati Uniti cercano di riaprire un canale diplomatico. Nelle ultime ore, missili iraniani hanno colpito il centro di Tel Aviv, provocando danni a edifici e veicoli. Secondo la polizia israeliana, uno degli ordigni conteneva circa 100 chilogrammi di esplosivo. In Libano, un attacco israeliano nella zona di Bchamoun, a sud-est di Beirut, ha causato nuove vittime, tra cui anche una bambina di tre anni. Raid sono stati segnalati anche nel sud del Paese, in un’escalation che coinvolge sempre più attori regionali. Il bilancio complessivo del conflitto è in costante aumento: oltre 1.500 morti in Iran, più di 1.000 in Libano, almeno 15 in Israele e 13 tra i militari statunitensi, oltre a numerosi civili nell’area del Golfo.
Diplomazia in movimento, ma senza certezze
Sul fronte politico, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha parlato di colloqui “produttivi” con Teheran, alimentando speranze di una possibile de-escalation. Washington ha inoltre concesso altri cinque giorni prima di eventuali attacchi contro infrastrutture energetiche iraniane, per lasciare spazio ai negoziati. Tuttavia, le autorità iraniane negano l’esistenza di trattative dirette, sostenendo che gli Stati Uniti abbiano fatto un passo indietro dopo “fermi avvertimenti” da parte di Teheran. Un ruolo centrale nella mediazione è svolto dall’Oman, con il ministro degli Esteri Badr al-Busaidi impegnato in una intensa attività diplomatica con numerosi Paesi, tra cui Arabia Saudita, Egitto e Francia, nel tentativo di contenere il conflitto.
Mercati e tensioni globali
Le tensioni hanno avuto ripercussioni immediate anche sui mercati internazionali. Dopo forti oscillazioni, si è registrato un temporaneo sollievo con il calo dei prezzi del petrolio, legato alle dichiarazioni di apertura di Washington. Resta però alta l’incertezza, soprattutto per il possibile impatto sullo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico energetico globale. Paesi asiatici, fortemente dipendenti dalle forniture, stanno già adottando contromisure per affrontare eventuali interruzioni. Nel frattempo, continuano gli sforzi diplomatici anche da parte dell’Egitto, che insieme agli Stati Uniti tenta di rilanciare il negoziato come unica via per evitare un allargamento del conflitto.
